Reader’s – 8 luglio 2022

“La caduta del pagliaccio”: (Clownfall) è il titolo dell’Economist sulle dimissioni obbligate di Bob Johnson dopo il voto di sfiducia dalla maggioranza del partito conservatore. “Dopo Johnson – aggiunge il titolo di Remocontro all’analisi di Piero Orteca – Regno Unito più povero e a rischio”.

“Boris Exit. Un giudizio quasi unanime nel mondo – commenta Orteca – salvo Washington e Kiev, con diversi gradi di cattiveria da perfezionare da qui al vero addio. Come un epitaffio, riuscì a mandare Londra fuori dall’Europa, i laburisti di Corbyn in pensione, i migranti in Ruanda… poi è caduto sul Party gate e lo scandalo Pincher, palpeggiatore seriale. Valutazione politica di maggior conto sul futuro prossimo degli equilibri strategici mondiali: «Era l’alleato di ferro dell’Ucraina in guerra».

Addio estorto, uscita senza stile

Il premier britannico Boris Johnson ha delirato fino all’ultimo, vagheggiando di improbabili“controffensive politiche”. Solo che i nemici che alla fine lo hanno costretto, erano già nell’altra stanza. Perché sono tutti membri del suo stesso Partito conservatore. Non vedevano l’ora di toglierselo di torno, dato che oltre a scassare mezza Inghilterra, Mr. johnson ha praticamente raso al suolo un paio di secoli di austera storia dei Tory. Politici forse un po’ bacchettoni, è vero, ma comunque con un pedigree di tutto rispetto. Per ora, Johnson ha lasciato solo la leadership del partito, ma ha anche detto che si dimetterà (in autunno) da premier. Quando sarà stato scelto il nuovo leader dei Conservatori. Insomma, resta attaccato alla poltrona col mastice, ma anche col rischio di mandare alla malora un Paese sempre più confuso.

‘Clownfall’, la caduta del pagliaccio

Intanto, il prestigioso Economist lo ha piazzato in copertina, con un titolo che è tutto un programma: “Clownfall”, cioè “La caduta del pagliaccio”. La BBC, invece, ha cercato di “capire” gli hot-spot della mazzata infertagli da una cinquantina tra ministri, sottosegretari, funzionari, “lord” e semplici “comuni”. Citati, è vero, gli scandali dei festini in pieno lockdown e la nomina di un politico chiacchierato. Oltre ad altri “inciampi”, che giudichiamo, assolutamente, di piccolo cabotaggio. Ma, le “notti dei lunghi coltelli” fratricide dei Tories, che ormai duravano da un pezzo, avevano anche una causa scatenante più grossa. Di quelle, per capirci, che ti fanno perdere le elezioni: il progressivo deterioramento degli scenari economici. E della qualità della vita.

Johnson ha “cavalcato” la Brexit, promettendo mari e monti. Balle. Tutti gli studi fatti, sullo sviluppo futuro del Regno Unito, senza l’Europa, erano in chiaro-scuro. Tendenti al nero.

La pandemia svela il virus politico

La pandemia ha scoperchiato il vaso di Pandora. Johnson l’ha affrontata con la supponenza di un predicatore calvinista. Il suo popolo (eletto?) avrebbe raggiunto presto l’immunità “di gregge”, lasciando che la natura “facesse il suo corso”. E, soprattutto, senza spendere un penny. Quando l’incapace ha visto quello che aveva combinato, ha fatto una piroetta di 180 gradi, cambiando completamente politica. Così, spendi e spandi, il “conservatore” si è trasformato in una specie di “laburista” d’occasione. Aumentando le tasse (sopra le 34 mila sterline lorde), per coprire i buchi aperti dalla sua strategia “ondulatoria”. Nel frattempo, l’alterazione dei cicli domanda-offerta, l’interruzione della catena degli approvvigionamenti, il rialzo dei costi di energia, materie prime e semilavorati hanno rinfocolato il livello dei prezzi. E ci riferiamo al settembre 2021, quando Putin non aveva ancora invaso l’Ucraina.

