Reader’s – 29 aprile 2022 (rassegna web)

Lunga guerra di logoramento

“Overlasting war”, guerra di resistenza, guerra lunga e di logoramento. A questo puntano oggi gli americani, “Non lo diciamo noi – precisa Piero Orteca su remocontro – lo dicono, anzi, lo proclamano, i loro esperti di strategia e lo cominciano ad ammettere “officials” di primo piano dell’Amministrazione Biden, come il Segretario alla Difesa, Lloyd Austin. L’invasione russa ha preso una piega che ha colto alla sprovvista la quasi totalità degli analisti. Molti avevano sovrastimato la forza dell’esercito di Putin. O, forse, non ritenevano gli ucraini capaci di opporre una feroce resistenza, tale da infliggere al nemico perdite esponenziali”. Se l’esercito di Putin “sta sbattendo contro un muro di cemento armato, allora questa può essere l’occasione buona per raffreddare i bollenti spiriti della Russia. Definitivamente.

Da qui la decisione di premere sull’acceleratore dello scontro, alzando la soglia dell’escalation. E cominciando a rifornire Zelensky con tutte quelle armi pesanti che fino a questo momento gli sono state negate. Ora “si può vincere” ha ammesso Lloyd Austin, “anche se la guerra sarà lunga”. Si parlava di resistenza ucraina e “guerra di logoramento”. E gli analisti della prestigiosissima “Military Review” scrivono che “gli Stati Uniti possono aiutare il governo ucraino a mostrare ai russi che può mantenere il suo esercito in campo molto più a lungo di quanto avessero immaginato”. E più a lungo resiste l’Ucraina, maggiori saranno gli effetti delle sanzioni economiche sulla Russia. Dunque, per ora, è meglio combattere che trattare.

L’esercito Russo svelato

“Nella sfera militare, aggiunge Orteca, in molti conoscevano il “grande bluff” di Putin. Ovverossia, che le sue forze armate, a parte la componente nucleare e qualche punta di lancia avanzata, nel complesso erano un vero catorcio. Di più. Un sacco vuoto parato all’impiedi, come scoperto dall’intelligence occidentale, quando si è accorta che Mosca barava, gonfiando le cifre dei suoi effettivi e dei suoi armamenti convenzionali”. La prima scoppola l’aveva già presa in Georgia, nel 2008. Dopo quella data, in termini reali ha raddoppiato le spese militari e ha cercato di modernizzare armi, apparati tecnologici e organizzazione di comando. Ma senza ottenere, come si è visto, risultati particolarmente brillanti.

Chi non è stato capace di conquistare Mariupol, ma l’ha saputa solo cancellare dalla carta geografica, assieme ai suoi abitanti, sarà mai in grado di attaccare anche un solo kilometro dell’altra Europa? Diciamoci la verità – conclude Orteca – Putin è solo prigioniero, come una certa Russia, di un passato che è, assieme, glorioso, oscuro e tragico. E che lui cerca, nevroticamente, di riesumare dalle catacombe della storia, pronto a pagare e a far pagare qualsiasi prezzo, pur di riuscirci”.


Sempre su remocontro, come sul Corriere della Sera, interessante l’articolo di Massimo Nava su Kaliningrad, l’enclave russa nel Baltico che ospita la flotta di Mosca e i suoi sottomarini con armi nucleari. E il luogo dove e nato ed è sepolto Immanuel Kant, il filosofo che è stato il primo teorico di un’intesa di pace tra le nazioni. Dalla storia all’attualità, chi minacciasse Kaliningrad oggi, darebbe il via alla terza e ultima guerra mondiale. Quella nucleare.
«Uno dei luoghi potenzialmente più pericolosi del mondo», la premessa di Nava che ce ne fa la storia partendo dai primi decenni del 1700 sino al pericoloso oggi.

Cultura tedesca

“Königsberg, culla per secoli della cultura tedesca, perla del Baltico bombardata da Alleati e Armata Rossa nella seconda guerra mondiale, fu annessa all’URSS, ricostruita in stile sovietico negli anni Sessanta e ribattezzata Kaliningrad, in onore di Mikhail Kalinin, presidente del Soviet supremo ed eroe della rivoluzione. Per anni, pochi si sono ricordati dell’enclave russa: ferita nella memoria della Germania sconfitta (i cittadini tedeschi furono espulsi) e pur legittimo residuato del conflitto mondiale che si rivelerà una minacciosa spina nel fianco della Nato.

