Reader’s – 6 dicembre 2022 rassegna web

La Schlein, il PD e la Sinistra

di Gianni Ercole (FB)

La Schlein per il PD mi sembra che basti e avanzi… Magari la base militante la preferisse a Bonaccini &c.

Se ci fosse a sinistra un vero partito plurale, unitario e molto identitario, in grado di costruire alleanze anche con il PD, allora sì che potrebbe iniziare una nuova stagione politica capace di aggregazioni progressiste utili ad una inversione di tendenza storica per il nostro Paese.

Quali altre aspettative si possono avere da una nuova segreteria del PD? Credo realisticamente che oltre a frenare la deriva centrodestrista tipo Renzi e Calenda non è che ci si possa aspettare molto di più. Non credo che possano esprimere segretari più idonei a questo obiettivo rispetto alla Schlein.

Se ci si aspetta un leader di sinistra per il PD capace di far riprendere a quel partito una identità di sinistra vuol dire che siamo fuori dalla realtà.

Queste aspettative in genere vengono espresse tra elettori e militanti della sinistra radicale che non essendo capaci, nella galassia di partitini e gruppi sparsi, di costruire un partito autenticamente plurale e unitario sperano che il PD ci salvi…. lasciamo perdere.. la Schlein va benissimo.

C’è poi chi ritenendo il PD irrecuperabile spera nel suo scioglimento e quindi di recuperarne il bacino elettorale. Il suo elettorato solo in piccola parte andrebbe a partiti di sinistra. La maggior parte dei suoi elettori in assenza del PD si rivolgerebbero al centro di Renzi, Calenda e gli orfani eredi di Berlusconi stabilizzando così il centrodestra.

Lo scioglimento del PD non favorirebbe un processo di aggregazione della Sinistra ma della destra. Credo sia meglio che si riprenda con la guida della Schlein ma per la sinistra sarebbe l’ultima occasione di fare le cose sul serio e contendere al PD la rappresentanza popolare. Insomma le sorti della sinistra dipendono solo dalla sinistra e non dal PD.


Trappolone Ucraina: perché è così difficile far finire la guerra

soldato ucraino

di Michele Marsonet ( da Remocontro)

Si sente spesso dire, negli ultimi tempi, che il conflitto in Ucraina potrebbe terminare presto se solo venisse privilegiata la strada diplomatica rispetto a quella bellica. Indubbiamente è vero, ma occorre prima accertare quali siano gli spazi effettivi per la diplomazia.

Kiev non può vincere e Mosca non può perdere

In realtà siamo in presenza di un muro contro muro. Sul versante di Mosca Putin non può assolutamente accettare una sconfitta, poiché questo implicherebbe non soltanto la sua fine politica, ma anche la probabile implosione della Federazione Russa (che, tra l’altro, avrebbe conseguenze gravi anche per i Paesi occidentali).

Per quanto riguarda l’Ucraina, Zelensky potrebbe cedere territori solo se fosse costretto a farlo. Per esempio se gli Usa decidessero di diminuire in modo drastico il loro impegno per motivi economici e per placare i crescenti malumori del Congresso. In quel caso, tuttavia, lo stesso presidente ucraino dovrebbe affrontare l’ira dei settori ultranazionalisti divenuti sempre più potenti a Kiev.

Tanti generali, piccola politica mentre la guerra cambia

Che non esista una facile via d’uscita l’hanno capito tutti, i due contendenti e le nazioni e alleanze che li appoggiano. Naturalmente il problema principale è che, da un lato, nessuno si attendeva che gli ucraini (pur sempre con il supporto occidentale) fossero capaci di sviluppare una resistenza così efficace. Dall’altro l’esercito di Mosca ha dimostrato debolezze insospettabili, poiché molti erano ancora fermi alla potenza dell’Armata Rossa della vecchia Urss.

Vi sono però altri fattori da tenere in considerazione. Innanzitutto il fatto che, negli ultimi decenni, la guerra è molto cambiata. Più che scontro tra eserciti regolari in cui il più forte prevaleva e il più debole riconosceva la sconfitta, ora è più difficile individuare vincitori e vinti. I primi si proclamano tali senza esserlo, i secondi non riconoscono la vittoria degli avversari.

Guerra permanente asimmetrica e ibrida

La guerra tende invece a diventare permanente, e da parecchio tempo nessuna grande potenza ha davvero vinto un conflitto. Sono cambiate le regole. La guerra è diventata ibrida o, per usare un termine filosofico, “post.moderna”. I più deboli, anche se sembrano sconfitti, hanno capito la tattica della “guerra asimmetrica” e continuano a combattere usando strumenti come droni, satelliti etc.

Kiev e Mosca, nonostante l’apparente sproporzione delle forze, stanno proprio combattendo un conflitto di questo tipo dove una differenza tra i due schieramenti risulta essenziale. Mentre gli ucraini combattono con grande determinazione (memori, forse, dei tempi sovietici), i russi non appaiono altrettanto determinati. Si vede, infatti, che i soldati non capiscono perché siano impegnati a combattere proprio lì. Senza contare l’opposizione interna che si fa sempre più sentire.

Solo due strade per uscirne

Il conflitto assume insomma una forma quasi proteiforme dove, spesso, è difficile comprendere chi prevalga in un certo territorio. Se aggiungiamo che un ruolo sempre maggiore è svolto dai miliziani ceceni di Kadyrov o da quelli (nominalmente) privati della Wagner, il quadro si complica ulteriormente. Ma non è, in fondo, una grande novità, giacché fattori simili erano comparsi anche in altri, recenti, conflitti.