Dopo il covid l’inflazione

Eppure, la Banca d’Inghilterra già lanciava un grido di guerra: arriva l’inflazione. Che sarà lunga, massiccia e devastante. Risultato? Zero. Boris Johnson, evidentemente, era girato dall’altro lato. E non è un caso se, proprio in questi giorni, uno dei collaboratori più stretti, che ha scelto di abbandonarlo, è stato il Cancelliere dello Scacchiere. Cioè, in pratica, il Ministro del Tesoro, Rishi Sunak. Quando la nave affonda, beh, si sa che i primi a scappare sono… ehm, diciamo quelli che vogliono restare a galla. Sunak ha avallato tutte le scelte economiche del premier. Ma, udite udite, la situazione dei forzieri di Sua Maestà forse è così malmessa, che ieri persino Nadhin Zahawi, nuovo Cancelliere, ha chiesto a Johnson, solo ventiquattr’ore dopo la sua nomina, di dimettersi.

La verità è che, chiunque vada al potere, erediterà una sedia scottante, perché proprio ieri la Bank of England ha emesso un comunicato che sembra un “deprofundis”: o si ferma l’inflazione, a qualsiasi costo, o la nazione rischia di avvitarsi in una spirale di crisi economica dagli esiti difficilmente prevedibili.

Esempi cattivi dal resto del mondo

D’altro canto, gli esempi (cattivi) non mancano. Alla Federal Reserve Usa hanno sbagliato tutto e si sono fatti condizionare da 17 Premi Nobel. Oggi viaggiano all’8,6% d’inflazione e presto aumenteranno i tassi di altri 75 punti base. La Banca Centrale Europea si occupa di finanza a tempo molto perso. Fa politica. Pensa che non affrontare i problemi oggi, significhi che qualcuno li risolva per te domani. Sbaglia.

Boris e UK ‘Caso scuola’

Boris Johnson e il Regno Unito sono un altro caso-scuola. “Il Paese è in pericolo – scrive lapidario l’Economist – ed è più povero di quanto si immagini. Il suo deficit delle partite correnti è aumentato vertiginosamente, la sterlina è crollata e i costi degli interessi sul debito sono in aumento.

Se il prossimo governo insisterà nell’aumentare la spesa e tagliare le tasse allo stesso tempo, potrebbe generare una crisi. Il tempo in cui tutto era possibile è finito”. Più chiaro di così…


Sono un elettore di sinistra randagio,

dichiara Massimo Marnetto nella sua nota quotidiana. “Sono stato abbandonato dal PD di Renzi, quello che cercando elettori a destra ha perso quelli di sinistra. Ora voglio un partito che interpreti al meglio il mio bisogno di giustizia sociale. Ovvero quella situazione dove chi ha di più aiuta chi ha di meno. In modo che la povertà si riduca e aumenti il lavoro vero. Che dà la tranquillità per fare figli e persino per partecipare alla cosa pubblica.

“Noi randagi siamo stanchi, ma lucidi. C’è chi vorrebbe attirarci lanciandoci l’osso secco della riduzione delle tasse; chi vuole sedurci con la superiorità della razza italiana; chi tenta di conquistarci con i croccantini dei bonus o con la riduzione dei contributi per quando saremo vecchi, chiamandolo cuneo fiscale; chi vorrebbe rinchiuderci in un confortevole canile con un ”campo largo”, purché la smettessimo di abbaiare.

A tutti questi signori diciamo che non vogliamo ciotole per strada, ma una casa vera. Un partito che rappresenti chi non riesce a star bene, se gli altri stanno male”


La transizione verde in tempo di guerra diventa grigia

Nucleare e gas giudicati «sostenibili» dal parlamento europeo. Successo di Francia e Germania, «oltraggio» per Greenpeace, ricorsi legali di paesi e associazioni. Von der Leyen si giustifica: ‘pronti altri tagli del gas russo’.
Il voto contestatissimo del Parlamento europeo: otto i paesi contrari e Austria e Lussemburgo promettono di rivolgersi alla Corte di giustizia. Protesta dei socialisti: «Patto faustiano» tra Francia e Germania. Greenpeace: «È un regalo a Putin»

«Gas e nucleare come le rinnovabili»

Asse Germania-Francia con complicità nascoste. Verdi, sinistra e organizzazioni ecologiste criticano duramente il risultato del voto ieri al Parlamento europeo, che ha respinto con 328 voti contro 278 e 33 astensioni l’«obiezione» – che equivale a un veto – all’inserimento del gas e del nucleare tra le energie rinnovabili, almeno come transizione. Stracciata l’indicazione della commissione dello stesso parlamento del 14 giugno.

