Reader’s 4 gennaio 2023. Rassegna web

Guerra, follia che ammazza più che può e poi litiga sul punteggio dei morti

di Ennio Remondino

Il bombardamento ucraino a Makiivka. 63 militari russi uccisi, come deve ammettere Mosca, forse riducendo il numero, o 400 come sostiene Kiev, forse esagerando? Per chi ha frequentato qualche guerra da vicino, la prima cosa che impara è che la morte non bada agli schieramenti, non distingue tra aggredito ed aggressore, tra buoni e cattivi. La morte è la risposta assoluta e irrimediabile a tutte le possibili stupidità umane, e chi la infligge per qualsiasi ragione merita il peggiore insulto che ciascuno di noi riesce ad immaginare. Più spregevole di lui, solo chi contabilizza quei corpi per usarli ancora una volta come arma, uccidendoli due volte.

Quei razzi Himars che hanno colpito, quegli imprudenti segnali telefonici a scoprire la numerosa presenza russa, l’intelligence satellitare occidentale a dare le coordinate del bersaglio e poi la strage. Errori russi che ora qualcuno dovrà pagare, e ritorsioni da temere.

L’atroce guerra dei numeri

«È guerra, tra Ucraina e Russia, anche sui numeri: in particolare, sul numero di morti causati da un attacco delle forze armate ucraine nella regione di Donetsk sotto controllo di Mosca -ci informa ISPI, l’Istituto di studi di politica internazionale-. Secondo Kiev nell’attacco sarebbero stati uccisi 400 soldati russi, ma Mosca smentisce e parla di 63 militari uccisi». Per evitare di creare altre assurde tifoserie tra morti buoni e morti cattivi, va aggiunto che Mosca continua i bombardamenti sulle città mentre è stallo sul fronte sud. Quindi altri morti, e neppure in divisa.

Unità di misura di forza militare?

Secondo il Ministero russo della Difesa il raid ucraino ha colpito un punto di schieramento temporaneo a Makiivka, nella regione orientale. «Le restrizioni in vigore nell’area hanno reso impossibile finora ogni conferma indipendente sull’accaduto. Ma – come fa notare Bbc – è estremamente raro che Mosca confermi notizie di vittime sul campo di battaglia». L’attacco perciò deve aver causato un numero di vittime tale da rendere impossibile tacerlo.

Lanciarazzi Himars

L’attacco ucraino alla base russa di Makiivka, il bombardamento con i lanciarazzi Himars che ha distrutto una scuola adibita a caserma e deposito munizioni e la sua strage di coscritti russi costretti alle armi sta lasciando il segno su molti fronti. Di sicuro qualche alto ufficiale russo dovrà pagare in modo esemplare. Lo chiedono i blogger militari russi, primo su tutti il famoso ‘Semyon Pegov’ che gestisce il seguitissimo canale ‘Wargonzo’, segnala Sabato Angieri sul Manifesto. «Anche perché il Cremlino finora non si era mai sbilanciato rispetto al numero dei caduti, e il fatto che ne abbia annunciati 63 implica che ce ne sono molti altri, come sospettano gli stessi russi e sostengono gli ucraini».

Dalla conta dei morti ai droni abbattuti

Ore dopo l’attacco di Makiivka, Kiev è tornata ad essere bersaglio di massicci bombardamenti che hanno colpito’ infrastrutture critiche’, ha detto il governatore della regione. L’allarme antiaereo è scattato anche a Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk. Un bollettino diffuso dall’esercito su Telegram, le forze ucraine riferiscono di aver abbattuto tutti i 42 obiettivi aerei – 41 droni e un missile – lanciati dai russi. Forzature di propaganda rispetto alle infrastrutture energetiche della capitale colpite e distrutte, come denunciato dal sindaco.

Contabilità discutibili e incerte

Sempre su Telegram, il comandante in capo delle forze armate ucraine, il generale Valery Zaluzhny ha sostenuto che il 40% dei territori occupati dall’esercito russo dall’inizio dell’invasione è stato liberato. Dalla gara dei morti a quella dei chilometri. Come riporta la Cnn (tv semi ufficiale in campo), «l’attuale linea del fronte è lunga 1.500 chilometri, mentre –altro dettaglio pericoloso e vanteria dubbia-, le forze armate ucraine hanno ricevuto un addestramento militare nel territorio di 17 paesi europei».

