Reader’s – 27 maggio 2022 (rassegna web)

Apro con Massimo: troppo forte!!!

Estate alternativa?

Questa estate siete stufi di tornare alla stessa spiaggia? O al paesello dei nonni? Nessun problema: potete andare a trovare Putin. Come fa Salvini quando si annoia o altri politici europei, che – con la scusa di parlare di pace – si fanno un weekend da favola. Ora, anche tu, con il tour ”Pace e dacie”puoi vivere la stessa emozione.

Questo il nostro programma: visita guidata al Cremlino; colloquio con Putin per convincerlo a fare la pace mentre la sua sagoma a grandezza naturale tace (nessuno noterà la differenza); conferenza stampa (con video ricordo) dove proclamare che”il colloquio è stato franco, senza risultati immediati, ma si sono poste le basi per aprire un confronto costruttivo”.

Pranzo della comitiva con buffet allestito sul tavolone bianco, con la presenza dell’oligarca del giorno; visita alla dacia di Putin, con foto-ricordo sul famoso lettone sotto la trapunta regalata da B. Il pacchetto ”Pace e dacie”prevede anche il gadget omaggio di una maglietta double-face con l’immagine di Putin e quella di Zelensky sul rovescio. Che aspetti? Vai anche tu a parlare di pace con Putin!.. e farai schiattare d’invidia i tuoi amici social!


“Una Nato tornata in vita con la guerra in Ucraina, ma senza un progetto strategico….e non può essere la risposta ai bisogni di sicurezza dell’Europa” . Il severo giudizio dello storico britannico Adam Tooze che dirige negli Stati Uniti l’ European institute della Columbia university” , si può leggere nel numero appena uscito dell’ ”Internazionale” con la splendida copertina che appare nella foto che segue,

Un’ Europa che meno di tre anni fa – ci ricorda Ennio Remondino dal suo Remocontro – nel novembre 2019, il presidente francese Emmanuel Macron dava sull’orlo della “morte cerebrale”. Ma già nel 2017 la cancelliera Merkel , dopo aver parlato col presidente miliardario Trump, aveva dichiarato che l’Europa non poteva più contare sull’alleato statunitense. Adesso l’Europa si trova a gestire l’incerto futuro e le conseguenze pesanti di una guerra in conto terzi.

Insomma, “un’organizzazione tentacolare e senza obiettivi precisi» se non, per esempio, quello di annettere Paesi dell’ex blocco sovietico, e portare il cuore politico industriale dell’Europa a fare affari con Mosca, «cercando di farsi ago della bilancia tra Washington e Mosca – sostiene Tooze – mentre gli Stati Uniti guardano soprattutto allo spazio indo-pacifico in contesa con la Cina».

«L’invasione dell’Ucraina pare abbia contribuito a rianimare la Nato. Ma si tratta di una vera rinascita? L’alleanza ha una nuova visione per il futuro? O la sua reazione alla guerra è piuttosto paragonabile a un riflesso automatico?».

«Oggi l’entusiasmo atlantista è così fragoroso che tutti sembrano aver dimenticato una semplice verità: se l’obiettivo della Nato era scongiurare un’aggressione russa e mantenere la pace in Europa, allora l’alleanza ha fallito». I discorsi sull’adesione dell’Ucraina alla Nato hanno sicuramente incoraggiato l’ala nazionalista di Kiev.

La scoperta delle fragilità russe

«Se applicato alle informazioni militari dell’intelligence sull’Ucraina, il giudizio di Macron sulla “morte cerebrale” della Nato non sembra troppo impreciso. C’è voluta la guerra per darci una reale conoscenza dell’equilibrio militare tra Mosca e Kiev».

Anche se la Nato ripete dichiarazioni di appoggio all’Ucraina, gli aiuti militari sono forniti dai singoli stati dell’alleanza. Gli stati baltici e la Polonia, di comune memoria antisovietica, i più generosi in Europa. Ma sono soprattutto gli Stati Uniti ad armare l’Ucraina, con una quantità spropositata di miliardi che sta suscitando polemiche in casa.

Il presidente Biden è tentato di spingere per un cambio di regime a Mosca. Anche il segretario alla difesa statunitense parla apertamente della necessità di indebolire la Russia. «La Cia è più cauta e lancia avvertimenti sul rischio di un’ulteriore escalation del conflitto».

