Reader’s – 20 luglio 2022 (rassegna web)

Costituente Terra – Newsletter n. 86 del 19 luglio 2022

Ribellarsi è giusto

di Raniero La Valle

Draghi è stato avvertito: Zelensky non gradisce che una crisi di governo in Italia disturbi l’incessante flusso di armi all’Ucraina né, come dice il suo consigliere Podolyak, “la tradizionale lotta politica interna nei Paesi occidentali” (cioè la democrazia) “deve intaccare l’unità nelle questioni fondamentali della lotta tra il bene e il male”, ovvero mettere in dubbio la suddetta “fornitura d’armi all’Ucraina”. E anche Johnson lascia a desiderare. Perciò dobbiamo aspettare che domani la sorte del governo Draghi sia decisa non sui nostri colli fatali ma là dove si giocano le sorti delle nostre Costituzioni democratiche e della stessa pace del mondo, dal momento che le abbiamo messe nelle mani delle attuali tragiche star della guerra e del potere.

Il Papa invita i soldati a rifiutare di fare la guerra


Aspettare non vuol dire tuttavia obbedire. È bene perciò accorgersi di un altro avvertimento “molto molto importante”, come scrive Enrico Peyretti. “Per la prima volta un papa invita a rifiutare di fare la guerra per ragioni morali, di coscienza. Non solo condanna la guerra (‘inutile strage’), ma chiede – non ai governanti, ma ai soldati – di non farla, di disobbedire! Rivoluzione di Francesco contro la politica, anche democratica, che ha l’omicidio di massa tra i suoi mezzi regolari. Chiede ai giovani di boicottare, di disobbedire, di far fallire i governi di guerra”.

Draghi è stato avvertito: Zelensky non gradisce che una crisi di governo in Italia disturbi l’incessante flusso di armi all’Ucraina né, come dice il suo consigliere Podolyak, “la tradizionale lotta politica interna nei Paesi occidentali” (cioè la democrazia) “deve intaccare l’unità nelle questioni fondamentali della lotta tra il bene e il male”, ovvero mettere in dubbio la suddetta “fornitura d’armi all’Ucraina”. E anche Johnson lascia a desiderare.

La sorte del governo Draghi

Perciò dobbiamo aspettare che domani la sorte del governo Draghi sia decisa non sui nostri colli fatali ma là dove si giocano le sorti delle nostre Costituzioni democratiche e della stessa pace del mondo, dal momento che le abbiamo messe nelle mani delle attuali tragiche star della guerra e del potere.

È davvero una novità? Se lo è, lo è tuttavia in quanto detta da un papa, non in quanto iscritta nel Vangelo da secoli, ed adempiuta anche oggi. E appunto in questo messaggio rivolto il 6 luglio alla Conferenza Europea dei Giovani riunitasi a Praga, papa Francesco ha portato ad esempio l’obiezione di coscienza fatta nel 1943 da un giovane austriaco, di cui è ancora molto vivo il ricordo in Alto Adige, a cui il nostro Francesco Comina ha dedicato un libro molto bello pubblicato dalla EMI. “Solo contro Hitler. Franz Jägerstätter. Il primato della coscienza”.

Solo contro Hitler. La storia di Franz

Ha scritto il Papa: “Vorrei invitarvi a conoscere una figura straordinaria di giovane obiettore, un giovane europeo dagli ‘occhi grandi’, che si è battuto contro il nazismo durante la seconda guerra mondiale, Franz Jägerstätter, proclamato ‘beato’ dal papa Benedetto XVI. Franz era un giovane contadino austriaco che, a motivo della sua fede cattolica, fece obiezione di coscienza di fronte all’ingiunzione di giurare fedeltà a Hitler e di andare in guerra.

Franz era un ragazzo allegro, simpatico, spensierato, che crescendo, grazie anche alla moglie Francesca, con la quale ebbe tre figli, cambiò la sua vita e maturò convinzioni profonde. Quando venne chiamato alle armi si rifiutò, perché riteneva ingiusto uccidere vite innocenti. Questa sua decisione scatenò reazioni dure nei suoi confronti da parte della sua comunità, del sindaco, anche di familiari. Un sacerdote tentò di dissuaderlo per il bene della sua famiglia.

Tutti erano contro di lui, tranne sua moglie Francesca, la quale, pur conoscendo i tremendi pericoli, stette sempre dalla parte del marito e lo sostenne fino alla fine. Nonostante le lusinghe e le torture, Franz preferì farsi uccidere che uccidere. Riteneva la guerra totalmente ingiustificata. Se tutti i giovani chiamati alle armi avessero fatto come lui, Hitler non avrebbe potuto realizzare i suoi piani diabolici. Il male per vincere ha bisogno di complici. Franz Jägerstätter venne ucciso nella prigione dove era rinchiuso anche il suo coetaneo Dietrich Bonhoeffer, giovane teologo luterano tedesco, antinazista, che fece anch’egli la stessa tragica fine”.

L’idea di un’Europa unita

Non a caso papa Francesco ha innestato questo ricordo nella serie delle guerre mondiali combattute in Europa, compresa quella presente che si aggiunge “ai numerosi conflitti in atto in diverse regioni del mondo”.

Cari giovani – ha scritto – “mentre voi state svolgendo la vostra Conferenza, in Ucraina – che non è UE, ma è Europa – si combatte una guerra assurda… L’idea di un’Europa unita è sorta da un forte anelito di pace dopo tante guerre combattute nel Continente, e ha portato a un periodo di pace durato settant’anni. Ora dobbiamo impegnarci tutti a mettere fine a questo scempio della guerra, dove, come al solito, pochi potenti decidono e mandano migliaia di giovani a combattere e morire. In casi come questo è legittimo ribellarsi!”

Educare i giovani alla fraternità

Ribellarsi, ma con la forza di quale cultura? Nel rivolgere ai giovani questo invito a ribellarsi e a resistere, papa Francesco ha fatto riferimento al “Patto educativo” che, come ha detto, è “un’alleanza lanciata nel settembre 2019 tra gli educatori di tutto il mondo per educare le giovani generazioni alla fraternità”. Dinanzi all’attuale corso degli eventi Francesco, come se fosse in crisi di speranza storica (non certo di quella teologale) ha fatto dunque appello all’educazione, alla costruzione di un pensiero.

Egli sembra dire ai giovani: se voi non cambiate cultura, se non rimettete in gioco le categorie politiche, antropologiche, sociali che ci hanno portato fin qui, se non rifondate il diritto, se non cambiate le visioni del mondo che lo pensano come frammentato, diviso e nemico, se non rovesciate l’egemonia della guerra, se non andate a scuola di giustizia e fraternità, sarete in balia di menzogna e violenza, sarete preda di regimi spietati, di pulsioni di guerra e di dominio, non potrete costruirvi il futuro che sognate, non avrete futuro.

Cambiare sistema

Ed aggiunge che bisogna educare tutti a una vita più fraterna, basata non sulla competitività ma sulla solidarietà, cambiare sistema: ”La vostra aspirazione maggiore, cari giovani, non sia quella di entrare negli ambienti formativi d’élite, dove può accedere solo chi ha molto denaro. Questi istituti hanno spesso interesse a mantenere lo status quo, a formare persone che garantiscano il funzionamento del sistema così com’è. Vanno apprezzate piuttosto quelle realtà che uniscono la qualità formativa con il servizio al prossimo, sapendo che il fine dell’educazione è la crescita della persona orientata al bene comune. Saranno queste esperienze solidali che cambieranno il mondo, non quelle “esclusive” (ed escludenti) delle scuole d’élite. Eccellenza sì, ma per tutti, non solo per qualcuno”.

Ribellarsi per una più alta obbedienza

Questo è il lascito di papa Francesco. Obiettare, ribellarsi, resistere. Ma non per una trasgressione, bensì per una più alta obbedienza. L’Italia è andata più avanti degli altri su questa strada, e se il Costarica, in America Latina, è il primo Paese che ha abolito l’esercito, l’Italia è il primo Paese in tutto l’Occidente con tutte le sue Costituzioni che l’obiezione di coscienza l’ha chiamata “obbedienza alla coscienza”. Così essa è definita infatti nella legge dell’8 luglio 1998 sulla riforma dell’obiezione di coscienza che dice, al suo primo articolo:

“I cittadini che, per obbedienza alla coscienza, (…), opponendosi all’uso delle armi, non accettano l’arruolamento nelle Forze armate e nei Corpi armati dello Stato, possono adempiere gli obblighi di leva prestando, in sostituzione del servizio militare, un servizio civile, diverso per natura e autonomo dal servizio militare, ma come questo rispondente al dovere costituzionale di difesa della Patria e ordinato ai fini enunciati nei Principi fondamentali della Costituzione”.

Quando nel gennaio 1992 riuscimmo a introdurre nella nuova legge sull’obiezione di coscienza questa formulazione, la cosa apparve tanto scandalosa che il presidente della Repubblica Cossiga si rifiutò di firmarla e la rinviò alle Camere, che sciolse subito dopo; fu solo tre legislature più tardi, nella XIII, che in quella identica formulazione la legge fu di nuovo approvata e promulgata; e fu per esorcizzare quel primato della coscienza sulla obbedienza pronta ad uccidere che nel 2005 il potere militare e il governo Berlusconi abolirono l’obbligo stesso al servizio militare, non per licenziare la guerra, ma per metterla al riparo da rifiuti e critiche, per renderla insindacabile. Il che vuol dire che la cultura funziona, l’educazione può rompere il conformismo, la forza delle idee può cambiare la politica.


È per questo che, pur nella guerra e nell’osanna alle armi e ai loro officianti, Costituente Terra continua a lottare per un altro sistema, un altro diritto.


Guerra e tradimenti, l’oligarca per tutte le stagioni e un nuovo capo delle spie (da Remocontro)

Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco e potente d’Ucraina, proprietario di Metinvest, multinazionale siderurgica che possiede le acciaierie Azovtsal e Illich. I suoi rapporti con Zelensky prima della guerra erano tesissimi, ma l’invasione di Mosca ha ribaltato lo scenario. Ora difende Kiyv e attacca Putin.
L ’ennesimo capitolo delle sette vite di Akhmetov, l’oligarca più ricco (e intoccabile) d’Ucraina.
Intando Zelensky nomina Vasyl Maliuk come responsabile ad interim dei servizi segreti (Sbu) dopo aver sospeso a sorpresa Ivan Bakanov, suo amico d’infanzia, estromesso e (forse) arrestato con accuse di tradimento.
Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha incontrato ieri a Washington la first lady ucraina, Olena Zelenska.

Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco e potente d’Ucraina,

L’oligarca che ha denunciato la Russia

Gli affari sono affari, chiamali pure come vuoi. Il 27 giugno l’oligarca ucraino Rinat Akhmetov ha intentato una causa contro la Russia alla Corte europea dei Diritti dell’uomo. Non risultano contabilità di vite umane stroncate ma i dettagli dei danni misurati in miliardi di dollari causati dai combattimenti alle acciaierie Azovstal e Illich a Mariupol. Entrambe fanno parte di Metinvest, multinazionale siderurgica controllata dalla holding Scm, che raggruppa le ricchezze di Akhmetov: circa 7,1 miliardi, secondo i dati Forbes del 2022.

L’oligarca Tataro decisamente discusso

Rinat Akhmetov, 55 anni, non è un ucraino come tanti, con assieme il primato di essere il più ricco e colui il cui patrimonio è diminuito di più: da quasi 14 miliardi di dollari a 4,2 durante la guerra. Akhmetov è una figura poco comune in Ucraina, anche perché pochi sono tatari e musulmani come lui. Non molti, come lui, figli di minatori del carbone di Donetsk e loro stessi ex minatori. «E nessuno è temuto, detestato, ammirato, invidiato e discusso per il passato e il presente com’è lui: il primo fra gli oligarchi».

Da minatore a miliardario

Una carriera personale oscura. Nel 1995, circa 12 chilogrammi di tritolo piazzati al vecchio stadio comunale avevano ucciso Akhtat Bragin, Alik il Greco, l’imprenditore e criminale più potente del Donbas post sovietico, di cui Akhmetov era stato prima assistente e poi socio d’affari. Il caso è rimasto irrisolto, e Akhmetov negò ogni coinvolgimento e dichiarò di essere mancato sul luogo dell’impatto per pochi minuti. Pochi mesi dopo, lo rimpiazzò come presidente dello Shakhtar e acquisì grossa parte dei beni di Bragin.

Presunto killer del ‘clan tataro’

Il politologo specializzato in Ucraina Andrew Wilson ha definito l’Akhmetov dei primi anni ‘90 come il sicario del “clan tataro” di Bragin, responsabile dell’uso di minacce ed estorsioni durante la privatizzazione delle risorse industriali della regione. Akhmetov ha sempre negato le accuse, senza però mai entrare nei dettagli della sua ascesa imprenditoriale. Nel 2006 disse che “i primi anni Novanta erano segnati dall’economia informale. Compravamo e rivendevamo beni: è così che ho costruito il mio primo milione”, e così riporta Federico Fubini sul Corriere della Sera.

‘Tentacoli’ sottotraccia e a tutto campo

«La sua presenza è tentacolare, spesso sottotraccia, nella politica ucraina». Rapporti favorevoli con tutti i presidenti ucraini, in particolare con Viktor Yanukovich, di cui ha finanziato le elezioni nel 2004 ma che ha abbandonato dopo le proteste di Euromaidan. Allo scoppio delle rivolte nel Donbas, molti combattenti separatisti hanno dichiarato di essere sponsorizzati da Akhmetov. Nel 2015 il procuratore generale ucraino Vitaly Yarema lo convocò con l’accusa di finanziamento al ‘terrorismo in Donbas’, i separatisti fili russi. Infine l’accusa di finanziare il partito filo russo, Piattaforma di opposizione, il cui leader Viktor Medvedchuk è stata arrestato in aprile per tradimento di stato.

Le amicizie pericolose di Zelensky

I rapporti tra l’attuale presidente ucraino Zelensky e Akhmetov, prima delle guerra erano tesissimi. Nel novembre del 2021, il presidente lo accusò di aver pianificato un colpo di Stato con l’aiuto della Russia. Il 23 febbraio, Zelensky convocò a Kyiv tutti gli oligarchi ucraini, Akhmetov compreso, che, a poche ore dall’invasione disse «è il momento di dimenticare i rancori personali». Il giorno dopo definì il capo del Cremlino Vladimir Putin un criminale di guerra, e nei mesi successivi si è dichiarato “fiero” che la sua Azovstal fosse diventata il centro della resistenza di Mariupol. Salvo l’immediata denuncia per danni.

Nuovo capo delle spie dopo l‘amico traditore’

Intanto Zelensky ha nominato Vasyl Maliuk come responsabile ad interim dei servizi segreti, l’Sbu, dopo aver sospeso a sorpresa Ivan Bakanov, suo amico d’infanzia, estromesso e (forse) arrestato con accuse di tradimento non meglio precisate da parte del presidente.

La moglie Zelenska in missione Usa

Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha incontrato ieri a Washington la first lady ucraina, Olena Zelenska. Per la first lady ucraina, si tratta del primo viaggio negli Stati Uniti da quando è iniziata la guerra. Jill Biden riceverà oggi la first lady ucraina alla Casa Bianca.


Un centrodestra decente

da Alessandro Gilioli su Facebook

Al contrario di molte compagne e di molti compagni, non ho particolarmente in uggia il governo Draghi.

Penso che sia un governo di centrodestra decente. Abbiamo avuto governi di centrodestra indecenti e forse avremo presto governi di estrema destra sulla cui decenza non scommetterei un copeco. Non credo tuttavia che i paragoni col peggio autorizzino un entusiasmo sfrenato per il premier in carica, né a vederlo come unica speranza per il futuro.

Questo approccio infatti va esattamente nella direzione contraria a quella indicata dai nostri Costituenti: il cui scopo principale era evitare che in futuro si cadesse di nuovo nella trappola della personalizzazione salvifica, e per questo distribuirono il potere in modo che nessuno, come individuo, fosse da solo indispensabile.

Questo, in generale. Per chi è di sinistra poi questo approccio “Draghi sola speranza” è perfino peggiore. Perché significa rinunciare a qualsiasi prospettiva ideale e progettuale diversa da un decente governo di centrodestra. Quindi significa perdere ogni bussola politica, nella paura che alla decenza segua l’indecenza.

Paura fondata, si intende, ma è proprio l’assenza di qualsiasi visione che non sia la conservazione della decenza – insomma l’assenza di qualsiasi progetto migliore – a fare prevalere poi l’indecenza. Come dovrebbe essere chiaro a chi sia munito almeno di qualche grammo di intelligenza.


  • Reader’s 29 settembre 2022. Rassegna web
    Ma non ha vinto il fascismo. Ha vinto il sistema che con tanto trasporto e accanimento e falso messianismo, abbiamo creato. Il sistema che si fonda e si conserva costruendo il nemico: sul piano internazionale e sul piano interno, perché non ci può essere su un piano se non c’è anche sull’altro.I social sono null’altro che delle “piazze”, che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: piazze virtuali, che si sono aggiunte da qualche anno a quelle reali, da tempo immemorabile luogo abituale di incontro e frequentazione tra persone di vario tipo e livello. Dire “io non frequento i social” o, addirittura, “io schifo i social” equivale a dire “io non scendo mai per strada e non vado mai in piazza, perché schifo le persone che le frequentano”. Come se tutte le persone che frequentano strade e piazze fossero lo stesso tipo di persone; mentre non è così./
  • Reader’s – 28 settembre 2022. Rassegna web
    Probabile sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Guerra di chi per arrivare a cosa? di Ennio Remondino Nord Stream, l’ipotesi di un attacco ai gasdotti. Secondo fonti del governo tedesco, «un incidente è altamente improbabile»: per Berlino entrambe le linee sarebbero state «attaccate». Da chi e per ottenere cosa? «All’origine dell’agguato potrebbe esserci l’Ucraina o un suo alleato. Oppure […]
  • Reader’s – 27 settembre 2022. Rassegna web
    La vittoria di Meloni vista dagli Usa: «L’Italia verso il governo più a destra dai tempi di Mussolini» (da Remocontro) Copertura da ‘prima fascia’ al voto italiano sulla stampa americana. Ora si aspetta la reazione della Casa Bianca che alla vigilia di un risultato comunque annunciato aveva scelto la prudenza. «Non crediamo che, a prescindere […]
  • Reader’s – 24/25 settembre 2022. Rassegna web
    Per la prima volta nella mia lunga vita e per motivi indipendenti dalla mia volontà (barriere architettoniche, complicazioni burocratiche per chi si trova provvisoriamente nell’impossibilità di muoversi con le proprie gambe fino alla cabina elettorale) non andrò a votare alle elezioni politiche. Anche se mai come questa volta avrei sentito la necessità di non far […]
  • Reader’s – 23 settembre 2022. Rassegna web
    Il salto di scala militare è immediatamente salto di scala politico e geopolitico. E si spera che il terrore per il famigerato bottone nucleare faccia finalmente il miracolo di mettere in testa a una classe priva di senso della storia che la guerra in Ucraina non è una guerra regionale in cui basta schierarsi dalla parte dei valori democratici perché il cattivo perda e tutto torni al posto suo: è una guerra destituente e costituente dell’ordine mondiale, dopo la quale, e comunque vada a finire, al posto suo non tornerà niente. Questione epocale, sulla quale non una sola parola è stato possibile ascoltare nella ridondanza mediatica e comunicativa della campagna elettorale italiana. Dove la guerra ha giocato un ruolo sorprendentemente bifronte.
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