La popolazione civile oltre il bersaglio

Sempre da ISPI apprendiamo che nel 2022, più di 600mila persone sono state evacuate dalle zone dei combattimenti, «e sono state introdotte più di 2 milioni di tonnellate di beni umanitari». Terminologia stessa da brivido. Ma l’aspetto ‘umanitario’ lo scopri subito d’occasione, a forzata lettura militare, con alcuni passaggi logici impervi. «L’avanzata delle truppe a Bakhmut in Donetsk è complicata da centinaia di linee di difesa delle forze armate ucraine» ha dichiarato all’agenzia di stampa statale russa Ria Novosti, Yevgeny Prigozhin, fondatore del gruppo di mercenari Wagner.

Sostegno continuo? (il punto di domanda è di ISPI)

Russia in difficoltà anche militare oltre che politica, sembrerebbe di capire. Mentre sul fronte occidentale qualcuno ce la racconta. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato l’invio di «generatori, lampadine, rifugi e scuolabus per la popolazione civile». E dopo la prima telefonata dell’anno tra i due, Zelensky ha reso nota la data del prossimo vertice Ue-Ucraina, il 3 febbraio a Kiev. Fuori dalla ufficialità, i leader avrebbero parlato della fornitura di altre ‘armi adeguate’(?), e di un nuovo programma di assistenza finanziaria da 18 miliardi di euro.

Ue a ventisette dubbi e Nato in attesa di ordini

Il mese scorso, l’Unione Europea aveva superato molte difficoltà interne decidendo la concessione di aiuti cercando di farli pagare alle multinazionali con una tassa del 15%. «Qualcosa si muove anche nel blocco Nato che il prossimo 18 e il 19 gennaio si riunirà per discutere dell’Ucraina e delle capacità militari del blocco», ci dice ISPI. Discutere su cosa? «Alcuni paesi vorrebbero aumentare le spese militari, tenendo l’attuale soglia del 2% del Pil come obbiettivo minimo», insiste ancora Jeans Stoltenberg, Segretario generale in uscita, accusato da molti di essere semplice ventriloquo di Washington.

Tornando alla conta dei morti

Il commento ISPI di Eleonora Tafuro Ambrosetti.«Che le vittime siano 63, come dicono i russi, o 400, come dicono gli ucraini, la sostanza rimane la stessa: questo è l’attacco più pesante subito da Mosca in oltre dieci mesi di conflitto»

E ora si scopre che la base di Makiivka è stata individuata e presa di mira per l’aumento dell’attività dei telefoni cellulari con SIM russe, spionaggio cibernetico trasformato in coordinate di puntamento per gli armamenti occidentali, razzi Himars, ora in uso ucraino. Chi arma, chi dice dove colpire, e dei comandanti russi irresponsabili o incapaci che lasciano i loro uomini a fare da bersaglio.


Fin- ITA

di Massimo Marnetto

La vendita della compagnia aerea nazionale ITA (100% del Tesoro) è la metafora perfetta della mancanza di tutela dell’interesse generale. Qui da noi, quando un bene è di tutti, è di nessuno. Ed è esposto a depredazioni varie. Come quelle dei mega stipendi che si auto assegnarono i vari amministratori della ex Alitalia, in coma e rianimata più volte, grazie a prestiti ponte dello Stato. 

Ma nell’euforia delle privatizzazioni, nessuno mosse un dito mentre i privati spolpavano i pezzi pregiati della Compagnia, riducendola ad una carcassa. Il tutto grazie all’indifferenza – e persino connivenza – della politica, che lasciava fare mentre ululava all’italianità delle linee aeree nazionali. Ora si vende agli ”stranieri” della Lufthansa. E vedremo che i tedeschi riportaranno i conti in pareggio e poi in utile. Più bravi di noi? No, solo più seri.


