Reader’s – 21 gennaio 2023. rassegna web

Onestà organizzata

di Massimo Marnetto

”Lei è favorevole all’arresto di Messina Denaro?”. La domanda è rivolta all’anziano seduto nella piazza del paese del mafioso. Che – ovviamente – tergiversa, perché sa che se manifestasse la propria soddisfazione in tv, poi non camperebbe più.  Ma il giornalista insiste perché deve dimostrare che regna l’omertà, fino a quando l’anziano si svincola con un ”ninte saccio…”.

Ecco, quando ascolto queste interviste, solidarizzo col vecchio impaurito e imbarazzato, perché è solo. E magari vorrebbe dire che è contentissimo che quella belva stia finalmente in gabbia, ma poi non c’è Montalbano a difenderlo. Mentre mi dà ai nervi il cronista che si accanisce non capendo a quale pericolo esponga l’intervistato. Per fortuna i giovani manifestano contro la mafia e associazioni come Libera creano lavoro nelle aziende sequestrate. La resistenza c’è e ha capito: la criminalità organizzata si batte solo con l’onestà organizzata.

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A Castelvetrano l’onestà organizzata c’è già

“ I giovani studenti festeggiano l’arresto di Matteo Messina Denaro . «Il 16 gennaio – dicono – è il nostro 25 Aprile». Protagonisti, ieri mattina, gli studenti e i professori, radunatisi davanti al municipio per festeggiare la cattura del boss Matteo Messina Denaro. Erano un migliaio ieri mattina a sventolare cartelloni e urlare che finalmente la città si è liberata di un «cancro» che per tanti lunghi anni ha infangato il nome di una città che è ora sia ricordata per le tante qualità che ha. Presente il sindaco Enzo Alfano, assieme ad associazioni, cittadini e scuole. In tanti hanno parlato al microfono, esponendo cartelloni, parlando di legalità e ringraziando le forze dell’ordine. (Un servizio di Francesca Capizzi sul Giornale di Sicilia)


Oxfam: la diseguaglianza cresce favorita dal fisco

Paolo Andruccioli (Sbilanciamoci!)

La pandemia ha aumentato le distanze sociali. Anche in Italia, mentre i salari crollano, la ricchezza è sempre più concentrata in poche mani. I dati del Rapporto Oxfam 2023: aumentano le iniquità generazionali e le differenze di genere. Solo i grandi patrimoni hanno avuto benefici fiscali.

In Italia i super ricchi con patrimoni superiori ai 5 milioni di dollari (0,134% degli italiani) erano titolari, a fine 2021, di un ammontare di ricchezza equivalente a quella posseduta dal 60% degli italiani più poveri. La pandemia ha approfondito le distanze sociali e ha premiato una fascia ristrettissima di popolazione. Lo sostiene il nuovo rapporto Oxfam diffuso oggi (16 gennaio) in occasione dell’apertura del World Economic Forum di Davos.

La diseguaglianza non conosce crisi

Già dal titolo è chiaro il risultato della ricerca dell’Oxfam, che conduce la campagna mondiale contro l’aumento della povertà (20 organizzazioni che lavorano in più di 90 paesi nel mondo a fianco delle comunità per garantire risorse, diritti e regole più giuste): “La diseguaglianza non conosce crisi”. Nel biennio di maggiore diffusione del virus del Covid 19 lo spicchio più ricco della popolazione (1%) ha visto crescere il valore dei propri patrimoni di 26.000 miliardi di dollari, in termini reali, accaparrandosi il 63% dell’incremento complessivo della ricchezza netta globale (42.000 miliardi di dollari), quasi il doppio della quota (37%) andata al 99% più povero della popolazione mondiale.

Battuti tutti i record

Con la pandemia la diseguaglianza invece di ridursi fa un notevole passo avanti. Viene infatti superato anche il record che si era registrato durante il decennio 2012-2021, in cui il top-1% aveva beneficiato di poco più della metà (il 54%) dell’incremento della ricchezza planetaria. E quasi a dare ragione alle previsioni più fosche di Carlo Marx, per la prima volta in 25 anni aumentano simultaneamente estrema ricchezza ed estrema povertà.

