Reader’s – 8 maggio 2022 (rassegna web)

A Paolo Rumiz “che celebra la vita” in uno scritto apparso su la Repubblica, Antonio Cipriani dedica oggi il suo commento domenicale su Remocontro . Un testo, quello di Rumiz, “bello e profondo, non prende parte, non dispensa certezze assolute, non indossa alcun elmetto, non festeggia il clangore bellico che tanto piace ai media, ma celebra la vita.“Se non ci vergogniamo della nostra ipocrisia”, precisa l’autore di “Polemos”.

Il giornalista scrittore triestino “ celebra la vita che è l’unica cosa che possediamo; la vita con le sue sfumature, la sua bellezza, il suo dolore. L’insieme dei valori etici che tengono insieme la coscienza, la memoria, la paura, l’equità, la misura, il rispetto per noi stessi; il desiderio di dare un futuro ai nostri figli, di non dimenticare quello che hanno fatto i nostri padri per farci arrivare a questo punto esatto della storia.

“Celebra la vita con i suoi dolori, con le incertezze che la innervano, con quel senso di rispetto che dobbiamo alle parole che pronunciamo, alle azioni che facciamo, alle scelte che compiamo; quando prendiamo le parti degli indifesi, quando arrossiamo di fronte alla povertà cruda, quando teniamo conto del fatto che viviamo in un sistema sociale in cui l’ingiustizia, corroborata da arroganza e oligarchia del sistema democratico, regna senza opposizioni culturali e questo ci fa soffrire e non poco.

Tra i dubbi di Cipriani e di Rumiz “quali sono i valori che animano il nostro essere uomini e donne in una società civile? Chi li determina? Quali i condizionamenti che ci spingono come gregge a posizionarci da una parte o dall’altra in un’arena mediatica e politica.

Di fronte a una scelta binaria su questioni che non ci appartengono, che rappresentano declinazioni di valori che non consideriamo tali. Come restare umani in un mondo in cui il disumano, corredato dall’ipocrisia, determina meccanismi pazzeschi che ci stanno conducendo al massacro?”

Quanta follia dentro i messaggi del marketing bellico.

Un contributo, quello di Rumiz, “per continuare a riflettere e a farci riflettere. Per aver parlato della vergogna che discende dal comprendere quanta follia ci sia dentro i messaggi del marketing bellico. Forse senza l’elmetto stretto in testa e senza la catena di comando militare che intasa l’informazione potrebbe esserci un modo per riproporre in primo piano la vita. Per pensare che anche in guerra si può scegliere di stare dalla parte di chi cura.

“Senza ipocrisia. Senza decidere in base a colore della pelle, provenienza geografica, interessi militari, geopolitici, dei mercati o di altre sciocchezze che come esseri umani non esistono. Dalla parte di chi soffre, di chi muore, degli sfruttati di tutto il mondo. Senza se e senza ma. Con cura, senza ipocrisia. Per vivere, per restare umani”.

….segue il testo di Rumiz.

“Per una sera, smetto di ascoltare l’onnipresente Zelensky e mi concentro sulle tv russe e statunitensi. E lì arriva la sorpresa. Lo spettacolo di una dittatura e di una democrazia egualmente chiuse in una bolla fuori dalla realtà…. Pur nelle abissali differenze, sorprendono le somiglianze. Entrambi gli antagonisti guardano alla guerra come a un videogioco e alla terza guerra mondiale come a una cosa lontana. Né l’uno né l’altro sembrano ricordare che fra le due potenze esiste una cosa chiamata Europa, intesa al massimo come una protuberanza dell’America. Forse non se ne sono mai accorti: e li capisco. Come accorgersi di una terra che non ha una sua politica estera né un suo esercito, e resta inchiodata al palo, in bilico tra le strategie di Washington e i rifornimenti di gas dal Cremlino?

Ho avvertito il rischio che l’Europa sparisse davvero, in preda a un ebete sonnambulismo come nel 1914, quando si gettò nel baratro. Una percezione fisica. Come se dovessi prendere improvvisamente atto della fine di un’idea. L’America ha due oceani per tutelare la sua sicurezza. Noi no. Abbiamo a disposizione solo un’intercapedine di spazi neutrali, e proprio di quegli spazi ci priviamo, con la Nato che ora va a “proteggere” anche Svezia e Finlandia…

Esisti ancora, Europa? Non ti trovo più. Ti leggo come un corpo inerte, spezzato e subalterno. Un’alleanza incapace di pensare in grande, ossessionata dalla sicurezza, crocefissa da reticolati, dimentica delle guerre che hanno lacerato la tua carne. Quasi nessuno scatta in piedi al suono del tuo inno. Generi sbadigli. Sei una rovina nel vento, come un anfiteatro romano o una sinagoga vuota.

