Reader’s – 27 giugno 2022

“Grillo e Conte non vogliono uscire dal Governo. Ma devono dare alla base un segnale di autonomia da Draghi”. La “formula” del tormentato rapporto tra Cinque Stelle e governo Draghi dopo l’”apostasia” di Luigi Di Maio è l’argomento scelto da Marnetto per la sua nota quotidiana. Ma anche il “sospiro di sollievo di Letta” visto che “il PD del Campo L – ma non XL – si è preso molte città al ballottaggio. Grazie anche alla destra divisa e ai suoi elettori, che in gran parte hanno scelto angurie in spiaggia piuttosto che Meloni and Co. al seggio. Salvini ha preso la sberla e sente il fiato di Giorgetti sempre più sul collo. Intanto i 5Stelle sono in piena siccità di consenso, viste anche le alte temperature tra Conte e il fuoriuscito Di Maio. La situazione precipita e l’Elevato finalmente plana a Roma per benedire il vincolo dei due mandati, trattabili.

“Ma soprattutto – precisa Marnetto – per decidere se strappare con Draghi come chiedono i ”rimasti”, per tornare subito nelle piazze a fare una bella cura ricostituente di vaffa in vista delle elezioni politiche. Grillo e Conte non vogliono uscire dal Governo. Ma devono dare alla base un segnale di autonomia da Draghi. E allora siamo tutti in attesa della ”formula” che salvi capre e cavoli: appoggio dissidente, sostegno critico… E’ dura la politica quando è appesantita dalla confusione”.


Su Remocontro, il sito di politica d geopolitica internazionale coordinato da Ennio Remondino, un interessante racconto di Giovanni Punzo sulla Königsberg dei Cavalieri teutonici, prima che l’annessione alla Russia la ribattezzasse col nome  di Kaliningrad, exclave russa tra Polonia e Lituania. 

La Königsberg dei Cavalieri teutonici, prima di Kaliningrad

“A metà del secolo XIII, costretti ad abbandonare la sede nel castello di Marienwerde (oggi Malbork in Polonia), i cavalieri teutonici si insediarono sulla costa del Baltico fondando la città di Königsberg. Lo spostamento verso la costa fu il momento finale di una progressiva ritirata iniziata dopo la guerra con la repubblica di Novgorod e la sconfitta subita da Aleksandr Nevskij nel 1242 sulle rive del lago Peipus.

Spinta ad est e la croce con la spada

Interrotta l’espansione ad est –quasi la dannazione storico-strategica di quell’area-, ai cavalieri restava da colonizzare ora un vasto territorio a nord-ovest corrispondente grossomodo alla Prussia.
I metodi per ‘evangelizzare’ le popolazioni locali furono piuttosto cruenti, ma la cosa non costituì un problema perché contemporaneamente furono anche fatti affluire coloni tedeschi per colmare le carenze demografiche. La città di Königsberg divenne in breve il principale centro della Prussia orientale e con l’adesione alla lega anseatica ebbe inizio anche un periodo di relativa prosperità, sebbene il retroterra rimanesse decisamente inospitale, malsano e paludoso e per questo poco popolato.

Il Ducato di Prussia e l’università

L’ultimo gran maestro dell’ordine teutonico, Alberto di Prussia, secolarizzò nel 1525 i beni dell’ordine che divennero il primo nucleo del ducato la cui prima capitale fu appunto Königsberg. Dopo un periodo in cui il piccolo stato dovette spesso assoggettarsi ai vicini più forti (ad esempio accettando il vassallaggio al regno di Polonia), finalmente nel 1701 divenne regno autonomo e il primo re di Prussia, Federico I di Hohenzollern, nonno di Federico il Grande, fu incoronato nella cattedrale, la cui costruzione risaliva ai tempi del primo insediamento teutonico. I motivi di attaccamento alla Prussia orientale e a Königsberg da parte dei sovrani tedeschi si comprendono quindi facilmente. L’altro aspetto importante nella storia della città fu l’università Albertina, fondata dal duca Alberto nel 1544 che divenne non solo un centro importante per la cultura tedesca luterana, ma anche per polacchi e lituani cattolici. Sebbene i concetti di tolleranza e convivenza siano di concezione moderna, indubbiamente le arti e la cultura che promanavano da Königsberg – amministrata con una ‘severa ma giusta’ rigidità prussiana – giocarono un ruolo importante in tutta l’area baltica al di la di lingue, religioni e confini.

Non solo Kant … ma anche Hanna Arendt

Il nome della città è indissolubilmente legato al filosofo Immanuel Kant che vi nacque nel 1724, visse con estrema sobrietà e vi morì nel 1804. Kant infatti non lasciò mai la città, ma riuscì ugualmente ad intrattenere fitte relazioni scientifiche con i più acuti ingegni europei del tempo. Meticoloso al limite della pedanteria, Kant, nel corso delle sue passeggiate, faceva regolare gli orologi ai passanti e, come si racconta, vi rinunciò solo il giorno in cui lesse sulla gazzetta prussiana il testo della dichiarazione dei diritti dell’uomo nel settembre 1789. Meno noto è che anche Hanna Arendt, sebbene fosse nata ad Hannover nel 1906, trascorse nella città baltica gli anni della sua adolescenza fino alla maturità. A causa della malattia del padre – prematuramente scomparso nel 1913 – la famiglia era infatti trasferita nella città di origine, dove la madre, fervente socialdemocratica, intratteneva relazioni politiche e culturali con gli intellettuali più in vista. E qui, si dice all’età di quattordici anni, la futura filosofa lesse «La critica della ragion pura» iniziando a sviluppare una vera e propria passione per la filosofia di Kant che l’avrebbe condotta a diventare allieva prima di Karl Jaspers e poi di Martin Heidegger.

