Reader’s – 7 gennaio 2023. Rassegna web

Altro che fermare o ridurre la crescita delle disuguaglianze! Nei programmi neo-liberisti della Destra al potere, in Italia e non solo, è previsto esattamente il contrario: la loro istituzionalizzazione attraverso quella che viene chiamata “autonomia differenziata” delle regioni. In pratica, separando ancor più di quanto avvenga attualmente i destini delle economie ricche da quelle povere e mettendo in Italia la parola fine a quel poco che resta del sogno di riscatto del meridione dalla sua secolare inferiorità. Lascio giudicare a voi quanto questa prospettiva, che insieme al presidenzialismo rappresenta la novità principale nel programma del governo Meloni, risulti coerente con un impianto costituzionale già tartassato dall’infelice riforma del Titolo Quinto operata dal centrosinistra. (nandocan)


La secessione dei ricchi

di Alfonso Gianni (editorialista del Manifesto)

Tra le prime dieci regioni in Europa per livello di valore aggiunto industriale figurano ben tre regioni italiane. Sono, in ordine di graduatoria, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia-Romagna. Non a caso le prime ad avere richiesto l’autonomia differenziata che il governo Meloni intende concedere in tempi rapidi, in base alla bozza di legge preparata dall’attivissimo ministro Calderoli.

Nella classificazione Nuts2 dell’Unione europea, la Lombardia risulterebbe la prima regione industriale, con un valore aggiunto nel 2019 di 80,4 miliardi di euro, seguita dalle regioni tedesche di Stoccarda e dell’Oberbayern, nei Lander del Baden-Wurttemberg e della Baviera. Seguono poi Dusseldorf e Colonia; il Veneto al sesto posto e l’Emilia-Romagna all’ottavo; due regioni francesi (Ile-de-France e Rodano-Alpi); nonché la Catalogna.

LA SITUAZIONE NON è molto mutata dal 2015 in poi, salvo che Veneto ed Emilia-Romagna hanno guadagnato una posizione. In sostanza il triangolo industriale italiano esiste ancora, solo che ha spostato il baricentro a est, rimanendo imperniato sulla Lombardia, ed appare meno concentrato nelle unità produttive e più diffuso sul territorio, costituendo, come nel caso dell’Emilia-Romagna, parte del sistema produttivo allargato tedesco.

Un vero alto funzionario del capitale

Leggendo questi dati, su cui gli statistici stanno ancora lavorando per i necessari completamenti e aggiornamenti, viene in mente quanto scriveva Kenichi Ohmae, che è stato senior partner della McKinsey & Company, nonché consulente molto apprezzato di governi e multinazionali. Un vero alto funzionario del capitale. In quello che probabilmente è il più noto dei suoi libri, comparso nella traduzione italiana nel 1996 con il programmatico titolo “La fine dello Stato-nazione”. L’emergere delle economie regionali. Ohmae, dopo essersi vantato con ragione di avere predetto in anticipo il crollo dell’Urss, scriveva che gli Stati-nazione erano oramai diventati «unità di business artificiose, o addirittura inammissibili, in un’economia globale».

I nuovi “Stati – regione”

AL POSTO LORO SI ERGEVANO i nuovi «Stati-regione» – di cui il Kansai attorno ad Osaka e la Catalogna erano alcuni degli esempi portati. In base a questa analisi si domandava che senso avesse «pensare all’Italia come un’entità economica coerente all’interno della Ue» quando «esistono invece un Nord industriale e un Sud rurale, che differiscono profondamente in ciò che sono in grado di dare e in ciò di cui hanno necessità». Tanto più che «non c’è un gruppo di interesse che tragga particolare vantaggio dai compromessi politici e sia quindi disposto a sostenerli con entusiasmo».

La via indicata non poteva essere dunque che la fine dell’illusione cartografica, l’abbattimento (per il capitale e i suoi agenti) dei confini diventati virtuali, la ricerca dell’unione tra regioni forti, con il corollario dell’abbandono al loro misero destino di quelle deboli. Le crisi che si sono succedute in questi anni, quella economico-finanziaria e quella pandemica, hanno provocato una frammentazione delle catene di approvvigionamento e di creazione del valore.

L’aggravarsi delle disuguaglianze

MA QUESTO NON PONE fine alla globalizzazione, anzi ne esalta gli aspetti che vedono rinforzarsi il legame tra aree geograficamente e culturalmente più vicine. Se rimaniamo al quadrante italiano, anche i recenti dati dell’Agenzia per la coesione territoriale, confermati nella sostanza da analoghe ricerche di Bankitalia, dimostrano l’aggravarsi delle diseguaglianze, che peggiorerà nel 2023.