Comunque vada a finire, l’Unione uscirà a pezzi

Comunque vada a finire, l’Unione stellata uscirà a pezzi, stretta da una durissima recessione, ridotta a pura essenza strategica, con gli ultimi entrati nella Ue – gli ex comunisti del Patto di Varsavia – autorizzati a imporci una linea bellicista, non “per” l’Ucraina, ma “contro” la Russia. La fine di un mondo, quello in cui abbiamo creduto…

Ma il vero pericolo non arriva dall’esterno. Viene da noi, da una balcanizzazione in cui ciascun paese europeo sta già consumando la sua Brexit, il suo personale divorzio da Te. L’Ue spende già ora il quadruplo della Russia in armamenti, ma è un nano strategico. Non ha un suo esercito e una sua politica estera. Avere un’armata con bandiera blu stellata non sarebbe una spesa, ma un risparmio.

Noi, invece, abbiamo scelto di spendere ancora, e in ordine sparso. Risultato? Mendichiamo senza vergogna l’aiuto di paesi antidemocratici per trovare spiragli di via d’uscita. Invece di fare un salto in avanti, ci lasciamo dettare la linea da chi un anno fa ha scelto di smobilitare dall’Afghanistan senza nemmeno la cortesia di preavvertirci.

Su quale principio universale si gioca l’accoglienza dei profughi ucraini ?

Siamo sicuri di mandare armi all’Ucraina per amore della sua indipendenza, se fino a ieri le abbiamo vendute alla Russia? Su quale principio universale si gioca l’accoglienza dei profughi ucraini, se milioni di altri rifugiati sono violentemente respinti o lasciati marcire nei gulag greci e turchi?

Mentre scrivo, conclude lo scrittore triestino, la “Ocean Viking” con 295 naufraghi a bordo, aspetta da undici giorni l’autorizzazione allo sbarco, in piena emergenza sanitaria, col ponte intasato di corpi e di vomito. Intanto, sul mio confine, i profughi ucraini passano liberamente, senza obbligo della quarantena da Covid, che invece è richiesta agli africani anche se negativi al test.

Non ci vergogniamo di una così lampante disparità di trattamento? E non ci viene da immaginare quali tensioni sociali potrà innescare la presenza dei migranti ucraini che noi facciamo sentire di Serie A e che domani potrebbero anche passare di moda?”


«Cosa vogliono gli Stati Uniti in Ucraina?»

La domanda chiave campeggia sulla copertina di “Internazionale” dove gli occhiali di Biden cercano di proteggerlo da qualche abbaglio di Putin. Premessa affermativa, «Negli ultimi giorni il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e i suoi alleati della Nato hanno cambiato tattica: sono passati dagli aiuti all’Ucraina contro l’aggressione russa a una manovra per indebolire il potere e l’influenza di Mosca”.

Addio soluzione diplomatica?

Il cambio di strategia di Washington per indebolire la Russia potrebbe spingere Putin non solo ad estendere la guerra, ma far saltare completamente a possibilità di una soluzione diplomatica. Ed ecco –scrive Internazionale- il motivo per cui il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, ha accusato Washington e l’occidente di portare avanti una guerra “per procura” contro la Russia, rischiando un conflitto mondiale che potrebbe essere nucleare.

«Agli occhi del Cremlino l’occidente è pronto a conquistare la Russia. Prima era un obiettivo nascosto, ora è dichiarato», sottolinea Sean Monaghan, esperto di questioni europee. Per George Beebe, ex capo degli analisti della Cia che si occupano di Russia, la Casa Bianca sembra dimenticare che «il primo interesse nazionale degli Stati Uniti è evitare una guerra nucleare con la Russia».

L’esercito cinese e la guerra in Ucraina

Come già per la guerra in Iraq e in Afghanistan, anche la guerra in Ucraina viene osservata con grande attenzione dall’esercito cinese, segnala Simone Pieranni sul Manifesto. «Pur osservando da tempo quanto bolle in pentola negli Usa, Pechino ha di sicuro una stretta connessione con l’esercito russo, concretizzata in esercitazioni e grande studio di tecniche e strategie».

I quattro errori russi secondo i cinesi

«L’esercito russo ha chiaramente sottovalutato il “nemico” mentre apparentemente ha sopravvalutato le proprie capacità». Poi all’inizio delle ostilità, «è probabile che le operazioni di Mosca abbiano violato il principio del coordinamento unificato». Detto in altra maniera, la Russia starebbe combattendo con metodi che la Cina e altri eserciti, da anni, si stanno preparando a non utilizzare più.
Perché Pechino si sta preparando ormai a quanto richiede la guerra oggi, ovvero una «unità di sforzi e integrazione tra i servizi su terra, mare, aria e nella cyber warfare, il tutto sotto una struttura di comando e controllo unificata».

