Reader’s – 3 settembre 2022. Rassegna web

Oggi vorrei parlare un po’ della mia professione. Sono giornalista professionista da quasi 60 anni, con un discreto passato di impegno nella rappresentanza della categoria, sia nel consiglio nazionale dell’Ordine che nel sindacato unitario, Ma da quando sono in pensione ne parlo e scrivo poco, anche perché molte cose sono cambiate dagli anni in cui facevo l’inviato in Rai e pur essendo iscritto all’associazione “Articolo 21” fin dalla fondazione, più di vent’anni fa, temo di aver perduto i contatti personali necessari ad occuparmene con competenza.

Una cosa però non è cambiata, purtroppo, ed è l’attacco all’informazione ed in particolare al “giornalismo di inchiesta sociale tra minacce, intimidazioni, querele bavaglio”. E questo è anche il tema al centro della lezione in calendario oggi, 3 settembre, all’interno del percorso formativo del Corso di Alta formazione “Raccontare la verità, informare promuovendo una società inclusiva” organizzato da Università di Padova, Fnsi-Sindacato giornalisti Veneto e Trentino Alto Adige e Articolo21 con il sostegno dell’Ordine nazionale e regionale.

“L’Italia, negli ultimi rapporti internazionali in materia di libertà di informazione è scesa ad un poco onorevole 58° posto. Il governo Draghi, sotto questo profilo, non ha fatto meglio dei “governi dei peggiori” e non è neppure riuscito a recepire le indicazioni arrivate dall’Unione, evidentemente il “ce lo chiede l’Europa” si è fermato alla soglia dell’articolo 21 della Costituzione”.

Lo ha scritto giorni fa il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti in un editoriale che apre il forum di Articolo21 suggerendo “una grande manifestazione pubblica promossa da tutte le associazioni della categoria prima del 25 settembre”.

“L’Italia – prosegue l’editoriale – negli ultimi rapporti internazionali in materia di libertà di informazione è scesa ad un poco onorevole 58° posto. Come se non bastasse, la relazione annuale sullo stato di diritto, predisposta dalla commissione europea, oltre a segnalare la lunghezza dei processo, lo stato delle carceri, i tempi della detenzione preventiva, ha ritenuto di richiamare l’Italia per la mancata soluzioni delle questioni relative al carcere per i cronisti, alle querele bavaglio, alla tutela delle fonti, alla presunzione di innocenza.

La situazione potrebbe persino peggiorare, dal momento che amiche e amici di Orban, Bannon, Trump, Putin, Bolsonaro non hanno, per usare un gentile eufemismo, una particolare sensibilità in materia di libertà di informazione e non solo.Non sarà facile risalire la china, le premesse non sono incoraggianti. Nessuno più parla di una normativa sul conflitto di interessi, e Berlusconi potrà serenamente ricandidarsi, disponendo del suo impero e, magari, dopo le elezioni, decidendo i vertici della Rai.

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Un comunicato della Fnsi sottolinea quanto e come sia difficile svolgere il mestiere di giornalista a fronte di una costante opera di delegittimazione, di un crescendo di aggressioni fisiche e social, nonché di minacce sempre più pesanti e preoccupanti.

“I toni e i tempi della campagna elettorale portano il governo e le forze politiche a ignorare il fenomeno sempre più preoccupante delle aggressioni e delle minacce ai cronisti. Ormai non passa giorno senza che tentativi di linciaggio e minacce di morte, soprattutto attraverso i social, non raggiungano giornalisti in prima linea contro mafie, malaffare o semplicemente impegnati a smontare le mirabolanti affermazioni di qualche leader politico.

“L’elenco è lunghissimo. Negli ultimi giorni è toccato a Mimmo Rubio, Karima Moual, Giacinto Pipitone, Luca Bottura, David Puente, Niccolò Zancan, Alberto Infelise, soltanto per fare alcuni esempi. Noti e facilmente rintracciabili sono anche gli autori delle minacce. Chissà perché, però, nessuna misura a tutela dei cronisti viene adottata dalle autorità competenti», denuncia la Fnsi.

“Il disinteresse per l’informazione accomuna da tempo le forze politiche, ma chi rappresenta le istituzioni non può assistere inerme alla quotidiana azione di killeraggio nei confronti di chi si sforza di fare il proprio dovere di cronista», conclude il sindacato, che torna a chiedere «efficaci misure per contrastare questi fenomeni per salvaguardare il ruolo della buona informazione e tutelare il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati”.