In conclusione, per far finire questa guerra che tanti danni sta causando alle nazioni europee, ci sono solo due strade. Quella della coercizione Usa sull’Ucraina per indurre Kiev a cedere territori. In quel caso, però, occorre attendersi la continuazione della guerra da parte di Kiev sotto forma di guerriglia partigiana, nella quale gli ucraini hanno accumulato notevole esperienza anche ai tempi dell’Unione Sovietica.

Forse ‘la mano de Dios’ di un altro argentino

La seconda – che può far sorridere alcuni – è la strada invocata da Papa Francesco, il quale si è dichiarato disponibile a visitare tanto Mosca quanto Kiev per verificare ogni minimo spiraglio per un accordo. Mi rendo conto che è quasi impossibile, ma perché perdere ogni speranza? La storia ci offre esempi di uomini di pace che riescono a far terminare guerre solo appellandosi a un’autorità morale superiore.


L’Italia non sa spendere i fondi pubblici.

di Massimo Marnetto

Mancano figure tecniche, giuridiche e amministrative presso i vari Enti, capaci di tirar giù un progetto, scrivere un bando di appalto e svolgere le attività di rendicontazione. Pretendere che ogni piccolo Comune si doti di queste costose competenze è impossibile.

Bene. Allora si potrebbero consorziare i piccoli Municipi per avere Unità Specialistiche Territoriali condivise, in grado di fornire loro assistenza per tutti gli adempimenti necessari all’utilizzo dei fondi pubblici.

Non solo, potrebbero persino redigere piani regolatori dove mancano. Non penso alle vecchie Province che qualcuno vorrebbe sconsideratamente riesumare. Ma piuttosto a strutture di alta competenza, per colmare l’incapacità di spesa e nello stesso tempo utilizzare i giovani laureati del posto, prima che se ne vadano.

Intuisco l’obiezione: mancano i soldi. Già, dimentico sempre che siamo un Paese in rosso fisso, perché tuteliamo l’evasione fiscale.


Morte graduale…..morte desiderata…

di Giovanni Lamagna

La morte, come dice Montaigne, tranne rari casi, non ci coglie mai d’improvviso, cioè nel pieno delle nostre forze.

In genere è l’atto finale, la conclusione di un più o meno graduale lento declino, di un progressivo logoramento del nostro fisico.

Per cui non uccide mai l’uomo intero che eravamo da giovani e, perfino, nella piena maturità (ovverossia tra i 40 e i 50 anni), ma solo “una metà o un quarto” dell’uomo che fummo da giovani o anche da anziani, prima di giungere cioè (semmai vi giungeremo) alla tarda età.

La morte – in certi casi – potrà giungere persino come consolazione, cioè come conclusione desiderata di una vita capace oramai di offrire solo pene e nessuna o ben poche gioie.


  • Reader’s – 31 gennaio 2023. Rassegna web
    Se l’incoscienza di qualche potente, magari alimentata anche da una sciagurata corsa agli armamenti, è giunta al punto di prendere in considerazione il rischio di un conflitto mondiale per l’Ucraina, la sola possibilita’ di salvare il pianeta da un disastro definitivo è la stessa deterrenza tra i blocchi che lo ha salvato nei settant’anni trascorsi. E l’equilibrio del terrore richiede che la Cina, pur restandone saggiamente al di fuori pensando ai suoi guai col Covid e alla sua economia, non rinneghi la solidarietà politica con la Russia. Ne scrive oggi Piero Orteca su Remocontro. La rassegna prosegue con alcune considerazioni di Alessandro sulla candidatura di Cuperlo alla segreteria del PD, resa improbabile dal troppo tempo trascorso in una lodevole quanto rassegnata opposizione. Seguono un breve commento di Marnetto sul caso Cospito e un’interessante accostamento di Dio all’inconscio proposto da Giovanni Lamagna. Buona lettura (nandocan)
  • Reader’s – 30 gennaio 2023. Rassegna web
    A chi mi chiede se voterò alle primarie rispondo di sì, anche se non ho più rinnovato la tessera da quando Matteo Renzi decise di mobilitare il partito per quell’obbrobrio di riforma costituzionale che era il progetto Renzi-Boschi. Per Elly Schlein, naturalmente, come l’amico Cipriani, l’unica che mi pare dia qualche garanzia di fare finalmente […]
  • Reader’s 28 gennaio 2023 rassegna web di
    Insomma, solo determinate organizzazioni depositarie del marchio “massoneria” possono fregiarsi di essere massoniche. In Italia non vi è una legge al riguardo e ciò avrebbe favorito la proliferazione di moltissime organizzazioni sedicenti massoniche il cui scopo è l’affarismo e non certo “l’arcana sapienza”.
  • Reader’s – 27 gennaio 2023. Rassegna web di
    è chiaro che a “resistere” sono, di fatto, Nato, USA, UE mentre gli ucraini mettono “solo” decine di migliaia di morti, militari e civili, cinicamente sacrificati alla duplice e speculare follia di risolvere una controversia fra Stati attraverso una violenza che né riesce a respingere l’invasione russa, né consente ai russi di costringere l’Ucraina alla resa
  • Reader’s – 26 gennaio 2023 rassegna web
    Sul Corriere della Sera il dubbio ben rappresentato dalla illustrazione di Doriano Solinas. «C’è il pericolo che il gigantesco sforzo finanziario determini profitti per i produttori di armi più che apprezzabili risultati politici e la pace in Ucraina». Massino Nava sull’Europa e l’Occidente nella corsa al riarmo, dopo che Piero Orteca ci ha detto dell’economia russa che va molto meno peggio di quanto vorrebbero i suoi molti nemici. Mentre la nostra di casa paga di più sia le sanzioni che il gas non più russo. Conti economici da brivido, e molti dubbi.
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