Per fare solo qualche esempio: la spesa pubblica procapite è pari a poco meno di 19mila euro in Lombardia, viaggia sui 16mila in Veneto, mentre si ferma a poco più di 14mila in Sicilia, in Calabria a 15mila, in Campania a 13.700 euro. Ben si comprende la reazione di 51 sindaci del Sud, di diverso schieramento politico, che si sono appellati al capo dello Stato per fermare il progetto Calderoli.

LA «SECESSIONE DEI RICCHI» non è quindi uno slogan polemico, ma l’esatta definizione dei processi economici che sottendono al progetto di autonomia differenziata. Se è giusto quindi, secondo la nota tattica di dividere l’avversario – cosa che per la verità riesce più a quest’ultimo che non a noi – evidenziare i contrasti tra la fretta della Lega e l’insistenza sul presidenzialismo della Meloni, non possiamo illuderci che questo basti per fermare un progetto già in atto dal punto di vista materiale di cui si vorrebbe giungere ad una formalizzazione con le intese tra stato e regione che non passano per il Parlamento, come prevede la bozza Calderoli.

Per bloccarlo serve la capacità di legare assieme la questione sociale con quella istituzionale e costituzionale. E’ necessario modificare quelle parti del Titolo quinto, che deriva dalla sciagurata modifica costituzionale del 2001 voluta dal centrosinistra, cui si aggrappano i sostenitori dell’autonomia differenziata. E sostenere la raccolta di firme per una legge costituzionale di iniziativa popolare.

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La scuola della strada e dei poveri

La distanza tra i governanti e i poveri è un grande problema della democrazia. Senza una nuova competenza della politica e dei politici la distanza tra la vita e il palazzo è destinata a crescere.

di Luigino Bruni

da Il Messaggero di Sant’Antonio del 06/01/2023

In una delle pagine più belle del libro Cuore di Edmondo De Amicis, Alberto Bottini, il papà di Enrico (il ragazzo protagonista del libro) dice al figlio: «L’uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non ha altro che un libro». In quella fase post-unitaria era molto importante cercare di «fare gli italiani» superando il mondo feudale e le sue caste. E questo superamento nella direzione della fraternità civile era affidato soprattutto alla scuola pubblica, che stava diventando obbligatoria per i primi anni delle elementari.

Il messaggio per Enrico, figlio della borghesia, era chiaro: fatti amici i ragazzi di tutte le classe sociali, dal muratorino al figlio del fabbro, perché questa amicizia fanciulla sarà decisiva per una nuova amicizia sociale quando diventerete cittadini adulti. Questa frase contiene una grande saggezza. Oggi, infatti, sappiamo che la prima ragione della decadenza di tutte le élite – culturali, economiche, politiche, religiose – sta nella perdita della biodiversità relazionale.

Decadenza delle élite

Quando un gruppo di persone si sente e si auto-rappresenta come una élite, e quindi smette di frequentare i luoghi di tutti, non ha più amici e conoscenti di culture e condizioni socio-economiche diverse. Quando la vita degli appartenenti a questa élite si svolge tra hotel di lusso, campi da golf, ristoranti stellati, senza più il contatto con le persone nella metro, nei mercati, nelle code alla posta, il declino inesorabile di quell’élite è già iniziato.

E lo stiamo già vedendo con l’attuale generazione di manager delle grandi aziende, in profonda crisi antropologica e di senso (anche se ricchissimi), perché da troppo tempo ormai si sono auto-reclusi in mondi autoreferenziali, perdendo contatto anche dai propri lavoratori e operai. L’imprenditore di ieri nella stragrande maggioranza dei casi abitava nelle città di tutti, mandava i figli nelle scuole di tutti, frequentava i bar e i barbieri di tutti, e soprattutto frequentava le fabbriche e le officine dei suoi operai, conosceva il lavoro perché conosceva i lavoratori e lavorava spesso con loro, condividendo odore e ferite. Quando questa auto-segregazione avviene anche per le élite politiche chiamate a governare, i danni sono ancora più gravi. Perché si trovano a perdere l’essenziale competenza nelle materie sulle quali dovrebbero legiferare.

La povertà nell’immaginario dei governanti

Pensiamo, per un esempio importante, al tema della povertà. Nell’immaginario dei nostri governanti, tra quel milione circa di cittadini che percepiscono in media attorno ai 500 euro mensili di Reddito di Cittadinanza ci sarebbe una significativa quota di colpevoli, cioè persone che potrebbero lavorare e che invece, pigri e fannulloni, preferiscono il divano al lavoro.

Poi uno guarda i dati e si chiede da dove provenga questa convinzione forte come un dogma religioso. Chi conosce almeno alcune delle famiglie percettrici di Reddito di Cittadinanza, sa benissimo che se queste persone non lavorano è quasi sempre per qualche problema grave, e che una forma di povertà è anche condurre una vita degradata che ti porta a preferire il divano al lavoro.