Rovesciato il veto, nucleare e gas diventano verdi

Rovesciato il veto, è passato il testo della Commissione che considera «durevoli» alcuni investimenti per la produzione di energia io nelle centrali nucleari che non emettono Co2 costruite fino al 2030. Accettate anche le centrali a gas, a condizione che utilizzino le tecnologie più avanzate e che permettano la chiusura di centrali a carbone, ancora più inquinanti.

Realpolitik Ue e opposizione

Ma non è ancora detto, avverte Anna Maria Merlo sul Manifesto. Contro il ‘colpo di mano’ –così è stato denunciato dal mondo ecologista-, Austria e Lussemburgo hanno l’intenzione di rivolgersi alla Corte di giustizia europea, una procedura giudiziaria a cui si aggregheranno le varie opposizioni. Il Consiglio europeo approva la linea della Commissione, ma c’è l’opposizione di otto paesi, anche se non raggiunge quella maggioranza qualificata che bloccherebbe la decisione.

Minaccia russa sul gas vera o una scusa?

La minaccia russa di chiudere il rubinetto del gas, e le preoccupazioni ecologiche passano in secondo piano. A metà luglio, Mosca ha annunciato lavori di riparazione alla pipeline Nord Stream 1, che per la Germania significa un blocco che dovrebbe durare due settimane, ma potrebbe venire prolungato sine die, usato esplicitamente come ritorsione da Putin contro le sanzioni Ue e le armi fornite all’Ucraina.

Ursula von der Leyen va alla guerra

La presidente della Commissione Ue ha sostenuto che bisogna prepararsi «ad altri tagli» da parte della Russia. La Ue ha varato sei pacchetti di sanzioni, a metà agosto entra in vigore l’embargo sul carbone russo, a fine anno quello sul petrolio. Sul gas, la Ue non ha ancora deciso nulla, ma subisce i ricatti di Mosca. Azioni e reazioni a giustificare, il sospetto di ambientalisti e non soltanto, un insperato rilancio del nucleare oltre la Francia, mentre la Germania dovrebbe chiudere le sue vecchie centrali. Dovrebbe.

‘Regalo a Putin’?

Greenpeace ha ricordato ieri che inserire il gas nella tassonomia significa fare un regalo a Putin: «sono almeno quattro miliardi di euro l’anno per Mosca, che servono a finanziare la guerra in Ucraina, 32 miliardi fino al 2030. Il rafforzamento del dollaro rispetto all’euro e l’aumento dei prezzi dell’energia contribuiscono anch’essi a riempire le casse russe». Ma per il francese Pascal Canfin, i timori degli ecologisti non sarebbero giustificati: «Gas e nucleare non sono messi sullo stesso piano delle rinnovabili e sono incluse delle condizioni precise» per il loro uso.

Francia-Germania, Faust e l’anima al diavolo

Ma per i Verdi la tassonomia è frutto di un «patto faustiano» tra Francia e Germania: la seconda, anti-nucleare, ha scambiato l’appoggio di Parigi al gas con il sostegno al nucleare francese (e dell’est europeo). «Conservando il gas e il nucleare come sostenibili – afferma il gruppo socialista – i conservatori hanno vergognosamente tradito le ambizioni della Ue sul clima». Sul voto è intervenuta anche Greta Thunberg, citando solo il caso del gas, che «ritarda la transizione realmente durevole e rafforza la dipendenza dagli idrocarburi russi».

Pacchetto clima pensando alla Marmolada

Alla Ue è in discussione tutto un «pacchetto clima», un Green Deal presentato un anno fa dalla Commissione, che va dal sistema di scambio delle quote di emissioni di Co2, alla ‘carbon tax’ alle frontiere esterne della Ue, per evitare di «importare» Co2 e le ‘delocalizzazioni opportuniste’ sui confini. C’è l’accordo per ridurre le emissioni a effetto serra, meno 55% entro il 2030, neutralità carbonio nel 2050, ma più ci si avvicina alla traduzione in pratica dell’obiettivo più emergono con forza le lobby. Anche in Italia, nucleare compreso, anche se più nascoste.

In Francia, la prima ministra Elisabeth Borne, nel discorso di presentazione al Parlamento sulla politica generale ha annunciato la nazionalizzazione di Edf, l’operatore storico dove lo stato controlla già l’83,8% del capitale: la società è in difficoltà a causa dei costi crescenti del nucleare, con circa la metà dei reattori fermi per manutenzione.