DefenseOne

Su DefenseOne si legge che «Tra le molte questioni che hanno contribuito ai guai fisici sul campo di battaglia della Russia in Ucraina, una delle più importanti è stata la mancanza di efficaci operazioni armate congiunte o combinate, ampiamente considerate essenziali per qualsiasi forza di combattimento moderna efficace. Lo scarso livello di coordinamento della Russia tra i suoi vari servizi e filiali può solo essere generosamente descritto come incompetente».

Sempre Pieranni citando DefenseOne: «I coscritti russi non sono solo scarsamente addestrati, ma soffrono anche di morale basso. Molti non sapevano che cosa andassero a fare in Ucraina, o addirittura molti non sapevano neanche di doverci andare. Al contrario, la Cina pone una forte enfasi sull’educazione politica del personale e i coscritti cinesi sono stati educati fin dalla tenera età a credere nella necessità di “liberare” Taiwan».


L’altra “guerra”, quella quotidiana contro la criminalità mafiosa e comune

di Piero Innocenti su “Libera informazione”

C’è anche un’altra guerra che si combatte oltre a quella in Ucraina causata dalla aggressione della Russia ed è quella che prosegue nel nostro paese, da anni, contro la criminalità italiana e straniera, mafiosa e comune.

Uno scontro che negli ultimi tempi ha assunto aspetti preoccupanti per talune modalità criminali e per la frequenza con cui tali fatti si verificano. Fatti gravissimi che spesso restano confinati in un ambito informativo ristretto, sui quotidiani locali e non creano, quindi, allarme diffuso e generalizzato nel contesto sociale nazionale già provato dalla persistente e sempre grave situazione sanitaria collegata ai contagi da Covid 19 e dalle drammatiche immagini in diretta, quotidiane, del conflitto in Ucraina.

Sono i tanti episodi di delinquenza che si verificano in molte zone del paese ai quali le ridotte forze di polizia cercano con grande impegno di dare risposte appropriate che offrono un panorama criminale pessimo, penoso.

A cominciare da uno degli ultimissimi episodi di violenza, tra due giovanissimi, a Napoli, dove al termine di un litigio tra ragazzini, in un campetto di un parco pubblico, uno dei due ha conficcato una chiave di accensione dello scooter nel cranio dell’altro che è stato ricoverato in ospedale in prognosi riservata. Non ho ricordi di una brutalità del genere.

Ad Acerra (Napoli), in pieno centro cittadino si affrontano a pistolettate due ventenni già noti alle forze dell’ordine per piccoli precedenti ed entrambi restano uccisi. Sull’autostrada A14, nel tratto compreso tra Bitonto e Molfetta, l’assalto ad un portavalori ad opera di un commando di almeno sette rapinatori che incendiano tre autovetture e due Tir per bloccare il veicolo e coprirsi la fuga ma che non riescono ad aprire il blindato dopo averlo speronato (diversi gli episodi analoghi accaduti sempre sulla A14 negli ultimi anni, riconducibili, spesso, alla criminalità foggiana).

E ancora, bambini di 11 anni messi in strada a Torino, a spacciare come accertato dai carabinieri che nelle tasche dei baby pusher hanno trovato ben 1.500 euro frutto dell’attività di spaccio; e per finire, un trentunenne originario dell’Honduras viene accoltellato in piazza a Varese, sembra per vicende collegate alla droga.

“Silenziose” ormai da tempo le mafie italiane con strategie più collegate alla capacità di operare in forma imprenditoriale per rapportarsi sia con la Pubblica Amministrazione, sia con i privati “per acquisire nel primo caso appalti e commesse pubbliche, nel secondo per rafforzare la propria presenza in determinati settori economici scardinando o rilevando imprese concorrenti o in difficoltà finanziaria” (relazione DIA, 2020).

Diverse le battaglie vinte dalle forze di polizia e dalla magistratura negli anni (la politica è distratta da tempo) e, tuttavia, la guerra non è mai terminata ne, ritengo finirà, tanto più che nel panorama criminale nazionale si sono inserite diverse organizzazioni criminali straniere che rappresentano ormai una componente rilevante e in continua ascesa. Basti pensare ai numerosi pronunciamenti giudiziari che hanno riconosciuto alle strutture cinesi, ai cults nigeriani e ad una compagine di matrice romena, le connotazioni tipiche dell’organizzazione e dell’agire mafioso.

Per vincere la guerra contro le mafie bisognerebbe tranciare quella convergenza di interessi che hanno con altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica. Operazioni irrealizzabile.