Ma la distanza tra i governanti e i poveri veri è un grande problema della democrazia. Troppi politici parlano di poveri in astratto, senza averli mai visti, averci parlato. Fanno così leggi per i poveri immaginati e finiscono per perdere contatto con i poveri veri che, anche per questa ragione, diventano gli scarti della società. Senza una nuova competenza della politica e dei politici, che tornino alla scuola della strada e dei poveri, la distanza tra la vita e il palazzo è destinata inesorabilmente a crescere.

Credits foto: © Giuliano Dinon / Archivio MSA


Primarie on line

di Massimo Marnetto

La partecipazione è sempre una brutta bestia per i partiti. Ci deve essere, altrimenti sembra male, ma si fa di tutto affinché la base non disturbi i vertici. Il PD non fa eccezione: tante discussioni, appelli, proposte, ma poi tutto finisce nel termovalorizzatore dell’indifferenza.

Poi capita l’imprevisto: la Schlein propone di allargare le primarie con il voto on line. Apriti cielo, il misoneismo esplode: chi ne fa una questione di principio; chi di somiglianza ai grillini, come se fosse un male imitare idee intelligenti; chi di pericolo di brogli. Il fatto è che le consultazioni on line sono una cessione di sovranità dei capi. E chi sta nello stanzone non ha voglia di indebolirsi.

Male. Credo invece che la consultazione on line dovrebbe non solo attuarsi nelle primarie, ma anche entrare nello statuto come consuetudine innovativa su temi di indirizzo. Insomma se il PD vuol tornare a rappresentare la sinistra, deve ripartire da ascolto e partecipazione. E magari disintossicarsi al più presto da ex-renziani e da pseudo compagni come Gori, De Luca e Giani.


  • Reader’s – 31 gennaio 2023. Rassegna web
    Se l’incoscienza di qualche potente, magari alimentata anche da una sciagurata corsa agli armamenti, è giunta al punto di prendere in considerazione il rischio di un conflitto mondiale per l’Ucraina, la sola possibilita’ di salvare il pianeta da un disastro definitivo è la stessa deterrenza tra i blocchi che lo ha salvato nei settant’anni trascorsi. E l’equilibrio del terrore richiede che la Cina, pur restandone saggiamente al di fuori pensando ai suoi guai col Covid e alla sua economia, non rinneghi la solidarietà politica con la Russia. Ne scrive oggi Piero Orteca su Remocontro. La rassegna prosegue con alcune considerazioni di Alessandro sulla candidatura di Cuperlo alla segreteria del PD, resa improbabile dal troppo tempo trascorso in una lodevole quanto rassegnata opposizione. Seguono un breve commento di Marnetto sul caso Cospito e un’interessante accostamento di Dio all’inconscio proposto da Giovanni Lamagna. Buona lettura (nandocan)
  • Reader’s – 30 gennaio 2023. Rassegna web
    A chi mi chiede se voterò alle primarie rispondo di sì, anche se non ho più rinnovato la tessera da quando Matteo Renzi decise di mobilitare il partito per quell’obbrobrio di riforma costituzionale che era il progetto Renzi-Boschi. Per Elly Schlein, naturalmente, come l’amico Cipriani, l’unica che mi pare dia qualche garanzia di fare finalmente […]
  • Reader’s 28 gennaio 2023 rassegna web di
    Insomma, solo determinate organizzazioni depositarie del marchio “massoneria” possono fregiarsi di essere massoniche. In Italia non vi è una legge al riguardo e ciò avrebbe favorito la proliferazione di moltissime organizzazioni sedicenti massoniche il cui scopo è l’affarismo e non certo “l’arcana sapienza”.
  • Reader’s – 27 gennaio 2023. Rassegna web di
    è chiaro che a “resistere” sono, di fatto, Nato, USA, UE mentre gli ucraini mettono “solo” decine di migliaia di morti, militari e civili, cinicamente sacrificati alla duplice e speculare follia di risolvere una controversia fra Stati attraverso una violenza che né riesce a respingere l’invasione russa, né consente ai russi di costringere l’Ucraina alla resa
  • Reader’s – 26 gennaio 2023 rassegna web
    Sul Corriere della Sera il dubbio ben rappresentato dalla illustrazione di Doriano Solinas. «C’è il pericolo che il gigantesco sforzo finanziario determini profitti per i produttori di armi più che apprezzabili risultati politici e la pace in Ucraina». Massino Nava sull’Europa e l’Occidente nella corsa al riarmo, dopo che Piero Orteca ci ha detto dell’economia russa che va molto meno peggio di quanto vorrebbero i suoi molti nemici. Mentre la nostra di casa paga di più sia le sanzioni che il gas non più russo. Conti economici da brivido, e molti dubbi.
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