Reader’s – 25 aprile 2022 (rassegna web)

La Festa della Liberazione è importante, ci dice stamani Massimo Marnetto, “perché l’Italia non si è ancora liberata del tutto dal fascismo” e anche perché, aggiungo io, consente una rilettura dell’attualità alla luce di quei valori che si volle difendere con la Resistenza e tutelare poi con quella Costituzione che non ha ancora trovato completa realizzazione nella repubblica democratica.

“Dire ”prima gli Italiani” – come fa la destra da Meloni a Salvini – non indica una sequenza temporale tra il prima (a noi) e il dopo (a voi), ma una gerarchia sociale tra sopra (cittadini egemoni) e sotto (soggetti inferiori). Nel fascismo camuffato, queste minoranze sono tollerate se stanno al ”loro posto”, rispettando la regole delle tre ”S”: sottomesse, separate, silenziose. Questo fascismo di ritorno, conclude Marnetto, va smascherato”.

Resistenza antifascista e resistenza ucraina

Quest’anno, però, la coincidenza con l’invasione russa dell’Ucraina ha portato una gran parte dei media, anche in contrasto con l’interpretazione dell’ ANPI, associazione nazionale dei partigiani italiani, ad accostare la resistenza antifascista di allora con quella in corso del popolo ucraino e del suo leader Zelensky. E più concretamente a motivare la decisione del nostro Parlamento all’invio delle armi richieste da quel governo.

Ciò che ha introdotto un argomento divisivo nella pubblica opinione pure a fronte della condanna pressoché unanime dell’invasione ordinata da Putin. Ne è scaturito un dibattito molto acceso anche sui social tra favorevoli e contrari ad una scelta che rischia di aggravare il massacro dei civili ritardando l’inevitabile compromesso, di cui non si vedono ancora le premesse anche se tutti sanno avere per alternativa l’apocalisse di una terza guerra mondiale.

Dal dibattito di questa mattina riporto qui alcuni interventi di amici a sostegno di una o dell’altra tesi:

Giovanni Lamagna

E’ venuto – io penso – il tempo di dire che oggi, nelle condizioni storiche date, in presenza cioè di arsenali nucleari disseminati in varie zone della Terra e in grado di distruggere non una sola volta, ma più volte, non solo l’intera Umanità, ma forse anche tutte le altre forme di vita presenti su questo pianeta, manco la guerra che Inghilterra, Francia, Russia e Stati Uniti scatenarono a metà del secolo scorso per debellare il mostro nazifascista, sarebbe da ritenersi opportuna e quindi “giusta”, benché formalmente, cioè moralmente e giuridicamente (almeno per il diritto internazionale allora e tuttora vigente), del tutto legittima.

Di conseguenza manco la Resistenza partigiana, che negli ultimi anni di quella terribile guerra accompagnò le azioni armate degli eserciti alleati (e che – sia detto per inciso – senza di queste non avrebbe avuto alcuna, sia pur minima, possibilità di vittoria e quindi sarebbe stata puramente testimoniale e, in fin dei conti, suicida) lo sarebbe oggi.

Una resistenza nonviolenta

E’ venuto forse (o senza forse) il tempo di dire con chiarezza che o l’Umanità è in grado di inventare e praticare altre forme di resistenza (non armata e quindi nonviolenta) alla violenza (anche la più estrema e crudele) di un esercito aggressore oppure la sua sorte è già segnata; saremo destinati, noi umani, a scivolare (forse – il che ha dell’incredibile e dell’assurdo – senza neanche rendercene conto) verso l’incubo nucleare e, quindi, quasi sicuramente (tutte le previsioni degli esperti lo confermano) verso la nostra completa autodistruzione.

Tertium datur

Insomma e in altre parole, tra la resistenza armata e la resa passiva ad un’aggressione violenta di un esercito straniero, tertium datur: occorre ovviamente innanzitutto decolonizzare il nostro immaginario storicamente datato e poi inventarsi, addestrarsi a e, quindi, praticare all’occorrenza altre forme di resistenza all’aggressione e alla violenza:

una resistenza attiva, nonviolenta, consapevole, scientifica, diffusa su larga scala, di massa.

Questa semplice (ma – a quanto pare – per niente scontata) riflessione dovrebbe tagliare la testa al toro sulle feroci polemiche che ha scatenato la recente presa di posizione dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) rispetto alla guerra da un mese e mezzo in corso in Ucraina.

