Zagrebelski: Lorenza Carlassare, la Costituzione sopra tutto

Sabato 21 agosto la notizia della morte di Lorenza Carlassare, prima donna in Italia a ricoprire la cattedra di diritto costituzionale, ha commosso gran parte degli italiani che hanno avuto occasione di apprezzarne l ‘impegno severo e appassionato contro i diversi tentativi compiuti in questi anni di stravolgere la nostra Carta fondamentale. Più recentemente aveva criticato la decisione di rieleggere Mattarella alla Presidenza della Repubblica con una frase tagliente: “In democrazia c’è sempre un’alternativa”. Libertà e Giustizia “ , che l’ha avuta tra i suoi esponenti più autorevoli, la ricorda con una serie di articoli apparsi sulla stampa nazionale, tra i quali quest intervista per “Micromega” al presidente onorario dell’associazione Gustavo Zagrebelsky (nandocan).

di Ingrid Colanicchia, 24 agosto 2022

Come tratteggerebbe la figura della sua collega, la costituzionalista Lorenza Carlassare, scomparsa pochi giorni fa?
Chi l’ha conosciuta manterrà il ricordo di una persona molto disponibile, vivace, fresca, fino all’ultimo. Piccola fisicamente ma molto incisiva nella sua presenza. Elegante: non l’ho mai sentita, non dico pronunciare una parolaccia, ma neppure perdere la calma. Mai che parlasse male di qualcuno. Era nel suo abito morale, etico una persona estremamente serena e tranquilla ma al tempo stesso inflessibile nelle idee che sosteneva. E questo dal punto di vista della sua esistenza come persona prima ancora che come studiosa. Lorenza ha dedicato la sua vita allo studio, alla diffusione della conoscenza e alla difesa della Costituzione. In questo senso si può dire che è stata organo della Costituzione.

Ricorda la prima volta che l’ha incontrata?
Perfettamente. Sarà stato a metà degli anni Settanta, in occasione di un convegno di costituzionalisti a Pescara. I convegni, di solito, non servono a niente dal punto di vista scientifico. Condivido l’incipit di quella bella poesia di Konstantinos Kavafis che recita così: “Se non puoi la vita che desideri, almeno non disperderla in stupidi convegni”.
Ecco, ho incontrato Lorenza in un convegno, che per me non è stato stupido proprio perché l’ho conosciuta. Io all’epoca avevo appena vinto il concorso da ordinario, lei no. Perché pur essendo più grande di me e più meritevole di me e di tanti altri scontava il suo essere donna, in un ambiente allora integralmente maschile e dove regnava una certa prevenzione nei confronti non voglio dire delle donne in generale ma senz’altro delle donne giuriste. Non le si considerava adatte a questa materia.

Ricordiamo che l’esclusione delle donne dalla magistratura è stata in vigore fino al 1963! E l’esclusione dall’avvocatura fino ai primi decenni del secolo scorso. Con motivazioni che oggi fanno ridere, fanno orrore. Persino all’Assemblea costituente era stato esplicitamente proposto il divieto per le donne di accedere alla magistratura. Si diceva che le donne sono futili, cambiano idea, hanno una struttura biologica che le rende instabili. Poi vi era stato opposto un progetto a firma di Calamandrei e questa esclusione cadde. Ma ci volle del tempo per far sì che fossero effettivamente ammesse. E pensare che la giustizia è sempre rappresentata in veste femminile. La giustizia è donna, ma le donne per favore non disturbino nella sua amministrazione. Che ipocrisia è?

Durante quel primo incontro ricordo di averle detto che mi sentivo a disagio nei suoi confronti perché io avevo vinto il concorso e lei era ancora lì ad aspettare. Perché era ovvia l’ingiustizia implicita nel fatto che io avessi raggiunto il mio obiettivo ben prima di lei ed essendo più giovane di lei. Avrà certamente sofferto delle difficoltà incontrate ma non si è mai lamentata. Non ha mai recriminato. Così come, pur essendo stata la prima donna in Italia a ricoprire la cattedra di diritto costituzionale, non ricordo di averla mai sentita riferirsi a questa sua esperienza pionieristica in qualche modo vantandosene. Mai. Talora ricordava le difficoltà incontrate ma non per vantarsi dei traguardi raggiunti bensì per deplorare l’ambiente dei giuristi quale era al tempo in cui lei si era affacciata agli studi di diritto costituzionale. Pur non rifuggendo dalla descrizione di quell’ambiente, non si è mai intestata il merito di aver aperto una strada.