Da Buenos Aires, dove risiede, l’amico Livio Zanotti, per molti anni corrispondente della RAI per l’America latina, ci invia il suo commento all’attentato contro la vicepresidente argentina Cristina Kirchner e ai suoi possibili sviluppi.

Ipnotizzata dall’estremismo l’Argentina sfiora la tragedia

Tutto diventa possibile quando il parossismo s’impadronisce della politica, facendole perdere il senso del limite. Non c’è più necessariamente bisogno di una volontà preordinata per scivolare in un attimo dall’insulto al sangue, dal dramma alla tragedia. L’impulso collettivo può armare la singola follia omicida in un continuum di cui nessuno avverte il precipitare nell’irrimediabile, l’incendio impossibile da domare.

Da Serajevo a Dallas e alla santa romana piazza San Pietro (per restare all’epoca nostra, ma tralasciando il terrorismo come strategia e -visto che siamo in Argentina- come guerra a bassa intensità di gruppi armati e dello stato), l’attentato personale è l’arma occulta della congiura che si fonde con la fede palingenetica trasformata in nichilismo, da qualsiasi parte provenga riassume l’imperativo aristocratico e nullista del “deve essere come deve essere o cesserà di essere”. 

Nelle ore immediatamente seguenti all’attentato contro la vicepresidente argentina Cristina Kirchner, il buio metaforico che avvolge la vicenda è ancor più denso di quello della notte d’inverno australe che avvolge Buenos Aires e il paese. Né stupirebbe che neppure il tempo riesca comunque a dissiparlo. Non sarebbe la prima volta. 

Si stenta a credere che la Bersa380 semiautomatica giunta a millimetri dalla tempia della controversa leader peronista non abbia sparato solo per una dimenticanza dell’attentatore, che non aveva messo il proiettile in canna. E il cui identikit, per molti aspetti (l’incerta stabilità psichica, i precedenti specifici), richiama quelli di altri protagonisti di attentati politici tristemente famosi.

Il brasiliano Fernando Andrè Sabag Montiel, 35 anni, non risulta essere un militante politico, nessuno lo riconosce. Non appare una famiglia alle spalle. Un mancato assassino arrivato non si sa di dove a minacciare una guerra civile.

La scossa emotiva prodotta dall’attentato. Mobilitazione nelle strade

Ma che -oltre ogni intenzione- potrebbe invece decisamente contribuire ad evitarla. La storia sbroglia talvolta nei modi meno prevedibili i suoi grovigli. E le masse di popolo che in quasi tutto il paese stanno mobilitandosi nelle strade per solidarizzare con Cristina e respingere le presunte forze occulte dietro l’attentato, inducono (dovrebbero indurre) tutte le parti alla più attenta e cauta riflessione. Il pericolo è tutt’altro che passato.

La scossa emotiva prodotta dall’attentato offre tuttavia, anzi ha imposto una tregua. La scintilla delle ultime tensioni sono stati i 12 anni di carcere richiesti dal PM che accusa Cristina di arricchimento illecito, dopo che il tribunale aveva negato alla vicepresidente il ricorso a un ampliamento della sua autodifesa. La discrezionalità era stata vista come un’ulteriore violazione dei diritti dell’imputata. E i suoi più ardenti partigiani avevano cominciato a stazionare giorno e notte attorno alla sua abitazione privata, come tangibile segno di protezione popolare. 

La competizione per chi dovesse mantenere l’ordine nell’elegante zona urbana, tra la polizia di Buenos Aires (governata dall’opposizione che sul piano nazionale si richiama all’ex presidente Mauricio Macri) e quella federale (agli ordini del governo peronista) aveva aggiunto altra intemperanza al clima già ardente. In quella folla da stadio, tra i clacson di sostegno a Cristina di molte auto di passaggio, le grida ostili di alcuni vicini, la ressa di giornalisti, fotografi e curiosi si è infilato senza la minor difficoltà l’attentatore. Decine di telefoni cellulari ne hanno filmato l’improvviso levarsi del revolver con la canna che quasi giunge a toccare la tempia della vicepresidente.

Il vorticare nell’etere di quelle immagini rimbalzate da un capo all’altro del paese e del mondo hanno sconvolto l’agitato clima politico argentino e aggiunto ovunque un’inquietudine non minore.