Polemiche che prendevano a pretesto un’apparente contraddizione presente nella posizione dell’ANPI: un’associazione, che si fonda statutariamente sulla memoria storica della resistenza armata dei partigiani italiani nell’ultimo conflitto mondiale, può dichiararsi contraria all’invio di armi per supportare la resistenza del popolo ucraino all’invasione russa?

Se si tiene presente la riflessione da me svolta all’inizio, ci si renderà conto di come la recente posizione assunta dall’ANPI tenga onestamente e realisticamente conto della radicale mutazione dell’attuale contesto storico rispetto a quello del 1945 e quindi non soffra di alcuna contraddizione, come invece alcuni interessati commentatori (che tra l’altro non so da quale parte si sarebbero schierati a quell’epoca) hanno strumentalmente e opportunisticamente creduto di potere e dovere evidenziare.

Gilberto Squizzato ripropone: PROVO A IMMAGINARE…


24 febbraio 2022. Gli Ucraini, sotto la soverchiante minaccia dell’Armata Russa che preme ai suoi confini, fanno i conti con la realtà e accolgono l’appello a scongiurare la guerra che viene da pacifisti e non-violenti di tutto il mondo. Sapendo che la Nato non puó e non vuole intervenire, che gli europei vogliono anzitutto badare ai propri interessi, che Italia e Germania non possono rinunciare al gas russo, Zelenskj si dimette ed espatria esule in America dove continuerà la sua carriera di comico e attore, applaudito per aver evitato al suo paese un bagno di sangue. Si insedia a Kiev un governo fantoccio sotto l ala dei servizi segreti russi.

Donbass, Crimea, sud Ucraina e Transnistria diventano una Repubblica che entra a far parte della federazione russa.
Putin, avendo tolto all Ucraina lo sbocco al mare, controlla ora l’immensa produzione di grano di Kiev che sommata a quella russa gli consente di gestire un quinto delle risorse cerealicole mondiali e un quarto del gas venduto al resto del mondo, determinando i prezzi di questi beni essenziali. Più forte si fa in pochi mesi la dipendenza da Mosca di tutto il nord Africa che vive del grano ucraino-russo e quella di molti paesi del Medioriente, mentre le erogazioni cerealicole di Mosca diventano un rubinetto che riducendo sistematicamente il flusso alimentare fa di Putin l’acceleratore dei flussi migratori verso l’Europa. Conseguentemente decine di paesi non autosufficienti sotto il profilo alimentare finiscono per diventare, nei fatti, vassalli di Putin e dentro l’ONU entrano a far parte stabilmente di un blocco asservito all’egemonia di Mosca.

Intanto fra Mosca Kiev e Minsk..

Intanto fra Mosca Kiev e Minsk viene quasi subito risuscitato l’accordo di alleanza della CSI di fine XX secolo e nasce così un nuovo patto militare che prende il posto di quello di Varsavia.
Strutture civili e fabbriche sono intatte e Putin prende conseguentemente anche il controllo delle risorse minerarie e industriali dell Ucraina del sud entrata nella Federazione e anche, tramite il governo fantoccio, di quelle di Kiev. L’Ucraina viene smilitarizzata e per garantire la sua sicurezza le truppe di Mosca stabiliscono basi avanzate verso ovest. In breve, ora la Russia confina direttamente con i paesi della Nato.

(Si rivela così del tutto ipocritamente pretestuosa la motivazione putiniana dell’operazione militare in Ucraina consistente nell esigenza di assicurarsi una zona neutra fra Russia e Nato. Senza dimenticare che dalle basi nucleari di Kaliningrad alle testate atomiche di Putin bastano due minuti per raggiungere Varsavia, Berlino, Parigi e pochi secondi per Helsinki e Stoccolma.) Contemporaneamente, chiusi i contatti con i mercati occidentali, Putin trasforma l’Ucraina in un mercato forzoso della dequalificata industria russa.
Libertà di opinione, associazione e stampa vengono abrogate “ad evitare nuove Maitan” : nello stesso tempo decine di migliaia di oppositori ucraini, sopravvissuti alle prime eliminazioni dirette, vengono processati e incarcerati.

Democratura illiberale

Si formano partiti fantoccio che competono in elezioni fantoccio, essendo stata imposta in questa Ucraina normalizzata la dottrina della democratura illiberale già proclamata da Putin nel 2021.
Nelle scuole e nelle università, come nei media, questa dottrina diviene la base dell insegnamento e i manuali di storia vengono riscritti per descrivere l Ucraina come una provincia della Russia.
Sì stabilisce una forte sinergia politica oltre che continuità territoriale, fra Russia e Ungheria di Orban, cuneo nell Unione Europea della democrazia illiberale

Già nei primi giorni dopo la capitolazione alcuni sporadici tentativi di resistenza ucraina non violenta vengono stroncati sul nascere e i capi incarcerati per sedizione e tradimento.
Sindacati e libere associazioni vengono commissariati e posti sotto il controllo vigile delle autorità di polizia mentre si diffonde in modo capillare in tutto il paese la vigilanza della succursale ucraina dei servizi segreti di sicurezza russi, quasi una replica della Stasi della DDR. Appena stabilita la supremazia di Kyrill sulle scismatiche chiese ucraine si procederà immediatamente alla bonifica del paese da tutti gli LGBT.

In questo quadro, non sarebbe nemmeno immaginabile una futura resistenza organizzata civile disarmata, mentre nelle campagne prenderebbe corpo una forma endemica di guerriglia antirussa e anti governo collaborazionista di Kiev, con conseguenti rappresaglie ed esecuzioni sul campo dei partigiani ucraini. Credo sarebbe fantasioso immaginare una nuova ondata di resistenza civile disarmata dopo la prima stroncata sul nascere, perché se l’avversario di Ghandi era l’impero inglese che bastonava e incarcerava quello degli ucraini è il regime neozarista di Putin che non si fa scrupolo di usare bande di tagliagole ceceni e mercenari pronti a tutto anche senza bisogno di una guerra esplicitamente guerreggiata.

Sarebbero (stati) questi con tutta evidenza gli esiti della capitolazione immediata dell’Ucraina. Mi/vi chiedo quale alternativa poteva esserci se non la resistenza militare di Kiev all’ invasione russa. Me lo chiedo, disperato, con la morte negli occhi e nel cuore, ben consapevole delle sue strazianti, tragiche conseguenze.

Fernando Cancedda

Caro Gilberto, mi auguro che in questi due mesi trascorsi dal 24 febbraio ad oggi la tua affascinante immaginazione, più utile alla sceneggiatura di una fiction che ad un’analisi geopolitica, abbia trovato un correttivo nella riflessione sulla complessità del reale che raramente si accompagna ad una escalation in bianco e nero come quella che hai immaginato. Dove la realtà, ampiamente documentata, del ruolo svolto dagli Stati Uniti e dalla NATO viene del tutto trascurato e con quella la prospettiva di un negoziato che porti a serie garanzie per entrambi i fronti di questa ennesima guerra per procura. Non è così , credimi, che si aiuta la pace.

Gilberto Squizzato

Caro Fernando, io mi auguro che se la mia é l’affascinante ma delirante immaginazione di uno sceneggiatore la tua lucida visione della realtà, utile a un sereno giudizio geopolitico, ti consenta di vedere con chi abbiamo a che fare: un sadico e paranoico zar che non essendo riuscito a elaborare – per sua stessa ammissione- il lutto per il crollo di quell’URSS che gli aveva dato grazie alla Stasi il controllo di metà Germania, per soddisfare la sua ambizione di risuscitare quel dissolto impero ha deciso di ampliarne gli sbocchi sui mari meridionali mandando disinvolta ente a morire (trascuro le vittime dei “suoi” pretesi sudditi ucraini) 20.000 giovani militari di quella Russia che, entusiasta, glielo ha lasciato fare arruolando al loro fianco migliaia di miserabili e efferati mercenari.

È bianco e nero questo? No, è sangue russo vermiglio che io piango come quello ucraino. Non è una sceneggiatura fantasiosa, purtroppo, come non lo sono le testate atomiche di Kaliningrad con cui l’imperatore benedetto dall omofobo patriarca pretende di ricattare l altra metà dell Europa che ha inventato l’Habeas Corpus e i diritti civili che Mosca in mille anni non ha mai conosciuto. È anche per amore di quella Russia seviziata per dieci secoli dai suoi tiranni e depredata oggi dai suoi nuovi boiardi che ingioiellano a Milano e Portofino le loro baldracche mandando al massacro in due mesi 20.000 ragazzi che la mano omicida fa fermata non con le chiacchere di un calcolo opportunistico altrettanto cinico. Se poi la mia è una fantasiosa sceneggiatura fantapolitica lo stanno rivelando i fatti, non le interpretazioni ideologiche.

Fernando Cancedda

Caro Gilberto, non un’interpretazione ideologica ma quella lettura semplificata e semplicistica degli avvenimenti a cui veniamo indotti dai mass media, con crescente diseducazione e militarizzazione dei nostri punti di vista, ci porta sempre più a confondere l’origine, le circostanze e lo sviluppo storico dei medesimi con questo o quel personaggio, per importante che sia, che ne rappresenta tutt’al più l’espressione. Come se il fascismo fosse opera di Mussolini, il nazismo di Hitler e lo stalinismo di Stalin. Se questo tipo di lettura ci evita colpevolizzazioni collettive e può giovare all’autoassoluzione, tanto più fortuna avrà come i fatti stanno a dimostrare.

È per questo che non mi convincerà mai l’attribuzione di questa aggressione alle ambizioni di “un sadico e paranoico zar” in lutto per il crollo dell’URSS e ansioso di risucitarne l’impero. Non mi convincerebbe neppure se fosse lo stesso Putin a pensarla in questi termini. Nelle scorse settimane chi lo ha voluto ha potuto cercare e trovare la documentazione di quanto è avvenuto da quelle parti dal 1989 ad oggi. Liquidarne lo studio con le interferenze della propaganda è altrettanto facile e scontato che piangere sul sangue versato dalle vittime di entrambe le parti. Ecco perché penso che confondere le circostanze della resistenza partigiana di quasi 90 anni fa con quella Ucraina di oggi sia un errore, così come rinviare con l’aiuto militare più o meno diretto una ricerca seria del negoziato.

Lucio Giordano

Provo a immaginare anche io, Gilberto Squizzato:

PACE SUBITO O TERZA GUERRA MONDIALE?
Fateci caso, ormai nessuno parla più seriamente di negoziati di pace. Il solo Erdogan ci prova, promuovendo di tanto in tanto, trattative che non sono altro che uno spot personale.
Nessuno ne parla e nessuno in realtà vuole la pace, con la propaganda che anzi suona i tamburi di guerra con cadenza sempre più ritmata. La pace, per chi non lo sapesse, vorrebbe dire sedersi attorno ad un tavolo e trovare un compromesso tra le richieste della Russia, e quelle dell’Ucraina. Sarebbe probabilmente una trattativa dolorosa per Kiev. Dolorosa e ingiusta. Non ci sarebbe nemmeno bisogna di ripeterlo: la criminale aggressione di Putin non ha mai avuto nessuna giustificazione.

Ma una pace immediata, quanto improbabile, eviterebbe quantomeno altre vittime. Siamo già a centomila morti di civili, ragionando a spanne. Ventimila solo a Mariupol, la città martire. Continuando con una guerra a bassa intensità, andrebbe molto peggio di così. Sarebbe lo stesso pantano vissuto dagli Stati Uniti, nella guerra in Vietnam, con milioni di morti. Si vuole questo? Bene. In fondo nella strategia degli alleati ucraini, Usa e Inghilterra che questo conflitto l’hanno preparato per anni, l’obiettivo è segnato . E al diavolo i civili, al diavolo la distruzione di intere città ucraine, al diavolo una ricostruzione che richiederà decenni, se si andrà avanti di questo passo.

Eh ma noi intanto, andiamo avanti con le sanzioni, alla fine Putin cederà. Ne sono convinti in molti. Peccato che le sanzioni stiano già mettendo in ginocchio, oltre alla Russia, le economie delll’europa intera. Di questo passo, ben che vada sarebbe la catastrofe, . Pil in caduta libera e eserciti di disoccupati all’orizzonte nel vecchio continente. Figuriamoci: siamo a soli due mesi dall’inizio della guerra, chissà cosa accadrebbe tra sei mesi.
E però, giustamente, non si può accettare che un Paese aggressore la faccia franca.

Bisogna offrire agli aggrediti il supporto di cui il mondo occidentale è capace: aiuti umanitari, medicine, cibo, accoglienza di sette milioni di profughi che oggi vengono accolti a braccia aperte e domani chissà. Certo, poi per dare una mano a Kiev, ci sono le armi. L’invio delle armi è la strategia scelta dagli Stati Uniti per allungare questa guerra. A parere di molti , in realtà, per destabilizzare l’Europa, il famoso vaso di coccio, e distruggere economicamente Mosca.
Come vedete, la Pace subito continua ad essere l’unica strada per arginare la catastrofe a cui stiamo andando incontro. Dalla carestia a cui andremo quasi sicuramente incontro.

Si dice: e però il valore della libertà deve essere difeso a tutti i costi. Resistenza, resistenza, resistenza. Non è possibile che i macellai russi si impossessino di altro territorio ucraino. Sacrosanto, nessuno può metterlo in discussione. Nessuno.
Peccato però che l’invio delle armi non basti per capovolgere le sorti della guerra. Almeno non per il momento. Alle anime belle che chiedono a Kiev di continuare a combattere fino alla vittoria. diamo allora un’indicazione. Se l’Ucraina vuole sconfiggere davvero la Russia, americani, inglesi, magari australiani e europei, devono dichiarare la terza guerra mondiale contro Mosca. Sempre che la Cina, più infastidita che mai , non decida di appoggiare anche militarmente il cremlino. Se si vuole vincere sul campo non ci sono alternative. Sì, l’entrata in guerra di Usa e Inghilterra al fianco degli ucraini è l’unica possibilità per la vittoria dell’ucraina.

Questo è il quadro. Questa è l’unica alternativa alla pace di compromesso, per mettere fine a questa folle guerra, disastrosa ed inutile come tutte le guerre. L’importante però è che si sappia. L’importante è che tra chi è assetato di sangue e getta anche in queste ore cisterne di benzina sull’incendio, non si alzi nemmeno un lamento per un conflitto immane che poteva essere evitato tre mesi fa, con un accordo tra le due parti.
Per il resto, che altro dire di fronte ad una catastrofe imminente? Che almeno Dio limiti la tragedia di questa sciagurata guerra. Quel Dio che da qualche mese sarà sicuramente arrabbiato per la totale idiozia degli uomini che stanno ripetendo gli stessi errori di 80 anni. Nemmeno gli asini sbagliano due volte. Ma gli uomini sono molto peggio dei ciuchi.


  • Reader’s 29 settembre 2022. Rassegna web
    Ma non ha vinto il fascismo. Ha vinto il sistema che con tanto trasporto e accanimento e falso messianismo, abbiamo creato. Il sistema che si fonda e si conserva costruendo il nemico: sul piano internazionale e sul piano interno, perché non ci può essere su un piano se non c’è anche sull’altro.I social sono null’altro che delle “piazze”, che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: piazze virtuali, che si sono aggiunte da qualche anno a quelle reali, da tempo immemorabile luogo abituale di incontro e frequentazione tra persone di vario tipo e livello. Dire “io non frequento i social” o, addirittura, “io schifo i social” equivale a dire “io non scendo mai per strada e non vado mai in piazza, perché schifo le persone che le frequentano”. Come se tutte le persone che frequentano strade e piazze fossero lo stesso tipo di persone; mentre non è così./
  • Reader’s – 28 settembre 2022. Rassegna web
    Probabile sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Guerra di chi per arrivare a cosa? di Ennio Remondino Nord Stream, l’ipotesi di un attacco ai gasdotti. Secondo fonti del governo tedesco, «un incidente è altamente improbabile»: per Berlino entrambe le linee sarebbero state «attaccate». Da chi e per ottenere cosa? «All’origine dell’agguato potrebbe esserci l’Ucraina o un suo alleato. Oppure […]
  • Reader’s – 27 settembre 2022. Rassegna web
    La vittoria di Meloni vista dagli Usa: «L’Italia verso il governo più a destra dai tempi di Mussolini» (da Remocontro) Copertura da ‘prima fascia’ al voto italiano sulla stampa americana. Ora si aspetta la reazione della Casa Bianca che alla vigilia di un risultato comunque annunciato aveva scelto la prudenza. «Non crediamo che, a prescindere […]
  • Reader’s – 24/25 settembre 2022. Rassegna web
    Per la prima volta nella mia lunga vita e per motivi indipendenti dalla mia volontà (barriere architettoniche, complicazioni burocratiche per chi si trova provvisoriamente nell’impossibilità di muoversi con le proprie gambe fino alla cabina elettorale) non andrò a votare alle elezioni politiche. Anche se mai come questa volta avrei sentito la necessità di non far […]
  • Reader’s – 23 settembre 2022. Rassegna web
    Il salto di scala militare è immediatamente salto di scala politico e geopolitico. E si spera che il terrore per il famigerato bottone nucleare faccia finalmente il miracolo di mettere in testa a una classe priva di senso della storia che la guerra in Ucraina non è una guerra regionale in cui basta schierarsi dalla parte dei valori democratici perché il cattivo perda e tutto torni al posto suo: è una guerra destituente e costituente dell’ordine mondiale, dopo la quale, e comunque vada a finire, al posto suo non tornerà niente. Questione epocale, sulla quale non una sola parola è stato possibile ascoltare nella ridondanza mediatica e comunicativa della campagna elettorale italiana. Dove la guerra ha giocato un ruolo sorprendentemente bifronte.

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