«Greenwashing», occultare l’impatto ambientale negativo

«L’Europarlamento con il voto di oggi ha ceduto alle lobby di gas e nucleare sostenendo la proposta della Commissione di classificarli come fonti energetiche sostenibili. Un duro colpo al Green Deal Europeo e a un’ambiziosa politica climatica in linea con l’obiettivo di Parigi di «contenere il riscaldamento globale entro 1,5° C, indispensabile per fronteggiare l’emergenza climatica. Una scelta politica senza alcuna base scientifica, come invece richiede il regolamento sulla Tassonomia», denuncia il presidente nazionale di Legambiente.

Le lobby del fossile

«L’esito del voto dimostra in modo drammatico la miopia e la sudditanza alle lobby del fossile di una certa politica che ancora una volta antepone il mero profitto alla salute dei cittadini e alla tutela del Pianeta».

(da Remocontro)


  • Reader’s 1-2 ottobre 2022. Rassegna web
    Ma davvero qualcuno pensa, non solo negli Stati uniti, ma soprattutto in Europa dove più si pagano le conseguenze di questa guerra per procura, che dopo un relativo successo della controffensiva ucraina il governo russo avrebbe detto: “ci ritiriamo, scusate il disturbo, non avevamo previsto che l’invio delle armi occidentali avrebbe fatto la differenza”? Come riferisce oggi Ennio Remondino sul suo Remocontro: “Kiev rispetti la volontà popolare, cessi il fuoco e torni al tavolo del negoziato, noi siamo pronti ” ha invece dichiarato Putin al termine della cerimonia di annessione. Ma “con Putin Presidente negoziato impossibile”, ha risposto 18 ore fa Zelensky.
  • Reader’s 30 settembre 2022. Rassegna web
    L’atlantismo acritico del segretario del PD, tanto “fervente” da considerare incompatibile perfino un’accordo elettorale con i Cinquestelle, è risultato determinante per la vittoria del centro destra. Che ci sia stato non un semplice sbaglio ma un errore calcolato è la tesi sostenuta da Marco Montelisciani nell’articolo che vi propongo dall’ ultimo numero della rivista del Centro per la Riforma dello Stato. Dove si prova a spiegare anche come e perché il voto popolare per Conte “ha sconfitto la strategia del voto utile e la finzione del bipolarismo”. Per cui oggi “la sinistra è davanti all’ennesimo bivio”. 
  • Reader’s 29 settembre 2022. Rassegna web
    Ma non ha vinto il fascismo. Ha vinto il sistema che con tanto trasporto e accanimento e falso messianismo, abbiamo creato. Il sistema che si fonda e si conserva costruendo il nemico: sul piano internazionale e sul piano interno, perché non ci può essere su un piano se non c’è anche sull’altro.I social sono null’altro che delle “piazze”, che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: piazze virtuali, che si sono aggiunte da qualche anno a quelle reali, da tempo immemorabile luogo abituale di incontro e frequentazione tra persone di vario tipo e livello. Dire “io non frequento i social” o, addirittura, “io schifo i social” equivale a dire “io non scendo mai per strada e non vado mai in piazza, perché schifo le persone che le frequentano”. Come se tutte le persone che frequentano strade e piazze fossero lo stesso tipo di persone; mentre non è così./
  • Reader’s – 28 settembre 2022. Rassegna web
    Probabile sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Guerra di chi per arrivare a cosa? di Ennio Remondino Nord Stream, l’ipotesi di un attacco ai gasdotti. Secondo fonti del governo tedesco, «un incidente è altamente improbabile»: per Berlino entrambe le linee sarebbero state «attaccate». Da chi e per ottenere cosa? «All’origine dell’agguato potrebbe esserci l’Ucraina o un suo alleato. Oppure […]
  • Reader’s – 27 settembre 2022. Rassegna web
    La vittoria di Meloni vista dagli Usa: «L’Italia verso il governo più a destra dai tempi di Mussolini» (da Remocontro) Copertura da ‘prima fascia’ al voto italiano sulla stampa americana. Ora si aspetta la reazione della Casa Bianca che alla vigilia di un risultato comunque annunciato aveva scelto la prudenza. «Non crediamo che, a prescindere […]
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