La Hong Kong del Baltico

Al tempo del presidente Boris Eltsin, ricorda Nava, era stata immaginata come una zona economica libera, una sorta di Hong Kong, ripopolata da cittadini russi (oltre mezzo milione) e fornita di infrastrutture di buon livello, anche per spegnere sul nascere sentimenti indipendentisti. Sotto la presidenza di Vladimir Putin, l’enclave acquistò maggiore importanza strategica in risposta al percorso delle Repubbliche Baltiche e della Polonia verso Europa e Nato.

La piccola Russia fuori dalla Russia

Se anche Svezia e Finlandia entreranno nella Nato, la «piccola Russia fuori dalla Russia» potrebbe diventare il tragico falò della neutralità e della dissuasione nucleare. E siccome la storia, oltre a ripetersi, gioca con le coincidenze, occorre aggiungere che qui è nata la prima moglie di Putin, Ljudmila.

Tra Polonia e Lituania

La collocazione geografica di quest’area incastrata fra Polonia e Lituania fa venire i brividi. Il porto, una delle rare zone del Baltico dove il mare non si ghiaccia, ospita il quartier generale della flotta russa e – secondo fonti occidentali – sottomarini e missili di varia tipologia, anche con capacità nucleare, che potrebbero colpire ovunque in Europa. L’altro punto chiave di Kaliningrad è il cosiddetto «varco di Suwalki», in territorio polacco, un corridoio di circa cento chilometri che unisce l’enclave alla Bielorussia e che è l’unico collegamento di terra dei Paesi Baltici con l’Europa. Il corridoio, in caso di estensione del conflitto ai confini dell’Ucraina, diverrebbe una serratura a doppia mandata per i Paesi Baltici. Il blocco di Suwalki rafforzerebbe il controllo del Cremlino sulla Bielorussia ed esporrebbe a ulteriori rischi la sicurezza della Polonia. …”Non sarà più possibile parlare di status non nucleare nel Baltico. L’equilibrio dovrà essere ripristinato” ha detto l’ex premier russo Dmitrij Medvedev, lasciando intendere che la decisione dei Paesi scandinavi implicherà un rafforzamento delle difese di Mosca nella regione.

Kant e la malvagità della natura umana

Kant, conclude il racconto di Nava, non si faceva illusioni sulla malvagità della natura umana e sulle propensione degli Stati alla guerra. «Lo stato di pace tra gli uomini, che vivono gli uni a fianco degli altri, non è uno stato naturale». Lo stato naturale «è piuttosto uno stato di guerra», ma a differenza di Machiavelli, riteneva possibile conciliare morale e politica.

Il suo era un sogno regolatore, l’embrione delle Nazioni Unite, rivelatesi nel tempo un’arma spuntata in rapporto a interessi e veti incrociati di grandi potenze. E la sua città è oggi uno schiaffo malvagio a un sogno che muore.


Autunno caldo in vista

Un vecchio amico e collega specialista in economia, che lavora a NENS, Nuova Economia Nuova Società, ha in vista un autunno caldo. “In vent’anni i salari reali non sono cresciuti in Italia, al contrario di quanto è avvenuto nel resto d’Europa. E adesso (dati Istat) le retribuzioni dei dipendenti dovrebbero crescere, in base alle norme dei contratti in vigore, dello 0,8 per cento, mentre l’inflazione già ha tagliato più del 5 per cento del potere di acquisto. Ci sono contratti nazionali scaduti e non rinnovati che riguardano quasi 7 milioni di lavoratori.

Gli imprenditori italiani hanno goduto in questi ultimi 20 anni di una situazione favorevole. Ma adesso che si è arrivati a un punto socialmente di non ritorno (troppo bassi salari, occupati ma al di sotto della soglia della povertà e lavoro senza troppe regole, come dimostrano anche le ripetute morti sul campo) hanno alzato un muro di fronte alle sollecitazioni del governo, arrivando al punto di avanzare una proposta come al solito sfrontata: il governo tagli 16 miliardi di cuneo fiscale così due terzi finirebbero nelle tasche dei lavoratori e un terzo in quelle degli industriali. Come dire: se volete alzare i salari, pagateli voi, magari tagliando le spese sociali, e visto che ci siete dateci pure un altro po’ di soldi a noi.

