Reader’s – 28 maggio 2022 (rassegna web)

De-globalizzazione

La globalizzazione da opportunità competitiva a minaccia di dipendenza? Lo stiamo vedendo con il gas e il petrolio russo, scrive oggi Marnetto, ma sono molte le importazioni vitali senza le quali molti paesi collasserebbero. La ”crisi del grano” è la più eclatante, ma si va dalle terre rare, ai mangimi. Importiamo anche figure professionali essenziali: addetti all’agricoltura e all’edilizia, infermieri, badanti e preti. Per anni lo schema è stato uno solo: se ti manca qualcosa o qualcuno, compralo fuori. Costa meno. Ma oggi si è capito che se una fornitura diventa essenziale, si perde sovranità economica e politica. Nessuno vuol fare l’apologia dell’autarchia, ma ora che gli scambi sono diventati un’arma, occorre ripensare a un nuovo equilibrio tra produzioni domestiche e approvvigionamenti esteri.


Referendum, una scelta sbagliata

Fra due settimane si vota, non solo per le amministrative in molti comuni, ma anche per i referendum sulla giustizia. La decisione di accorpare nella stessa giornata il voto referendario con il voto amministrativo, secondo Nadia Urbinati che ne scrive sul sito di “Libertà e Giustizia”, è stata una scelta sbagliata perché distoglie l’interesse dei cittadini e dell’opinione pubblica dal tema delicatissimo che propongono, lasciandoli alla propaganda populista.

Questa scelta è stata contestata tra gli altri dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale che, in aggiunta, ha promosso un Comitato per il No ai referendum sulla giustizia promossi dalla Lega e dai Radicali e sostenuti da Forza Italia, Italia Viva, Azione e, ma solo parzialmente, da Fratelli d’Italia; contrati il M5s e il Pd (che però lascia libertà di voto).

Al di la delle convenienze di bottega, i quesiti messi a referendum oltre ad essere astrusi e di difficile comprensione per la stragrande maggioranza dei cittadini, sono inoltre controversi nella forma, nella mentalità e per i contenuti.

Controversi nella forma

Nella forma: la riforma della giustizia diventa una materia di propaganda elettorale quando dovrebbe essere il parlamento e il governo ad impegnarsi responsabilmente e con competenza. Tra l’altro, alcuni dei referendum intervengono su questioni già affrontate dalla riforma strutturale della giustizia targata ministra Cartabia, su cui sta ancora votando in parlamento.

…nella mentalità

Ma i quesiti sono anche controversi per la mentalità che li alimenta, segnati da una forte diffidenza nei confronti della magistratura, della giustizia e del controllo della legalità. Si tratta di una mentalità che ci riporta alle scaturigini di Forza Italia, in sintonia con il peggiore lascito del berlusconismo, sorto anche con l’obiettivo di piegare la giustizia a interessi particolari e al potere politico (una deriva che ha avuto successo nell’Ungheria di Orbán e che è stata fin qui ostacolata in Italia).

…per i contenuti

Infine, i quesiti referendari sono controversi per i contenuti. Il quesito sulle modalità di presentazione delle candidature dei magistrati per le elezioni del Csm e quello sulla partecipazione dei membri laici (avvocati e professori universitari) alla redazione delle “pagelle” professionali dei magistrati sono a dir poco controversi – sponsorizzano una proposta tecno-burocratica di valutazione delle performance dei magistrati tra l’altro inserita nella riforma Cartabia, che è stata giudicata molto severamente dai magistrati, non solo per le difficoltà tecniche di attuazione, ma soprattutto perché contiene un messaggio punitivo e può tradursi in una pratica di conformismo per quieto vivere.

Non migliore è il quesito sulla revisione delle carriere tra Pubblici ministeri e giudici che avrebbe l’effetto di allontanare il Pubblico Ministero dalla cultura della giurisdizione, “schiacciandolo su un’attività di polizia”, si legge nel documento per il Comitato per il No. Questo fu uno dei tradizionali cavalli di battaglia del berlusconismo.

Circa il quesito sulla custodia cautelare, esso è ingannevole in quanto si riferisce a tutte le misure, ovvero sia coercitive che interdittive; ma, esclusi i delitti di mafia e quelli commessi con l’uso delle armi, “l’effetto sarebbe quello di impedire la custodia cautelare non solo per chi ha commesso reati gravi, ma anche l’allontanamento dalla casa familiare del coniuge violento o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona vittima di atti persecutori” si legge nel documento del Comitato per il No.

Decisamente pessimo è infine il quesito per l’abrogazione della legge Severino, una proposta che va nella direzione di proteggere i corrotti – a questo condurrebbe l’abrogazione della disciplina riguardante la decadenza e l’incandidabilità degli eletti condannati con sentenza definitiva a una pena superiore a due anni.