Ci sono altri episodi di discriminazione che ricorda?
Certo. Quando si sposò in prime nozze con il filosofo del diritto Luigi Caiani, prematuramente scomparso, le fu revocato quello che oggi chiameremmo incarico di ricercatrice (all’epoca avevamo altre figure, altre parole) sulla base dell’idea che una donna sposata non può dedicarsi alla ricerca, che se una donna ha famiglia, come si usa dire, non può dedicarsi allo studio e alla ricerca. L’idea era che essere moglie è incompatibile con l’essere una studiosa…

Secondo lei può dipendere dal suo essere donna il fatto che nonostante i suoi meriti la politica non ha mai voluto nominarla giudice della Corte costituzionale?
Nel campo dei costituzionalisti, quando si avvicina il momento di nominare o eleggere nuovi giudici in sostituzione di quelli in scadenza, i nomi che circolano sono pochi. Prossima alla pensione dopo aver insegnato a Ferrara e a Padova, era quasi scontato che Lorenza sarebbe stata eletta dal parlamento. Non ricordo esattamente di che periodo parliamo, penso che presidente fosse Cossiga. Comunque, tutti davano per scontato che il parlamento l’avrebbe eletta giudice della Consulta. E anche lei lo pensava, per quanto si possa essere schivi e innamorati della propria professione, come era Lorenza. Era infatti amatissima, una incantatrice, perché aveva una prosa diretta, niente barocchismi e soprattutto perché chi la ascoltava capiva al volo che credeva in ciò che diceva. Era amata e amava stare con gli studenti, che è la pre-condizione per fare bene questo lavoro.

Avvicinandosi il giorno dell’elezione e dando tutti per certo che sarebbe stata eletta, raccontava di aver tenuto quella che pensava sarebbe stata la sua ultima lezione, in sostanza prendendo congedo dall’università e dai suoi studenti. E, pur essendo lei totalmente auto-controllata, raccontò che alla fine non era riuscita a trattenere le lacrime. Le cose poi andarono diversamente perché, all’ultimo, qualcuno (non so chi, né lei ha mai detto niente in proposito) diffuse l’idea che fosse “inaffidabile”. Ma perché, mi domando, per diventare giudici bisogna essere affidabili? Affidabili presso chi? Presso coloro che ti nominano? Questo le costò l’elezione. Ma l’essere stata definita inaffidabile mi pare uno dei maggiori complimenti che le si sarebbe potuto rivolgere.

Secondo lei come si può leggere il fatto che nessun presidente della Repubblica l’abbia poi nominata per questo incarico?
Non posso fare ipotesi. Che fosse inaffidabile era fuori discussione. Lo era davvero. Ma cosa significa inaffidabile? Lei aveva sopra tutto la Costituzione. Sopra le convenienze politiche, sopra le influenze che non avrebbe potuto subire. Naturalmente ciò, nella vita politica quotidiana, la rendeva inaffidabile. E anche qui c’è un aspetto paradossale. Non era inaffidabile perché la si ritenesse capace di sbandamenti. Era, invece, totalmente affidabile, ma non nell’ambito delle vicende politiche bensì rispetto alla Costituzione che era la sua stella fissa.

È stata incarnazione perfetta di quel tipo di studioso del diritto che spesso è il costituzionalista. Se uno fa il tributarista non ha bisogno di credere nella giustizia del diritto tributario: questo può essere gestito in maniera esclusivamente tecnica, senza una adesione morale ai princìpi e alle regole che lo formano. Per la Costituzione è diverso perché essa è ricca di norme di principio e di valore. Quindi io credo che molti di coloro che si sono dedicati allo studio della Costituzione l’hanno fatto anche per una adesione etica a quello che la Costituzione proclama. Lorenza ne è esempio fulgido. Per la difesa della Costituzione si è sempre spesa senza risparmio.

Da questo punto di vista la sua scomparsa è una perdita non solo per il mondo giuridico in senso stretto ma per il mondo politico-intellettuale nel suo complesso.
È una perdita per tutti. Perché è stata un richiamo al rigore nella trattazione delle questioni costituzionali, quindi delle questioni che riguardano la vita di tutti. È stata accusata di essere rigida da chi in qualche modo si sentiva in difficoltà di fronte a una personalità come la sua. Il che fa il paio con il discorso sull’inaffidabilità. È stata accusata di non avere senso politico. Ora, certo è che la Costituzione è il testo giuridico più politico che ci sia. Ma proprio per questo la Costituzione e coloro che se ne occupano devono essere – anche qui un altro paradosso – impolitici. Non devono cioè mescolare lo studio della Costituzione con le vicende della politica di ogni giorno.

Non a caso, non ho mai saputo che opinioni politiche Lorenza avesse dal punto di vista, per esempio, elettorale. Viveva questa distinzione di piani: la Costituzione è quella cosa politicissima ma che sta sopra; sotto c’è la vita politica, che è un’altra cosa. Sopra c’è una cornice che deve essere mantenuta ferma, non contaminata dalle vicende che stanno sotto. Lorenza Carlassare pensava e operava su quel piano superiore. Potremmo dire che la rigidità della nostra Costituzione, che non si può modificare per un impulso politico qualunque, si rispecchiava nella rigidità del suo pensiero e della sua azione. Potremmo dire che la sua personalità era stata plasmata a immagine di quella materia che ha studiato, spiegato e difeso nel corso della sua lunga vita di professoressa.

Micromega.it, 24 agosto 2022


  • Reader’s – 24/25 settembre 2022. Rassegna web
    siamo giunti al venerdì della chiusura della campagna elettorale. Non possiamo che raccomandare di andare alle urne ed esprimere il voto, Nell’attuale situazione la rinunzia alla scelta, anche se fosse per esprimere una protesta, sarebbe inefficace e influirebbe negativamente rispetto ai mali che si vorrebbero evitare. Vi segnaliamo la possibilità di far registrare al seggio un reclamo contro l’iniqua legge elettorale esistente (il “rosatellum”) secondo quanto suggerito da “Critica liberale” e altre personalità, e si può trovare al seguente link:
  • Reader’s – 23 settembre 2022. Rassegna web
    Il salto di scala militare è immediatamente salto di scala politico e geopolitico. E si spera che il terrore per il famigerato bottone nucleare faccia finalmente il miracolo di mettere in testa a una classe priva di senso della storia che la guerra in Ucraina non è una guerra regionale in cui basta schierarsi dalla parte dei valori democratici perché il cattivo perda e tutto torni al posto suo: è una guerra destituente e costituente dell’ordine mondiale, dopo la quale, e comunque vada a finire, al posto suo non tornerà niente. Questione epocale, sulla quale non una sola parola è stato possibile ascoltare nella ridondanza mediatica e comunicativa della campagna elettorale italiana. Dove la guerra ha giocato un ruolo sorprendentemente bifronte.
  • Reader’s 22 settembre 2022. Rassegna web
    Siamo in molti a notare come in questa breve campagna elettorale si sia parlato ben poco della guerra in Ucraina e del ruolo che potrebbero avere Italia ed Unione europea nel tentativo di giungere ad una soluzione del conflitto nel più breve tempo possibile. È vero che da sinistra si continua a invitare l’Europa a prendere l’iniziativa, magari affidandosi all’esperienza dell’ex cancelliera Merkel come propone qualcuno, ma senza crederci troppo, nella consapevolezza che chi, con l’invio delle armi, è co-belligerante di fatto non possa accreditarsi anche per il ruolo di mediatore. D’altronde, l’auspicata autonomia dell’ Unione Europea dalla Nato mi pare piuttosto teorica, quella dell’Italia dagli Stati Uniti ancora di piú.
  • Reader’s 21 settembre 2022 rassegna web
    I capelli delle donne vanno coperti perché sono belli e inducono gli uomini in tentazione. E si sa, un uomo eccitato perde lucidità e non si calma se non dopo un amplesso. Per evitare questo ”disordine”, il dio mussulmano (ma non solo) impone alle donne di coprirsi i capelli con un velo. Le donne più coraggiose – come Masha Amini – si ribellano e per questo vengono picchiate e uccise dalla Polizia Morale iraniana.
  • Reader’s – 17/18 settembre 2022. Rassegna web
    Alternanza sì ma nel rispetto della democrazia (e per favore non sparate sulla Costituzione) Il dibattito elettorale diviene ogni giorno più acceso in vista del voto del 25 settembre, è rimasta però una sorta di autolimitazione che vieta di invocare l’antifascismo come dimensione di senso che dovrebbe orientare le scelte di voto del popolo italiano. […]
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