Alcuni commentatori hanno cominciato a scrivere che la sollecitazione all’aumento dei salari sia una mossa di partito (Pd, LeU, sinistra) in vista delle elezioni. Il solito modo di guardare il dito invece di vedere la luna. I salari troppo bassi stanno diventando un dramma sociale. Non affrontarlo con la necessaria determinazione significa caricare come una molla le tensioni sociali in un periodo di inflazione, in cui – la storia lo insegna – gli imprenditori hanno maggiori costi ma nel tempo hanno anche la possibilità di aumentare i prezzi, così come possono farlo lavoratori autonomi, professionisti, commercianti”.

L’occasione Meloni

Massimo Marnetto dedica oggi la sua nota alla Meloni, che “vuole trasformare Fratelli d’Italia: da destra ascendente MSI, a rassicuranti conservatori con vocazione governativa. Ingredienti: una conferenza programmatica dal titolo promettente (”Energia da Liberare”} e una location che sappia di futuro (Milano)”.

Funzionerà il democratic-washing per arrivare sterilizzati dai saluti romani alle prossime elezioni? La donna alfa di FdI fiuta l’occasione della vita: sondaggi favorevoli, Salvini in crisi, B in declino e Renzi in avvicinamento. Ma soprattutto abbondano gli anabolizzanti di cui la destra si è sempre servita: rabbia per la crescente povertà; e paura del covid e della guerra russo-ucraina.

Due sentimenti che saranno pure ”di pancia”, ma che la sinistra deve intercettare, per canalizzarli verso progetti di miglioramento….Ma ci vuole il progetto di una società equa, sostenibile e solidale. Che va lanciato adesso, per non trovarsi perdenti sul piano della chiarezza rispetto alla Meloni.

  • Reader’s 29 settembre 2022. Rassegna web
    Ma non ha vinto il fascismo. Ha vinto il sistema che con tanto trasporto e accanimento e falso messianismo, abbiamo creato. Il sistema che si fonda e si conserva costruendo il nemico: sul piano internazionale e sul piano interno, perché non ci può essere su un piano se non c’è anche sull’altro.I social sono null’altro che delle “piazze”, che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: piazze virtuali, che si sono aggiunte da qualche anno a quelle reali, da tempo immemorabile luogo abituale di incontro e frequentazione tra persone di vario tipo e livello. Dire “io non frequento i social” o, addirittura, “io schifo i social” equivale a dire “io non scendo mai per strada e non vado mai in piazza, perché schifo le persone che le frequentano”. Come se tutte le persone che frequentano strade e piazze fossero lo stesso tipo di persone; mentre non è così./
  • Reader’s – 28 settembre 2022. Rassegna web
    Probabile sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Guerra di chi per arrivare a cosa? di Ennio Remondino Nord Stream, l’ipotesi di un attacco ai gasdotti. Secondo fonti del governo tedesco, «un incidente è altamente improbabile»: per Berlino entrambe le linee sarebbero state «attaccate». Da chi e per ottenere cosa? «All’origine dell’agguato potrebbe esserci l’Ucraina o un suo alleato. Oppure […]
  • Reader’s – 27 settembre 2022. Rassegna web
    La vittoria di Meloni vista dagli Usa: «L’Italia verso il governo più a destra dai tempi di Mussolini» (da Remocontro) Copertura da ‘prima fascia’ al voto italiano sulla stampa americana. Ora si aspetta la reazione della Casa Bianca che alla vigilia di un risultato comunque annunciato aveva scelto la prudenza. «Non crediamo che, a prescindere […]
  • Reader’s – 24/25 settembre 2022. Rassegna web
    Per la prima volta nella mia lunga vita e per motivi indipendenti dalla mia volontà (barriere architettoniche, complicazioni burocratiche per chi si trova provvisoriamente nell’impossibilità di muoversi con le proprie gambe fino alla cabina elettorale) non andrò a votare alle elezioni politiche. Anche se mai come questa volta avrei sentito la necessità di non far […]
  • Reader’s – 23 settembre 2022. Rassegna web
    Il salto di scala militare è immediatamente salto di scala politico e geopolitico. E si spera che il terrore per il famigerato bottone nucleare faccia finalmente il miracolo di mettere in testa a una classe priva di senso della storia che la guerra in Ucraina non è una guerra regionale in cui basta schierarsi dalla parte dei valori democratici perché il cattivo perda e tutto torni al posto suo: è una guerra destituente e costituente dell’ordine mondiale, dopo la quale, e comunque vada a finire, al posto suo non tornerà niente. Questione epocale, sulla quale non una sola parola è stato possibile ascoltare nella ridondanza mediatica e comunicativa della campagna elettorale italiana. Dove la guerra ha giocato un ruolo sorprendentemente bifronte.
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