Dopo il 1945

La sorte della città alla fine della II Guerra mondiale fu particolarmente dolorosa: assediata, praticamente distrutta, fu occupata dai sovietici nel gennaio 1945. I circa 350.000 abitanti del 1939 erano diventati poco più di 70.000. Gli ultimi tedeschi rimasti dopo l’occupazione russa furono poi trasferiti forzatamente nella parte orientale della Germania. Seguirono l’annessione all’Unione Sovietica e il cambio del nome in Kaliningrad nel luglio 1946: non solo Michail Ivanovič Kalinin non occupava un posto di prima fila nell’empireo sovietico, ma gli erano già state dedicate in precedenza altre due città. La sede del comando della flotta del Baltico da Krontadt, dove si trovava dai tempi degli zar, fu trasferita nell’antica città che ormai non esisteva più. Anche l’università Albertina del resto scomparve, sostituita dall’università federale baltica. Nel 1968 fu abbattuta l’ultima torre del castello e trasformata nella Casa dei Soviet, ma dopo il 1989 cominciò il degrado anche delle architetture monumentali sovietiche e, con l’indipendenza delle nuove repubbliche, sparì anche la federazione.

Si salvò in parte solo la tomba di Kant le cui spoglie furono esumate dalla cripta della cattedrale e portate all’esterno. Nel 1991 la Germania nel frattempo aveva ufficialmente rinunciato alla città, anche se un tratto di penna su un trattato – per quanto importante e da rispettare comunque – non può mai cancellare la storia.


  • Reader’s 1-2 ottobre 2022. Rassegna web
    Ma davvero qualcuno pensa, non solo negli Stati uniti, ma soprattutto in Europa dove più si pagano le conseguenze di questa guerra per procura, che dopo un relativo successo della controffensiva ucraina il governo russo avrebbe detto: “ci ritiriamo, scusate il disturbo, non avevamo previsto che l’invio delle armi occidentali avrebbe fatto la differenza”? Come riferisce oggi Ennio Remondino sul suo Remocontro: “Kiev rispetti la volontà popolare, cessi il fuoco e torni al tavolo del negoziato, noi siamo pronti ” ha invece dichiarato Putin al termine della cerimonia di annessione. Ma “con Putin Presidente negoziato impossibile”, ha risposto 18 ore fa Zelensky.
  • Reader’s 30 settembre 2022. Rassegna web
    L’atlantismo acritico del segretario del PD, tanto “fervente” da considerare incompatibile perfino un’accordo elettorale con i Cinquestelle, è risultato determinante per la vittoria del centro destra. Che ci sia stato non un semplice sbaglio ma un errore calcolato è la tesi sostenuta da Marco Montelisciani nell’articolo che vi propongo dall’ ultimo numero della rivista del Centro per la Riforma dello Stato. Dove si prova a spiegare anche come e perché il voto popolare per Conte “ha sconfitto la strategia del voto utile e la finzione del bipolarismo”. Per cui oggi “la sinistra è davanti all’ennesimo bivio”. 
  • Reader’s 29 settembre 2022. Rassegna web
    Ma non ha vinto il fascismo. Ha vinto il sistema che con tanto trasporto e accanimento e falso messianismo, abbiamo creato. Il sistema che si fonda e si conserva costruendo il nemico: sul piano internazionale e sul piano interno, perché non ci può essere su un piano se non c’è anche sull’altro.I social sono null’altro che delle “piazze”, che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: piazze virtuali, che si sono aggiunte da qualche anno a quelle reali, da tempo immemorabile luogo abituale di incontro e frequentazione tra persone di vario tipo e livello. Dire “io non frequento i social” o, addirittura, “io schifo i social” equivale a dire “io non scendo mai per strada e non vado mai in piazza, perché schifo le persone che le frequentano”. Come se tutte le persone che frequentano strade e piazze fossero lo stesso tipo di persone; mentre non è così./
  • Reader’s – 28 settembre 2022. Rassegna web
    Probabile sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Guerra di chi per arrivare a cosa? di Ennio Remondino Nord Stream, l’ipotesi di un attacco ai gasdotti. Secondo fonti del governo tedesco, «un incidente è altamente improbabile»: per Berlino entrambe le linee sarebbero state «attaccate». Da chi e per ottenere cosa? «All’origine dell’agguato potrebbe esserci l’Ucraina o un suo alleato. Oppure […]
  • Reader’s – 27 settembre 2022. Rassegna web
    La vittoria di Meloni vista dagli Usa: «L’Italia verso il governo più a destra dai tempi di Mussolini» (da Remocontro) Copertura da ‘prima fascia’ al voto italiano sulla stampa americana. Ora si aspetta la reazione della Casa Bianca che alla vigilia di un risultato comunque annunciato aveva scelto la prudenza. «Non crediamo che, a prescindere […]
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