Difeso nel nome dell’esigenza di evitare la sospensione di sindaci ed amministratori locali condannati con sentenza non definitiva, il quesito riguarda anche la decadenza e l’incandidabilità dei parlamentari condannati con sentenza definitiva a una pena superiore a due anni di reclusione (il caso Berlusconi).

Traspare in questi quesiti l’insofferenza del ceto politico per il controllo di legalità della propria attività, il peggio della cultura politica inaugurata da Forza Italia, una vera e propria rivolta dei politici contro i controlli, proprio nel mentre la politica è percepita da molti cittadini come un privilegio e un’attività che richiede poche competenze a fronte di molte giuste frequentazioni.


Nel marzo del 2000, durante un’intervista con BBC, Putin aprì alla possibilità che la Russia potesse aderire alla NATO, e lo ribadì anche all’allora presidente statunitense Bill Clinton. Il 25 settembre 2001, con uno storico discorso al Parlamento tedesco, sostenne che «la Guerra Fredda era finita». Raccontata in perfetto tedesco, la promessa di Putin: «il principale obiettivo della politica interna russa è soprattutto quello di garantire i diritti democratici e la libertà». Democrazia condivisa e alleanza anti terrorismo, ed a ferita ancora sanguinante dalla strage alle Torri gemelle, mentre Mosca guardava ai suoi problemi in Cecenia.

Putin, il primo dopo le Torri gemelle

Putin era stato il primo leader internazionale a telefonare a Bush per esprimere solidarietà e offrire aiuto, e nei mesi successivi lasciò che in vista dell’invasione dell’Afghanistan gli Stati Uniti si insediassero militarmente in una serie di paesi dell’Asia centrale che la Russia considera tipicamente parte della sua area di influenza.

Importanti relazioni commerciali

«Putin fu poi molto abile a costruire estese relazioni commerciali soprattutto con i paesi europei, di cui approfittò per garantire alla Russia una certa prosperità economica». Come primo ministro incoraggiò gli investimenti stranieri in Russia e spinse gli oligarchi russi a fare altrettanto all’estero.

«Nel 2000 Ikea aprì il suo primo negozio in Russia, a Mosca, e poco dopo arrivò anche la catena francese di supermercati Auchan. Nel 2003 la compagnia petrolifera Shell investì 10 miliardi di non dollari in un progetto energetico sull’isola di Sachalin, nell’est della Russia, mentre nello stesso anno l’oligarca russo Roman Abramovich comprò il Chelsea, nota squadra di calcio inglese».
Sergey Aleksashenko, ex funzionario della Banca centrale russa negli anni Novanta, ha detto al Washington Post che quegli anni furono una «luna di miele» per gli investimenti stranieri in Russia.

Dopo la ‘luna di miele’

Occidente distratto o parzialmente complice. Gli investimenti stranieri e i proventi dalla vendita di gas e petrolio permisero a Putin di consolidare attorno a sé un sistema di potere personale che stiamo verificando, appare ancora oggi solidissimo.

Gli accordi comunque utili

Gli accordi di Pratica di Mare, 28 maggio di vent ‘anni fa, prevedevano anche la nascita del Consiglio NATO-Russia, un’assemblea di funzionari sui temi della sicurezza e della cooperazione, che esiste formalmente ancora oggi. L’anno dopo fu firmato il ‘Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security’, un primo impegno reciproco ad astenersi da minacce e uso della forza, e la promessa di «costruire insieme una pace duratura e inclusiva nell’area euro-atlantica in base ai principi di democrazia e sicurezza cooperativa».

Autoritarismi svelati ed è subito Ucraina

Ma la gestione della politica interna tra oppositori e Cecenia ruppe presto l’incantesimo. Proprio sul fronte ucraino, quando, nel 2004, si oppose all’annullamento delle elezioni presidenziali in Ucraina che portarono all’elezione del filorusso Viktor Yanukovych, poi rimosso da una sentenza della Corte Suprema ucraina per via delle molte irregolarità prima e dopo il voto.

La corsa verso la Nato

Sempre nel 2004 poi diversi paesi dell’Europa orientale che avevano fatto parte dell’Unione Sovietica o del Patto di Varsavia scelsero di aderire alla NATO, con una decisione che la Russia e Putin denunciarono da subito come una provocazione, per vecchi patti con la ex Unione sovietica e per difesa di rivendicate ‘sfere di influenza’.

Autodifesa o probabili sollecitazioni atlantiche, ma le premesse alla follia delle guerra attuale, risalgono a quasi vent’anni fa. A quella foto-illusione e le trame che certo già nascondeva.


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