Operai e lavoratori nel mondo globale e nella società digitalizzata.

di Giovanni Lamagna

Nell’epoca della globalizzazione e nella società della digitalizzazione imperante, il mondo del lavoro è da un lato sotto perenne e feroce ricatto (soprattutto occupazionale), dall’altro si è drammaticamente parcellizzato e frammentato.

Dunque non è affatto vero che non esista più la classe operaia, come alcuni sostengono; e, meno che mai, che non esista più la classe lavoratrice.

E’ vero, invece, che la classe operaia è molto più debole che in passato (a causa dei ricatti di cui prima) e la classe lavoratrice nella maggior parte dei casi è atomizzata e quindi incapace di coesione sociale, culturale e, per conseguenza, politica.

Si può dire, dunque, facendo ricorso ad antiche categorie teoriche, che la classe lavoratrice e, perfino, quella operaia, anche nel mondo globalizzato e digitalizzato, continuino ad esistere come “classe in sé”, ma che non esistano come “classe per sé”.


  • Reader’s – 31 gennaio 2023. Rassegna web
    Se l’incoscienza di qualche potente, magari alimentata anche da una sciagurata corsa agli armamenti, è giunta al punto di prendere in considerazione il rischio di un conflitto mondiale per l’Ucraina, la sola possibilita’ di salvare il pianeta da un disastro definitivo è la stessa deterrenza tra i blocchi che lo ha salvato nei settant’anni trascorsi. E l’equilibrio del terrore richiede che la Cina, pur restandone saggiamente al di fuori pensando ai suoi guai col Covid e alla sua economia, non rinneghi la solidarietà politica con la Russia. Ne scrive oggi Piero Orteca su Remocontro. La rassegna prosegue con alcune considerazioni di Alessandro sulla candidatura di Cuperlo alla segreteria del PD, resa improbabile dal troppo tempo trascorso in una lodevole quanto rassegnata opposizione. Seguono un breve commento di Marnetto sul caso Cospito e un’interessante accostamento di Dio all’inconscio proposto da Giovanni Lamagna. Buona lettura (nandocan)
  • Reader’s – 30 gennaio 2023. Rassegna web
    A chi mi chiede se voterò alle primarie rispondo di sì, anche se non ho più rinnovato la tessera da quando Matteo Renzi decise di mobilitare il partito per quell’obbrobrio di riforma costituzionale che era il progetto Renzi-Boschi. Per Elly Schlein, naturalmente, come l’amico Cipriani, l’unica che mi pare dia qualche garanzia di fare finalmente […]
  • Reader’s 28 gennaio 2023 rassegna web di
    Insomma, solo determinate organizzazioni depositarie del marchio “massoneria” possono fregiarsi di essere massoniche. In Italia non vi è una legge al riguardo e ciò avrebbe favorito la proliferazione di moltissime organizzazioni sedicenti massoniche il cui scopo è l’affarismo e non certo “l’arcana sapienza”.
  • Reader’s – 27 gennaio 2023. Rassegna web di
    è chiaro che a “resistere” sono, di fatto, Nato, USA, UE mentre gli ucraini mettono “solo” decine di migliaia di morti, militari e civili, cinicamente sacrificati alla duplice e speculare follia di risolvere una controversia fra Stati attraverso una violenza che né riesce a respingere l’invasione russa, né consente ai russi di costringere l’Ucraina alla resa
  • Reader’s – 26 gennaio 2023 rassegna web
    Sul Corriere della Sera il dubbio ben rappresentato dalla illustrazione di Doriano Solinas. «C’è il pericolo che il gigantesco sforzo finanziario determini profitti per i produttori di armi più che apprezzabili risultati politici e la pace in Ucraina». Massino Nava sull’Europa e l’Occidente nella corsa al riarmo, dopo che Piero Orteca ci ha detto dell’economia russa che va molto meno peggio di quanto vorrebbero i suoi molti nemici. Mentre la nostra di casa paga di più sia le sanzioni che il gas non più russo. Conti economici da brivido, e molti dubbi.
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