Reader’s – 29 novembre 2022. Rassegna web

Finalmente

di Massimo Marnetto*

Finalmente il Governo indebolirà intercettazioni e Agenzia delle Entrate: via libera a corruttori ed evasori per non disturbare il crimine del fare, il vero volano dell’economia nazionale, troppo spesso frenato da un legalismo castrante. Inoltre, l’evasione sarà depenalizzata, riconoscendo così il sacrosanto diritto ad ogni cittadino di mettere le mani nelle tasche dello Stato.

La Meloni vuole anche liberare le isole più belle dall’ecologismo radical-chic e trasformarle in paradisi edilizi, dove poter costruire ovunque, anche nel mare con villette-palafitta, affinché ogni italiano possa realizzare il suo sogno talasso-erotico troppo a lungo represso: tuffarsi dalla finestra. 

Per la protezione saranno aboliti i costosi Carabinieri. I cittadini invece potranno aderire ad apposite convenzioni Stato-mafia per ottenere prestazioni profilate per ogni esigenza: da quella base al prezzo di un ragionevole pizzo, fino alla fornitura di stallieri residenti per i cittadini più esigenti. Italiano non disturbare la Meloni: il Governo delle soluzioni!

*Per chi non fosse abituato alla satira del mio amico Marnetto, preciso che non sempre le sue spassose noterelle vanno prese alla lettera (nandocan)


Ritorno alle politiche imperiali, oltre i confini rigidi degli Stati nazione

Michele Marsonet su Remocontro*

Dopo decenni di prevalenza degli Stati nazionali, stiamo assistendo a un ritorno alla grande di politiche neo-imperiali. L’esempio più evidente è la Russia, dove Vladimir Putin sta cercando di rinverdire i fasti dell’impero zarista e di quello sovietico.

Putin e la Madre Russia degli Zar

Così si spiega la negazione dell’esistenza dell’Ucraina quale nazione autonoma e indipendente. Ma questo vale anche per altri Stati che un tempo erano collocati all’interno dell’impero di Mosca. Dal suo punto di vista la Russia, più che uno Stato, è una civiltà in grado di imporre il suo volere a tutti i vicini, più o meno recalcitranti.
Questo è ovviamente più facile con popoli che parlano lingue affini a quella russa, per esempio la stessa Ucraina e la Bielorussia. Negli altri casi la lingua di Tolstoj va imposta, com’è per l’appunto avvenuto ai tempi degli zar e dell’Unione Sovietica.

Erdogan e le voglie ottomane

Quello di Putin non è però un caso isolato nell’epoca attuale. A ben vedere Erdogan sta adottando la stessa strategia, tentando di resuscitare l’impero ottomano. Il sultano di Ankara può basarsi sulla presenza di molti Stati turcofoni come l’Azerbaigian (e non solo).
Si tratta di nazioni sensibili al richiamo politico e culturale della Turchia. Erdogan, però, non si limita a questo. Vuole infatti espandersi anche in Paesi arabi come la Siria, che turcofoni non sono ma facevano parte dell’impero ottomano. Stesso discorso per la Libia, che proprio l’Italia strappò agli ottomani ai primi del ’900.

Impero persiano e mondo sciita

Dal canto suo l’Iran, nonostante la sua forte connotazione islamico-sciita, cerca in qualche modo di ridar vita al vecchio impero persiano, un sogno già coltivato dallo Scià Reza Pahlavi, poi spodestato dalla rivoluzione islamica khomeinista nel 1979.

Lo sterminato impero cinese

E non si dimentichi, infine, la Cina. Non a caso Xi Jinping viene spesso definito “nuovo imperatore”. Il suo intento è manifestamente quello di recuperare il prestigio perduto dell’antichissimo e sterminato impero cinese, umiliato dalle potenze coloniali europee nel corso degli ultimi secoli.
In questo progetto rientrano a pieno titolo la repressione di Hong Kong, i cui abitanti non volevano rinunciare alla democrazia – pur parziale – introdotta dagli inglesi. Nonché il proposito di annettere ad ogni costo la ex Formosa, oggi Taiwan, anch’essa un tempo parte dell’impero.

Partita siberiana russo-cinese

Prima o poi la Repubblica Popolare si sconterà anche con i russi che, sempre in epoca zarista, occuparono tutto l’Estremo Oriente asiatico, conservandolo in seguito anche ai tempi dell’Urss. Dal punto di vista di Pechino, quegli immensi territori rientrano nella sfera d’influenza cinese, e i russi sono soltanto degli usurpatori.
Molti sono dunque i casi di politiche neo-imperiali nel mondo contemporaneo. A differenza degli Stati-nazione, gli imperi amano i confini fluidi, e non quelli ben definiti. Si pongono inoltre come “civiltà” per definizione superiori alle nazioni sorte nell’800, e non disdegnano l’uso della forza per imporre la propria volontà.

Fine dell’ordine mondiale a guida occidentale

La probabile fine dell’ordine mondiale a guida occidentale può certamente favorire le strategie neo-imperiali, che ai confini rigidi degli Stati-nazione sostituiscono la fluidità basata sulla volontà di potenza.

*Poiché potrebbe essere considerata un’omissione da parte di nandocan, rilevo che Michele Marsonet ritiene di poter prescindere in questa analisi dalle politiche imperiali vecchie e nuove da parte di grandi potenze occidentali come Stati Uniti, Gran Bretagna o Francia (nandocan).


“Querele bavaglio, è ora di tornare in piazza”. La decisione nel corso dell’assemblea di Articolo 21

da Articolo 21

Roma, 28 novembre 2022 – La vicenda del processo per diffamazione a carico del direttore de Il Domani Stefano Feltri e del giornalista Emiliano Fittipaldi, incardinato in base ad una querela del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è stata al centro della riunione settimanale di Articolo 21 di questa mattina, aperta da un intervento del Presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti.