Usare l’Ucraina per umiliare la Russia

Unità patriottica americana, ma molto formale. Con quesiti che toccano noi Europa. «Gli Stati Uniti stanno mettendo a punto una nuova grande strategia per l’Europa e per la Nato? Oppure indebolire la Russia è un obiettivo che piace all’elettorato statunitense e lascia libero il Pentagono di concentrarsi sulla Cina?».

Conviene all’Europa rompere con la Russia?

«Se si esclude il rischio nucleare, la Russia è lontana e irrilevante per l’economia statunitense, ma ovviamente non per l’Europa». Rischio di un nuovo Afghanistan alle sue porte, un conflitto infinito, con devastanti ripercussioni umanitarie. «A Washington potrebbe andar bene. Ma l’Europa è davvero pronta ad accettarlo?». Forse no, potrei rispondere a Remondino, e infatti raramente accade. Ma in definitiva non è quello che si aspettano i nostri alleati di oltre Atlantico. L’ importante è che “segua”. E “l’intendance suivra” .

Il resto dell’analisi su Internazionale

L’analisi dello storico dell’European institute della Columbia university, spazia dalla politica interna Usa con il sempre più probabile ritorno di Trump, o comunque di una vittoria repubblicana, cercando di districarsi tra la incerta politica estera dell’amministrazione Biden. Da Adam Tooze, autore di un recente libro in Italia, una considerazione conclusiva.

«Di fronte all’aggressione di Putin, la Nato è una prima linea di difesa essenziale. Ma per quanto riguarda il futuro è al massimo una soluzione parziale, molto probabilmente una distrazione e nel caso peggiore un vicolo cieco storico».


  • Reader’s – 5 / 6 febbraio 2023 rassegna web
    Cospito peserà sulle coscienze. Altro che citare a pappagallo l’indifferenza è reato. Occorre riprendere a tessere una politica realmente alternativa a quella della destra che fa esattamente la sua politica. Oggi se la prendono con i ragazzini in piazza, puniscono con durezza i lanciatori di vernice lavabile che si battono per salvare la terra, domani continueranno. È il loro modo di essere, non lo scopriamo adesso.   Ma se ha senso la democrazia, occorre ripensare alla banalità del male, soprattutto quando veste la disumanità delle istituzioni.
  • Reader’s – 4 / 5 febbraio 2023. Rassegna web
    Il molisano Michele Prospero, ordinario di Filosofia del diritto all’Università “La Sapienza” di Roma, pur essendo relativamente giovane (63 anni) è, tra gli intellettuali marxisti più noti, un avversario accanito di quelle che chiama le “soluzioni nuoviste” per la sinistra italiana, a cominciare da Conte e i Cinque Stelle. Non sorprende che tra le candidature […]
  • Reader’s – 3 febbraio 2023. Rassegna web
    Attuale piú che mai, l’ironia del titolo di un film tra i più noti di Alberto Sordi non era che l’amaro sorriso su una brutale verità. Troppi sottovalutano il ruolo dei produttori e commercianti di armi nel fomentare ogni genere di conflitto su cui fondano le proprie fortune. Ignorano o fingono di ignorare che si tratta di un interesse analogo a quello dei produttori di qualunque bene superfluo nel creare o favorire le condizioni che ne sollecitano l’acquisto. Con margini di guadagno che non hanno paragoni con altri beni di consumo. E poiché non c’è difesa senza offesa e l’una e l’altra mutano facilmente a seconda del punto di vista, la destinazione delle armi è dal punto di vista del fabbricante (o del commerciante) del tutto indifferente.
  • Reader’s – 2 febbraio 2023. Rassegna web
    Il caso Donzelli. Ma un’informazione ”sensibile” è segreta o no? In Italia tutto è vago, affinché la responsabilità non si consolidi mai. Così quando il Ministro Nordio spiega in aula la natura delle rivelazioni di Donzelli qualificandole ”sensibili”, in realtà fa melina. Dice e non dice, ribadisce ma rimanda, non si nasconde ma svicola. / L’incoerenza del governo Meloni /Altra perquisizione FBI in una casa di Biden (come con Trump). America politica tra caos e guerra /Quando ancora si chiamava Albo.
  • Reader’s – 1 febbraio 2023. Rassegna web
    A chi rispondono i consiglieri di amministrazione della RAI per il loro mandato? Domanda retorica rivolta ieri dal segretario dell’Usigrai Daniele Macheda. Perché a chi rispondono lo sanno ormai quasi tutti, figuriamoci quelli come me, che all’Usigrai ho dedicato un bel po’ di anni. Li chiamiamo “editori di riferimento”, da quando Bruno Vespa usò questo […]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: