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Reader’s – 24 gennaio 2023. Rassegna web

Sanremo terapia

di Massimo Marnetto

Come il salariato aspetta il fine settimana per recuperare le forze, così l’intero Paese aspetta Sanremo per allontanare le brutte notizie per una settimana. E concentrarsi sui nuovi emergenti (questo farà strada, ma con quei tatuaggi però…), vecchie glorie che tornano (”sì, ma non lo vedi che è tutta rifatta?..”) e un Amadeus scacciapensieri (”sì però senza Fiorello…”).

Ora sembra che a turbare un intero popolo da questa terapia distensiva ci sia l’intervento di Zelenski. Sono contrario: Zelenski intervenga in un tg o in un talk, ma non a Sanremo, dove un tema così duro come quello della guerra finirebbe per banalizzare le canzoni e viceversa. La leggerezza dell’Ariston per molti è una prestazione sanitaria antistress a cui sono abituati. Non va stravolta: l’evasione è una cosa seria.


Intercettazioni, Lorusso: «Basta bavagli ai giornalisti

Il segretario generale Fnsi torna sul tema dialogando con l’Ansa. «Il diritto a essere informati prevale sul segreto di indagine. Se la notizia è di rilevanza pubblica il cronista ha il dovere di pubblicarla», ribadisce.

«Chi vuole cogliere il pretesto della riforma della giustizia per mettere un bavaglio alla stampa, dovrebbe mettere il naso fuori dai confini nazionali e vedere come molti media europei stanno raccontando il Qatargate, basandosi sui materiali delle indagini portate avanti dall’autorità giudiziaria belga: non c’è nulla di diverso rispetto a quello che fanno i giornalisti italiani. È pretestuoso dire che c’è un’anomalia italiana, non c’è alcuna anomalia», dice Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale della Stampa italiana, intervenendo sul tema intercettazioni.

il diritto dei cittadini a essere informati prevale anche sul segreto di indagine


«Se la notizia è di rilevanza pubblica – riflette Lorusso – e può essere utile all’opinione pubblica anche per esercitare consapevolmente i diritti di cittadinanza, e se il giornalista ne entra in possesso lecitamente, ha il dovere di pubblicarla, indipendentemente dal fatto se sia un atto di indagine coperto o meno dal segreto, checché ne pensi qualche esponente della classe politica italiana. C’è una giurisprudenza costante della Corte europea dei diritti dell’uomo su questo: il diritto dei cittadini a essere informati prevale anche sul segreto di indagine».

Le intercettazioni restano «uno strumento di indagine importante, ed è chiaro che i giornalisti, qualora ne entrino in possesso, debbano farne un uso responsabile. Quello che rileva è la notizia, non bisogna certo fare il copia e incolla e darne in pasto ai lettori. Le notizie – sottolinea – vanno estrapolate e spiegate tenendo conto del contesto generale in cui maturati i fatti».

Il diritto dei cittadini a essere informati prevale anche sul segreto di indagine

L’auspicio del segretario Fnsi è che «tutto questo venga tenuto in debita considerazione da chi pensa a introdurre nuove forme di bavaglio, visto che ce ne sono già tante: penso alle querele temerarie, tema che dal 2002 è all’attenzione del Parlamento, ma chissà perché non si fanno passi avanti e intanto i media vengono minacciati da chi vuole impedire loro di occuparsi di determinati temi con richieste enormi di risarcimento danni pretestuosi. Così come non si fanno passi avanti sul tema del segreto professionale e delle fonti, anzi vengono compiute azioni spettacolari nei confronti dei giornalisti, come perquisizioni, sequestri di strumenti di lavoro, pedinamenti. Questo indebolisce il diritto di cronaca e la libertà di stampa nel nostro paese.

È sufficiente consultare il rapporto sullo Stato dell’Unione dell’Ue del luglio scorso per trovare tutte queste criticità, insieme con una condizione lavorativa sempre più precaria. Ecco, mi aspetterei che la classe politica discuta di questo piuttosto che di dover combattere contro l’introduzione di ulteriori bavagli. Prevedere eventuali sanzioni per chi pubblica notizie vere, contenute in atti giudiziari come intercettazioni, farebbe fare all’Italia un ulteriore passo indietro nelle classifiche internazionali, allontanando il nostro Paese dalle democrazie liberali occidentali per avvicinarlo a Paesi come l’Ungheria». (Ansa)


Dal disegno di legge Alfano alla riforma della giustizia Cartabia in discussione ora al Parlamento, il tentativo di impedire la pubblicazione anche parziale e controllata, come già deciso con precedenti disposizioni legislative, delle intercettazioni di pubblico interesse, viene riproposto dalla destra (ma non solo) a più riprese, come potete vedere e ascoltare nello spettacolo-manifestazione che segue, da me ripreso in video e diffuso su youtube nel giugno del 2009 (nandocan).

In galera! Gli articoli che non vorrebbero farci scrivere più

SECONDA PARTE: LE SCALATE DI RICUCCI (RCS) E CONSORTE(BNL) Un pezzo di storia italiana che non avremmo mai conosciuto se il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, ora all’esame del Senato, fosse già entrato in vigore. Dagli intrighi con la Banca d’Italia dei “furbetti del quartierino” alle penose telefonate di Berlusconi col direttore di RAI fiction, Saccà, dallo scandalo di Calciopoli alla cinica gestione della clinica “Santa Rita”.

Nelle quattro puntate del video, registrate durante lo spettacolo-manifestazione del 23 giugno 2009 al teatro Ambra Jovinelli di Roma, alcune tra le intercettazioni più sconvolgenti degli ultimi anni, lette da attori professionisti e commentate dai più noti cronisti giudiziari. Per scongiurare questo ulteriore attacco alla democrazia e al diritto dei cittadini di conoscere la faccia oscura del potere,i giornalisti sono pronti allo sciopero e alla disobbedienza civile, certi di poter contare sulla solidarietà attiva di tutti gli italiani.

Altri video sullo spettacolo possono essere viste sulla mia pagina Youtube


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