Il ripudio al gesto di Fernando Andrè Sabag Montiel è sostanzialmente unanime, né poteva essere altrimenti.

Quanto meno nell’emozione del momento. Governi, personalità d’ogni paese, singoli cittadini, sindacati, organizzazioni variefanno giungere senza pause alla Casa Rosada messaggi di conforto, di solidarietà, inviti alla pacificazione degli animi. Specialmente intensi dal Brasile, chiamato direttamente in causa dalla nazionalità dell’attentatore. Insomma, un’invocazione alla ragionevolezza che deve presiedere il governo degli uomini (e delle donne, ovviamente), dell’intera umanità. Anche dal Vaticano sono partite parole di auspicio alla pace e alla serenità, ovvie epperò non prive di valoreanche politico.

Le tensioni restano al massimo, ma il richiamo alla responsabilità prevale. Tanto dal punto di vista politico, quanto nella prassi giudiziaria (ricordiamo l’incrocio continuo dei contrasti sociali con le vicende giudiziarie personali ma inevitabilmente anche politiche di Cristina), sebbene stretti i tempi disponibili permettono ancora un rigoroso recupero dei diritti di ciascuna delle parti in causa, dai leader ai cittadini tutti.


  • Reader’s – 24/25 settembre 2022. Rassegna web
    siamo giunti al venerdì della chiusura della campagna elettorale. Non possiamo che raccomandare di andare alle urne ed esprimere il voto, Nell’attuale situazione la rinunzia alla scelta, anche se fosse per esprimere una protesta, sarebbe inefficace e influirebbe negativamente rispetto ai mali che si vorrebbero evitare. Vi segnaliamo la possibilità di far registrare al seggio un reclamo contro l’iniqua legge elettorale esistente (il “rosatellum”) secondo quanto suggerito da “Critica liberale” e altre personalità, e si può trovare al seguente link:
  • Reader’s – 23 settembre 2022. Rassegna web
    Il salto di scala militare è immediatamente salto di scala politico e geopolitico. E si spera che il terrore per il famigerato bottone nucleare faccia finalmente il miracolo di mettere in testa a una classe priva di senso della storia che la guerra in Ucraina non è una guerra regionale in cui basta schierarsi dalla parte dei valori democratici perché il cattivo perda e tutto torni al posto suo: è una guerra destituente e costituente dell’ordine mondiale, dopo la quale, e comunque vada a finire, al posto suo non tornerà niente. Questione epocale, sulla quale non una sola parola è stato possibile ascoltare nella ridondanza mediatica e comunicativa della campagna elettorale italiana. Dove la guerra ha giocato un ruolo sorprendentemente bifronte.
  • Reader’s 22 settembre 2022. Rassegna web
    Siamo in molti a notare come in questa breve campagna elettorale si sia parlato ben poco della guerra in Ucraina e del ruolo che potrebbero avere Italia ed Unione europea nel tentativo di giungere ad una soluzione del conflitto nel più breve tempo possibile. È vero che da sinistra si continua a invitare l’Europa a prendere l’iniziativa, magari affidandosi all’esperienza dell’ex cancelliera Merkel come propone qualcuno, ma senza crederci troppo, nella consapevolezza che chi, con l’invio delle armi, è co-belligerante di fatto non possa accreditarsi anche per il ruolo di mediatore. D’altronde, l’auspicata autonomia dell’ Unione Europea dalla Nato mi pare piuttosto teorica, quella dell’Italia dagli Stati Uniti ancora di piú.
  • Reader’s 21 settembre 2022 rassegna web
    I capelli delle donne vanno coperti perché sono belli e inducono gli uomini in tentazione. E si sa, un uomo eccitato perde lucidità e non si calma se non dopo un amplesso. Per evitare questo ”disordine”, il dio mussulmano (ma non solo) impone alle donne di coprirsi i capelli con un velo. Le donne più coraggiose – come Masha Amini – si ribellano e per questo vengono picchiate e uccise dalla Polizia Morale iraniana.
  • Reader’s – 17/18 settembre 2022. Rassegna web
    Alternanza sì ma nel rispetto della democrazia (e per favore non sparate sulla Costituzione) Il dibattito elettorale diviene ogni giorno più acceso in vista del voto del 25 settembre, è rimasta però una sorta di autolimitazione che vieta di invocare l’antifascismo come dimensione di senso che dovrebbe orientare le scelte di voto del popolo italiano. […]
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