Fascino della parata

“La parata militare è l’evoluzione del trionfo romano”, e dando questa motivazione, il nostro Massimo Marnetto, in evidente disaccordo con un ridimensionamento delle previsioni nelle cronache più recenti, è certo che “il 9 Maggio Putin ne darà il massimo risalto. In tutte le sfilate gli uomini devono somigliare a macchine, con un perfetto sincrono dei passi, la disposizione geometrica dei reggimenti, l’uniformità delle divise, il blocco della testa e dello sguardo. Tutto ciò che manifesta umanità, originalità, autonomia, curiosità va azzerato. La sfilata diventa così l’esaltazione del guerriero privo di pensiero, animato unicamente e plasticamente dal meccanismo dell’obbedienza”.

“Il nostro 2 Giugno – confronta con l’Italia Marnetto – sarebbe la memoria del pacifico referendum repubblicano, ma è diventato la Giornata dell’Adrenalina Nazionale. Noi non abbiamo una vittoria da festeggiare, ma ce la siamo inventata, perché la Liberazione non si prestava allo sfoggio delle Forze Armate.

“Così la nascita della Repubblica è il pretesto per tener vivo il sentimento della guerra, con la coreografia di un crescendo di uomini e donne impettiti, mezzi armati, tamburi dal ritmo cardiaco, bande musicali e la corsa a perdifiato dei Bersaglieri, fino al frastuono glorioso delle Frecce Tricolori. L’Italia ripudia la guerra, ma non il suo fascino perverso”.


  • Reader’s 1-2 ottobre 2022. Rassegna web
    Ma davvero qualcuno pensa, non solo negli Stati uniti, ma soprattutto in Europa dove più si pagano le conseguenze di questa guerra per procura, che dopo un relativo successo della controffensiva ucraina il governo russo avrebbe detto: “ci ritiriamo, scusate il disturbo, non avevamo previsto che l’invio delle armi occidentali avrebbe fatto la differenza”? Come riferisce oggi Ennio Remondino sul suo Remocontro: “Kiev rispetti la volontà popolare, cessi il fuoco e torni al tavolo del negoziato, noi siamo pronti ” ha invece dichiarato Putin al termine della cerimonia di annessione. Ma “con Putin Presidente negoziato impossibile”, ha risposto 18 ore fa Zelensky.
  • Reader’s 30 settembre 2022. Rassegna web
    L’atlantismo acritico del segretario del PD, tanto “fervente” da considerare incompatibile perfino un’accordo elettorale con i Cinquestelle, è risultato determinante per la vittoria del centro destra. Che ci sia stato non un semplice sbaglio ma un errore calcolato è la tesi sostenuta da Marco Montelisciani nell’articolo che vi propongo dall’ ultimo numero della rivista del Centro per la Riforma dello Stato. Dove si prova a spiegare anche come e perché il voto popolare per Conte “ha sconfitto la strategia del voto utile e la finzione del bipolarismo”. Per cui oggi “la sinistra è davanti all’ennesimo bivio”. 
  • Reader’s 29 settembre 2022. Rassegna web
    Ma non ha vinto il fascismo. Ha vinto il sistema che con tanto trasporto e accanimento e falso messianismo, abbiamo creato. Il sistema che si fonda e si conserva costruendo il nemico: sul piano internazionale e sul piano interno, perché non ci può essere su un piano se non c’è anche sull’altro.I social sono null’altro che delle “piazze”, che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: piazze virtuali, che si sono aggiunte da qualche anno a quelle reali, da tempo immemorabile luogo abituale di incontro e frequentazione tra persone di vario tipo e livello. Dire “io non frequento i social” o, addirittura, “io schifo i social” equivale a dire “io non scendo mai per strada e non vado mai in piazza, perché schifo le persone che le frequentano”. Come se tutte le persone che frequentano strade e piazze fossero lo stesso tipo di persone; mentre non è così./
  • Reader’s – 28 settembre 2022. Rassegna web
    Probabile sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Guerra di chi per arrivare a cosa? di Ennio Remondino Nord Stream, l’ipotesi di un attacco ai gasdotti. Secondo fonti del governo tedesco, «un incidente è altamente improbabile»: per Berlino entrambe le linee sarebbero state «attaccate». Da chi e per ottenere cosa? «All’origine dell’agguato potrebbe esserci l’Ucraina o un suo alleato. Oppure […]
  • Reader’s – 27 settembre 2022. Rassegna web
    La vittoria di Meloni vista dagli Usa: «L’Italia verso il governo più a destra dai tempi di Mussolini» (da Remocontro) Copertura da ‘prima fascia’ al voto italiano sulla stampa americana. Ora si aspetta la reazione della Casa Bianca che alla vigilia di un risultato comunque annunciato aveva scelto la prudenza. «Non crediamo che, a prescindere […]
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