“Mentre la gente comune fa fatica ad arrivare a fine mese, i super-ricchi hanno superato ogni record nei primi due anni della pandemia, inaugurando quelli che potremmo definire i ruggenti anni ’20 del nuovo millennio – spiega Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International – Crisi dopo crisi i molteplici divari si sono acuiti, rafforzando le iniquità generazionali, ampliando le disparità di genere e gli squilibri territoriali. Pur a fronte di un 2022 nero sui mercati a non restare scalfito è il destino di chi occupa posizioni sociali apicali, favoriti anche da decenni di tagli alle tasse sui più ricchi, che ne hanno consolidato le posizioni di privilegio”. 

Tassare le grandi ricchezze

Diventa fondamentale quindi ripensare dalle radici il sistema fiscale italiano. Ne è convinta Gabriela Bucher: “Un sistema fiscale più equo, a partire da un maggiore prelievo sugli individui più facoltosi, è uno degli strumenti di contrasto alle disuguaglianze. Un’imposta del 5% sui grandi patrimoni potrebbe generare per i Paesi riscossori risorse da riallocare per obiettivi di lotta alla povertà a livello globale affrancando dalla povertà fino a 2 miliardi di persone”.

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Quante e quali armi all’Ucraina? Nato divisa ed Europa incerta

di Alberto Negri su Remocontro

Vertice di Ramstein, base americana in Germania, Zelensky chiede i tank tedeschi ‘subito’, e gli Usa insistono, ma la Germania rifiuta ancora. Faccia a faccia tra il ministro americano Austin e quello tedesco Pistorius: ‘prima gli Abrams americani, poi i Leopard tedeschi’. Nato e alleati vanno a due velocità, e armare Kiev senza limiti diventa un problema anche all’interno dell’Europa. Ed è già pronta l’offensiva di primavera, ma quella ucraina o quella russa?
Sul Manifesto il dilemma americano e della Nato: fino a che punto bisogna armare l’Ucraina?
Dubbi e risposte di Alberto Negri.

Armi all’Ucraina, subito. Ma la Germania si sfila

Dopo il vertice di ieri a Ramstein del «gruppo di sostegno» a Kiev, resta il dilemma americano e della Nato: fino a che punto bisogna armare l’Ucraina? Soprattutto restano i dubbi nell’Alleanza di fronte a una escalation militare pericolosa ma che ormai sembra scontata. Forse troppo, mentre i tedeschi rifiutano ancora i loro Leopard all’Ucraina.

Ucraina sempre più americana

È vero che gli Usa hanno stanziato altri 2,5 miliardi di dollari di armi – Washington ha armato Kiev per circa 30 miliardi. Ma è anche vero che la questione dei Panzer tedeschi Leopard acuisce le divisioni tra una «Nato atlantica», quella di Berlino che per ora esita assai a inviare i suoi tank all’Ucraina, e una «Nato baltica» dove la Polonia scalpita per schierare i Leopard e addestrare gli ucraini.

Super carri armati ma vulnerabili, prima i tuoi!

La Germania, come ha fatto capire il neoministro della difesa Boris Pistorius, potrebbe concedere l’export dei suo Leopard venduti alla Polonia (più di 300) e ad altri Paesi come la Finlandia (in attesa del via libero turco a entrare nella Nato) ma condiziona l’invio dei panzer tedeschi (non operativi prima di qualche mese) a un’analoga decisione Usa. Per altro gli stessi americani hanno escluso di dare a Kiev i loro sofisticati e potenti Abrams, che non vorrebbero mai vedere finire in mano a Mosca come accadde con gli iracheni a Baghdad nel 2003.

Leopard che, pur veloci e potenti, senza un appoggio di protezione sono vulnerabili: l’Isis ne decimò qualche dozzina ai turchi nell’assedio della città siriana di Al Bab nel 2017. Sembrano guerre di un secolo fa ma sono i lampi sanguinosi e dimenticati del disordine mondiale arrivato fino a oggi.

Offensiva di primavera, di chi?

Ma quando dovrebbe essere pronta la nuova armata ucraina? Entrando ieri a vertice di Ramstein con il segretario alla Difesa Lloyd Austin, il capo di stato maggiore americano Mark Milley ha dichiarato che «in primavera gli ucraini potrebbero essere in grado di riprendere i territori perduti 11 mesi fa».
Il generale non ha fatto cenno alla Crimea, come invece è tornato a chiedere di recente Zelenski ponendo come condizione per le trattative il ritiro delle truppe russe alle frontiere del 1991.

Escalation Nato dell’Ucraina

Come del resto lo stesso presidente ucraino all’inizio del conflitto aveva aperto la porta a uno status di neutralità dell’Ucraina e a un limite alla cooperazione militare con la Nato, mentre adesso punta esplicitamente a vincolare Kiev strettamente all’Alleanza Atlantica, come insiste Stoltenberg. Uno scacco che il Cremlino non sembra pronto ad accettare, soprattutto ora in una fase agitata e difficile da decifrare, caratterizzata dalla sostituzione del generale Sergei Surovikin con il capo di stato maggiore generale Victory Gerasimov e dall’ascesa del Gruppo Wagner e delle milizie cecene.

Pentagono prudente, Dipartimento di Stato d’attacco

Il Pentagono, più della Casa Bianca, si è fatto promotore della diplomazia di Washington. Secondo le dichiarazioni di Milley delle scorse settimane durante l’inverno un allentamento dei combattimenti avrebbe potuto aprire «una finestra di opportunità per i negoziati». Per il momento non sembra sia così, anche se i militari americani hanno maturato la convinzione che nessuno dei due campi possa infliggere una sconfitta definitiva all’altro, pur evidenziando la rispettiva determinazione a proseguire i combattimenti.

Nessuna vittoria militare possibile

Parlando a novembre davanti all’Economic Club di New York il generale Milley era stato stato abbastanza esplicito: «Devono riconoscere entrambi che probabilmente non ci sarà una vittoria militare, nel senso stretto del termine, realizzabile per vie militari. E quindi è necessario volgersi verso altre opzioni».

Guerra di logoramento

Quale potrebbe essere allora, se esiste, la «strategia del Pentagono?». Forse il fallimento (o meglio il contenimento) di tutte e due le offensive, trasformando il conflitto in una guerra di logoramento e creando le condizioni di un congelamento delle operazioni militari con un successivo cessate il fuoco.

Politica del ‘doppio contenimento’

Vengono in mente gli esempi della guerra di Corea, Cipro o del conflitto Iran-Iraq, quando gli Usa adottarono la politica del «doppio contenimento»: nessuno doveva vincere sullo Shatt el Arab. Il problema oggi è che la Russia ha tentato con la forza di ridisegnare le frontiere violando gravemente la Carta dell’Onu e la sua condanna è stata generale anche da parte di potenze legate a Mosca come Cina, India e Iran.

L’Europa Nato a trazione polacca

E veniamo a noi europei. L’osservazione più interessante forse l’ha fatta ieri su France Inter il collega Pierre Haski (da noi tradotto su Internazionale). Quale paese europeo avrà l’esercito più potente nei prossimi anni? In condizioni normali la risposta sarebbe la Francia, unica potenza nucleare dopo l’uscita di Londra dall’Unione. Ma le cose cambiano. Se mettiamo da parte il nucleare, l’esercito principale dell’Unione sarà presto quello della Polonia che di recente ha investito 15 miliardi di euro nella difesa.

Equilibri Ue e Italia col vizio del segreto

Ma non è l’unica conseguenza della guerra in Ucraina. A cambiare profondamente sono tutti gli equilibri interni della Ue, con uno sbilanciamento a favore del fronte orientale. Anche di questo dovranno parlare Scholtz e Macron quando dopodomani celebreranno a Parigi i sessanta anni della riconciliazione franco-tedesca del 1963. C’è poco da festeggiare. E quanto all’Italia cosa farà?

Il ministro della difesa Crosetto ha confermato che aiuteremo l’Ucraina nei sistemi di difesa antimissile (Eurosam) aggiungendo però che «tutto, come prima, resterà secretato». Passano le stagioni, cambiano i governi ma i metodi restano gli stessi.

Tags: armi Nato. Europa Ucraina


La sessualità umana

di Giovanni Lamagna

E’ ben altro che un istinto e un bisogno fisiologico. E’ una dimensione dell’essere legata innanzitutto all’immaginazione, quindi alle fantasie, quindi al desiderio.

Se dalla sessualità togli le fantasie e il desiderio, di essa rimane ben poco. Resta un banale sfrigolio di corpi ed una breve (quindi effimera, per quanto intensa) eccitazione dei sensi.


  • Reader’s – 31 gennaio 2023. Rassegna web
    Se l’incoscienza di qualche potente, magari alimentata anche da una sciagurata corsa agli armamenti, è giunta al punto di prendere in considerazione il rischio di un conflitto mondiale per l’Ucraina, la sola possibilita’ di salvare il pianeta da un disastro definitivo è la stessa deterrenza tra i blocchi che lo ha salvato nei settant’anni trascorsi. E l’equilibrio del terrore richiede che la Cina, pur restandone saggiamente al di fuori pensando ai suoi guai col Covid e alla sua economia, non rinneghi la solidarietà politica con la Russia. Ne scrive oggi Piero Orteca su Remocontro. La rassegna prosegue con alcune considerazioni di Alessandro sulla candidatura di Cuperlo alla segreteria del PD, resa improbabile dal troppo tempo trascorso in una lodevole quanto rassegnata opposizione. Seguono un breve commento di Marnetto sul caso Cospito e un’interessante accostamento di Dio all’inconscio proposto da Giovanni Lamagna. Buona lettura (nandocan)
  • Reader’s – 30 gennaio 2023. Rassegna web
    A chi mi chiede se voterò alle primarie rispondo di sì, anche se non ho più rinnovato la tessera da quando Matteo Renzi decise di mobilitare il partito per quell’obbrobrio di riforma costituzionale che era il progetto Renzi-Boschi. Per Elly Schlein, naturalmente, come l’amico Cipriani, l’unica che mi pare dia qualche garanzia di fare finalmente […]
  • Reader’s 28 gennaio 2023 rassegna web di
    Insomma, solo determinate organizzazioni depositarie del marchio “massoneria” possono fregiarsi di essere massoniche. In Italia non vi è una legge al riguardo e ciò avrebbe favorito la proliferazione di moltissime organizzazioni sedicenti massoniche il cui scopo è l’affarismo e non certo “l’arcana sapienza”.
  • Reader’s – 27 gennaio 2023. Rassegna web di
    è chiaro che a “resistere” sono, di fatto, Nato, USA, UE mentre gli ucraini mettono “solo” decine di migliaia di morti, militari e civili, cinicamente sacrificati alla duplice e speculare follia di risolvere una controversia fra Stati attraverso una violenza che né riesce a respingere l’invasione russa, né consente ai russi di costringere l’Ucraina alla resa
  • Reader’s – 26 gennaio 2023 rassegna web
    Sul Corriere della Sera il dubbio ben rappresentato dalla illustrazione di Doriano Solinas. «C’è il pericolo che il gigantesco sforzo finanziario determini profitti per i produttori di armi più che apprezzabili risultati politici e la pace in Ucraina». Massino Nava sull’Europa e l’Occidente nella corsa al riarmo, dopo che Piero Orteca ci ha detto dell’economia russa che va molto meno peggio di quanto vorrebbero i suoi molti nemici. Mentre la nostra di casa paga di più sia le sanzioni che il gas non più russo. Conti economici da brivido, e molti dubbi.
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