Giulietti ha sottolineato la necessità “non più rinviabile di portare il caso Italia all’attenzione del Parlamento Europeo che già mantiene alta l’attenzione sul nostro Paese e sulla deriva antidemocratica nei rapporti tra politica e informazione, ma serve sottolineare oltremodo ciò che è avvenuto nelle ultime settimane e mi riferisco al processo a Saviano, al caso de Il Domani, alla vicenda di Report e potrei, purtroppo continuare”.

Alla riunione sono intervenuti anche lo stesso direttore del Domani, Stefano Feltri, la segretaria del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Paola Spadari, il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, il segretario dell’Usigrai, Daniele Macheda, e Anna Del Freo dell’Efj.

Feltri ha ricostruito l’antefatto del processo e della querela di Giorgia Meloni (presentata quando era solo un parlamentare) legata ad un articolo di cronaca giudiziaria circa le raccomandazioni per le forniture sanitarie delle mascherine e di cui il Domani ha parlato in riferimento a tutti i partiti, comunque sulla base di atti giudiziari. Viene, nello specifico, invocata la diffamazione circa l’uso del termine “raccomandazione”. Il direttore Feltri ha sottolineato come ci sia bisogno di far passare il messaggio della pericolosità dei bavagli ai giornalisti, non solo per i giornalisti ma per l’impatto che c’è sulla libertà dei cittadini di essere informati.

Oggi pomeriggio una delegazione di Fnsi e Usigrai si è recata presso la redazione del Domani in segno di solidarietà, come annunciato questa mattina nel corso della riunione settimanale di Articolo 21. Il segretario della Fnsi, Lorusso, nel suo intervento ha ricordato che sono state “ripresentate le proposte di legge tese a modificare l’articolo 595 del codice penale e che prevedono la condanna dell’autore di querele temerarie per una quota di quanto richiesto al giornalista, oltre alle spese legali.

È stata altresì ripresentata la proposta volta a cancellare il carcere per i giornalisti e non possiamo dimenticare che a pesare nei processi per diffamazione è anche la durata degli stessi, eccessiva e a sua volta penalizzante per i tanti colleghi coinvolti; mi pare non più rinviabile una grande manifestazione di piazza; ne abbiamo fatte tante altre ma i fatti degli ultimi giorni impongono una ripetizione”….

LEGGI TUTTO
(Nella foto la  manifestazione contro le querele bavaglio del novembre del 2016, organizzata da Articolo 21 e Fnsi)


  • Reader’s – 31 gennaio 2023. Rassegna web
    Se l’incoscienza di qualche potente, magari alimentata anche da una sciagurata corsa agli armamenti, è giunta al punto di prendere in considerazione il rischio di un conflitto mondiale per l’Ucraina, la sola possibilita’ di salvare il pianeta da un disastro definitivo è la stessa deterrenza tra i blocchi che lo ha salvato nei settant’anni trascorsi. E l’equilibrio del terrore richiede che la Cina, pur restandone saggiamente al di fuori pensando ai suoi guai col Covid e alla sua economia, non rinneghi la solidarietà politica con la Russia. Ne scrive oggi Piero Orteca su Remocontro. La rassegna prosegue con alcune considerazioni di Alessandro sulla candidatura di Cuperlo alla segreteria del PD, resa improbabile dal troppo tempo trascorso in una lodevole quanto rassegnata opposizione. Seguono un breve commento di Marnetto sul caso Cospito e un’interessante accostamento di Dio all’inconscio proposto da Giovanni Lamagna. Buona lettura (nandocan)
  • Reader’s – 30 gennaio 2023. Rassegna web
    A chi mi chiede se voterò alle primarie rispondo di sì, anche se non ho più rinnovato la tessera da quando Matteo Renzi decise di mobilitare il partito per quell’obbrobrio di riforma costituzionale che era il progetto Renzi-Boschi. Per Elly Schlein, naturalmente, come l’amico Cipriani, l’unica che mi pare dia qualche garanzia di fare finalmente […]
  • Reader’s 28 gennaio 2023 rassegna web di
    Insomma, solo determinate organizzazioni depositarie del marchio “massoneria” possono fregiarsi di essere massoniche. In Italia non vi è una legge al riguardo e ciò avrebbe favorito la proliferazione di moltissime organizzazioni sedicenti massoniche il cui scopo è l’affarismo e non certo “l’arcana sapienza”.
  • Reader’s – 27 gennaio 2023. Rassegna web di
    è chiaro che a “resistere” sono, di fatto, Nato, USA, UE mentre gli ucraini mettono “solo” decine di migliaia di morti, militari e civili, cinicamente sacrificati alla duplice e speculare follia di risolvere una controversia fra Stati attraverso una violenza che né riesce a respingere l’invasione russa, né consente ai russi di costringere l’Ucraina alla resa
  • Reader’s – 26 gennaio 2023 rassegna web
    Sul Corriere della Sera il dubbio ben rappresentato dalla illustrazione di Doriano Solinas. «C’è il pericolo che il gigantesco sforzo finanziario determini profitti per i produttori di armi più che apprezzabili risultati politici e la pace in Ucraina». Massino Nava sull’Europa e l’Occidente nella corsa al riarmo, dopo che Piero Orteca ci ha detto dell’economia russa che va molto meno peggio di quanto vorrebbero i suoi molti nemici. Mentre la nostra di casa paga di più sia le sanzioni che il gas non più russo. Conti economici da brivido, e molti dubbi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: