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Reader’s – 18 gennaio 2023. Rassegna web

Salviamo Firenze

Sono cresciuto, ho studiato e cominciato a fare il giornalista in questa città unica al mondo per quasi trent’anni, dall’infanzia alla maturità, i più importanti per la mia formazione. Ogni volta che ci torno provo una stretta al cuore per i danni arrecati da una turistizzazione senza regole che ha deturpato il suo capitale artistico, naturale e culturale per adattarlo alle necessità di un turismo che sfrutta il territorio e le risorse invece di valorizzarle.

Non sono il solo. È di oggi la notizia di una raccolta firme “per lanciare il “Referendum Salviamo Firenze”, che include due quesiti referendari comunali dedicati a norme urbanistiche per impedire che “i ricchi del mondo si comprino Firenze”. Con un aumento sempre più forte del prezzo delle case e degli affitti, a fronte di beni e servizi sempre più a misura del turismo.

E non si tratta soltanto del centro storico, aggiungono.

“La cittadinanza – spiegano i promotori, tra cui la Firenze Città aperta e la Comunità delle Piagge – assiste da anni a un progressivo svuotamento, con grandi realtà private pronte a comprarsi un pezzo di città alla volta. La conseguenza di medio periodo è l’espulsione progressiva della residenza da ampi pezzi di città e lo scivolamento verso una città esclusiva in cui sarà sempre più difficile vivere lavorare, studiare, anche per chi fino ad ora ce la faceva”.

I due quesiti referendari propongono l’abolizione di due norme simboliche: quella che favorisce gli studentati di lusso, permettendo di svolgere anche attività alberghiera per un periodo extra, che si aggiunge alla quota del 49% di attività alberghiera resa possibile dalla normativa nazionale. E la norma che consente agli immobili prima adibiti a servizi pubblici di passare senza pianificazione urbanistica alla destinazione direzionale, in cui rientrano anche gli studentati. (nandocan)


Dopo la cattura

di Massimo Marnetto

La mafia è criminalità antropologica, perché modifica i valori di una comunità. Piega la cittadinanza colpita alla normalità della sopraffazione (”qui funziona così…”), recide i tendini della coesione (”mi faccio I fatti miei’…’), induce alla rinuncia della libertà in cambio dell’incolumità (”il silenzio è d’oro…”). Svalutata l’autostima collettiva, la comunità è ”mafizzata”. Sa cosa fare se il giornalista chiede (”non ho visto niente”), se la pattuglia arriva a prelevare il reo (urla e lancio di oggetti dalle finestre), se vede un boss a passeggio (”non sapevo…”)

Lo Stato può recuperare alla legalità un contesto così violentato? Le catture eccellenti contano, perché se lo Stato appare più forte della mafia, orienta verso di sé la ricerca di protezione. Ma occorre anche la rivolta dal basso, dettata dall’insofferenza al regime di terrore. Come è successo con gli applausi dei passanti verso i Ros, subito dopo la cattura di MMD. Un gesto che vale più di mille congratulazioni ufficiali.


Sui carri armati occidentali all’Ucraina: idee confuse e bugie

di Ennio Remondino

Confusione tra tante bugie e incerte realtà. «Il dibattito in Occidente sulle forniture di armi pesanti all’Ucraina sta divenendo sempre più frenetico e a tratti persino surreale», la fotografia senza sconti ma senza montature di Analisi Difesa. Mentre al mercatino miliardario delle armi la creatività corre: paventare una spaventosa sconfitta per poi promettere una clamorosa vittoria. Nuove armi permettendo.

La guerra vera, bugie a parte

Naturale e ben comprensibile la serrata pressione di Kiev per ottenere armi e denaro paventando disastri militari preannunciando ulteriori mobilitazioni di centinaia di migliaia di soldati russi, salvo nuove armi per un clamoroso contrattacco vincente. Restiamo all’annuncio da parte degli ucraini dell’imminente richiamo in servizio da parte di Mosca di altri 500 mila riservisti russi. Affermazione smentita dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ma ormai il credere e a chi, non è legato alla logica o alla verifica dei fatti, dove possibile, ma è diventato atto di fede e di appartenenza.

Dubbi militari italiani

Il generale Marco Bertolini all’agenzia di stampa Adnkronos, ripreso da Gianandrea Gainai: «L’affermazione dell’intelligence di Kiev sul reclutamento di altri 500mila uomini da parte di Mosca lascia un po’ il tempo che trova. Potrebbe avere alle spalle esigenze ucraine di carattere generale: forse per sollecitare un maggiore impegno, un maggior coinvolgimento da parte dell’Occidente che come sappiamo invece è in difficoltà. Stanno emergendo le carenze di mezzi negli eserciti occidentali, soprattutto europei, a fronte delle richieste ucraine», ha aggiunto Bertolini.

L’annuncio potrebbe essere quindi un ‘captatio benevolentiae’ nei confronti degli occidentali per chiedere qualcosa di più. E anche un modo per mettere le mani avanti, perché la situazione da un punto di vista tattico, nel settore orientale, non sta andando molto bene per gli ucraini.

Le valutazioni militari senza la politica

«Nella zona di Bakhmut i russi stanno ottenendo progressi territoriali in aree strategicamente molto importanti, per le quali, per altro, i russi non stanno ancora utilizzando le riserve che avevano già mobilitato, i 300mila uomini. E lo stanno facendo con le forze che avevano in precedenza e con la Wagner», riferiscono gli analisti militari e riporta Analisi Difesa. E se il dato, così come a noi risulta, è oggettivo, la azioni politiche di Kiev e degli Stati Uniti che ne indirizzano l’azione militare, la polemica sui carri armati europei di prima o di seconda mano, e persino le dimissioni costrette della ex ministra alla Difesa tedesca, si chiariscono.

Facilonerie del dare

L’impressione è che per molti ministri e leader europei, il tema dell’invio di armi e soprattutto di sistemi complessi come veicoli corazzati, missili da difesa aerea e ora anche i carri armati da combattimento, vedi i Leopard 2 tedeschi, venga affrontato come se si trattasse di rinnovare una flotta aziendale con auto e furgoni di diverso modello. Mentre i militari esperti provano a spiegare quali tempi, investimenti e preparazione richieda l’ingresso in servizio di un nuovo mezzo o sistema d’arma in una forza armata, specie in una struttura militare come quella ucraina che ha in uso forse il più vasto e pasticciato modello di armi mai usato da uno stesso esercito.

Quando i civili si fanno generali

Il 9 gennaio Marcus Faber, deputato del Partito liberaldemocratico, ha sostenuto che la Germania deve fornire anche carri armati Leopard all’Ucraina. Faber ha dichiarato che «I carri armati moderni sono uno degli argomenti più convincenti per le truppe d’invasione russe affinché avviino il loro ritorno a casa». Inoltre, su Twitter, l’esponente politico ha scritto che «180 carri armati Leopard 1 –il vecchio modello-, attendono i permessi di esportazione dell’esecutivo federale presso i depositi dell’industria della difesa tedesca».

Scemenze

«Ipotizzare che 180 carri Leopard 1, radiati dai ranghi della Bundeswehr 20 anni or sono, possano indurre i russi a darsela a gambe e fuggire dall’Ucraina offre uno spaccato della consapevolezza con cui gran parte della classe politica tedesca e non solo tedesca sta affrontando il tema della guerra e delle forniture all’Ucraina», l’amaro commento di Analisi Difesa, nel silenzio degli ignavi su addestramento, logistica, supporto… 

Con i Leopard 1 che rappresenterebbero il sesto tipo di carro armato in dotazione all’esercito di Kiev che ha impiegato finora solo tank di tipo russo/sovietico.

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Il ruolo dell’Ego nella vita psichica dell’uomo.

di Giovanni Lamagna

Vorrei trarre spunto per questa mia riflessione da tre affermazioni di Massimo Recalcati, che ho trovato nel suo “La legge della parola” (Einaudi 2022); affermazioni da cui dissento in maniera alquanto significativa. In tutte e tre le affermazioni Recalcati affronta il problema del ruolo dell’Ego (o dell’Io) nella vita psichica dell’uomo, traendo spunto da alcune parole o da episodi della Bibbia; ne trarrò pretesto per affermare la mia posizione in proposito.

Cominciamo dalla prima: a pag. 263 del suo libro Massimo Recalcati sostiene che il “serpente… sospinge i primi umani – Adamo ed Eva – ad assimilarsi a Dio, dunque a non accontentarsi di essere umani.” Io non sono per niente d’accordo con tale affermazione, la mia posizione è del tutto diversa. Nell’Eden (da cui poi saranno scacciati dopo aver commesso la “colpa” di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male) Adamo ed Eva non erano affatto umani, come sostiene Recalcati, ma (io direi) pre-umani. In altre occasioni (vedi “Elogio della disobbedienza a Dio”; 2016 Guida editori) ho avuto modo di dire che Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre erano beati, ma anche beoti, cioè ignoranti, incoscienti, nel senso letterale dei due termini.

Diventeranno umani proprio grazie alla loro disobbedienza al comandamento divino.

Che non è affatto, come invece sostiene Recalcati, un atto di “ambizione sconfinata”, figlio della pretesa inconsistente di “volersi comparare a Dio”, ovverossia secondo la “Torah… la versione più propria del carattere perverso del desiderio umano” (pag. 262). Ma bensì un atto di legittima affermazione della loro natura, alla quale li aveva destinati il loro stesso creatore, chiamandoli a vivere “non come bruti”, ma “per seguire virtute e conoscenza”. In altre parole ad essere come Lui, come Dio. D’altra parte Dio non li aveva creati “a sua immagine e somiglianza”?

La seconda affermazione di Recalcati che io contesto si trova anch’essa a pag. 263; qui Recalcati sostiene che “… lo sfondo di ogni malattia mentale non è l’indebolimento dell’Io ma il suo eccessivo potenziamento, la sua smodata amplificazione, l’attaccamento narcisistico a sé stesso.”

Attaccamento narcisistico

Mi permetto – anche qui – di non essere del tutto d’accordo; perché qui Recalcati fa una generalizzazione a mio avviso inesatta dell’origine delle malattie mentali, estendendo indebitamente questa diagnosi a tutte le malattie mentali, senza distinzioni. Io invece ritengo che ci siano indubbiamente malattie mentali che trovano la loro più profonda eziologia nell’eccessiva esaltazione dell’Io, nella “sua smodata amplificazione”, nel suo narcisismo, come sostiene Recalcati. Ma che ce ne siano altre che hanno una eziologia esattamente opposta e speculare alla prima.

Malattie che trovano la loro radice proprio in un eccessivo indebolimento dell’Io, in alcuni casi nella sua totale o grave inconsistenza, nella mancanza di ogni sia pur minima stima e considerazione di sé. Nell’io che vive alla deriva, privo di un “centro gravitazionale”, sballottato di qua e di là, tra le opposte sponde dell’Es (istinti, impulsi, passioni, desideri…) e il Super-io (censure, divieti, paure, sensi di colpa…).

La castrazione del proprio ego

La terza affermazione di Massimo Recalcati, che non mi trova d’accordo, si trova a pag. 264 del libro già citato: sulla scorta dell’insegnamento di Qohelet, egli ritorna sullo stesso tema affrontato in precedenza, sostenendo che “… la riduzione dell’infelicità è la castrazione del proprio Ego e delle sue passioni smodate e idolatriche”. Anche qui mi permetto di non condividere del tutto l’affermazione di Recalcati: il termine “castrazione” mi sembra esagerato; “castrazione” per me è sinonimo di taglio, eliminazione, annullamento.

Mentre per me non si tratta di annullare, eliminare il proprio Ego, quanto di limitarlo, di sottoporlo al principio di realtà. D’altra parte lo stesso Freud, con la sua celebre affermazione “Dove c’è l’Es ci sarà l’Io”, ci indica che l’obiettivo della possibile crescita umana non deve essere affatto la “castrazione” dell’Io, ma semmai il suo rafforzamento. Ciò che dovrà indebolirsi è tutt’al più l’Es, cioè l’insieme delle pulsioni libidiche vissute allo stato brado, selvaggio, cioè nella forma delle “passioni smodate e idolatriche”.

Il concetto di “passione”

Ma anche qui sento il bisogno di precisare meglio il concetto di “passione”, secondo il mio punto di vista. Non si tratta, infatti, a mio avviso, di rinunciare alle passioni e ai desideri, come ad esempio afferma una certa versione (primitiva e radicale) del buddhismo, che non a caso, opportunamente, Recalcati cita nella nota che si trova a pag. 263. Quanto piuttosto di limitare, contenere, tenere sotto controllo e mai annullare del tutto le passioni e meno che mai i desideri. D’altra parte non ci ha più volte avvertito lo stesso Recalcati (sulla base dell’insegnamento del suo maestro, Lacan) che il più grave peccato che l’uomo possa commettere è quello di “cedere sul proprio desiderio”?

Per concludere

In estrema sintesi e per concludere, mi sembra di poter affermare che:

1. la sete di conoscenza del bene e del male nell’uomo non risponde affatto ad un moto perverso e inconsistente di superbia, che fatalmente lo perderebbe, ma ad un naturale e positivo desiderio di trascendere la sua natura animale per avvicinarsi a quella divina, cui del resto lo aveva destinato la stessa volontà del suo Creatore;

2. c’è malattia sia in un eccessivo potenziamento dell’Io, sia in un suo eccessivo indebolimento; l’Io, come ci ha insegnato Freud, il padre della psicoanalisi, svolge, infatti, un importante funzione nella vita psichica dell’uomo, quale punto insopprimibile di equilibrio tra il “principio del piacere” e il “principio della realtà”.

3. non si tratta affatto di “castrare” le proprie passioni e i propri desideri, ma tutt’al più di dare loro un limite, di tenerle sotto controllo, per non farsene travolgere nella ricerca di un godimento illimitato, che diventerebbe fatalmente (in questo caso, sì!) dissipativo, dissoluto e, quindi, mortifero, come ci ha insegnato Lacan.


La locandina del premio Roberto Morrione 2023 (Foto: premiorobertomorrione.it)PREMI E CONCORSI 16 Gen 2023

Premio Roberto Morrione 2023, iscrizioni aperte fino al 22 gennaio

Tre categorie in concorso: video inchiesta, inchiesta multimediale e radio-podcast d’inchiesta. A ciascuno dei progetti scelti verrà assegnato un contributo di 4.000 euro e il supporto di un tutor giornalistico, al vincitore ulteriori 2.000 euro.

C’è tempo fino alle ore 24 del 22 gennaio 2023 per presentare la domanda di partecipazione alla 12esima edizione del premio Roberto Morrione, dedicato al giornalismo investigativo e aperto agli under 30 senza alcuna distinzione di titolo di studio, di percorso lavorativo o di altre forme di esperienza. 

PER APPROFONDIRE
Tutte le informazioni, il bando di concorso e i moduli per partecipare sono pubblicati sul sito web del premio.


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