Reader’s – 17 luglio 2022. (Rassegna web)

Eugenio Scalfari è senza dubbio il giornalista che ho letto di più, dall’Espresso fino agli ultimi, talvolta irriconoscibili, domenicali sulla Repubblica. Ora che non è più il “suo” giornale, il rimpianto per la sua scomparsa è ancora più forte.

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(Scalfari è quello in mezzo con gli occhiali e le mani sul tavolo, ancora senza barba. La foto è stata scattata in via Po).

Alessandro Gilioli: «La mattina del 22 settembre del 1955 ci trovammo per la prima volta, Benedetti, io ed altri nove colleghi, all’indirizzo di Via Po 12.

Occupavamo allora quattro stanze e uno stanzino, più una toilette; le finestre erano a piano terra e davano sulla strada… Dire che quella mattina, in quei pochi metri quadrati di spazio, ci fosse animazione è dire assai poco: eravamo agitati, emozionati, felici, impauriti allo stesso tempo. Sembrava di partecipare al varo d’una nave, della quale però nessuno… conosceva con esattezza forma, dimensioni e strutture».


Massimo Marnetto: Scalfari è stato un proto-influencer, ma controcorrente.

Quando tutti osannavano Craxi in ascesa, ne ha svelato la natura predatoria. Quando B dominava la scena politica, pose la Repubblica come baluardo al diffondersi della decadenza del Cavaliere. Ma nel 1989 il fondatore vendette il giornale a De Benedetti. Fu l’inizio della separazione di Repubblica dal suo ”popolo”. Che divenne definitiva – per molti di noi lettori dal primo numero – con il passaggio della proprietà a Gedi.

Perché Scalfari cedette Repubblica?

Per soldi, dicono i maligni (”tanti” dichiarò De Benedetti dalla Gruber). Per coinvolgere un finanziere come l’ ”ingegnere” e sentirsi le spalle coperte, spiegano i più comprensivi. Non so come siano andate le cose, ma quello per me fu un tradimento, che non gli ho mai perdonato. Così come mi gelò la sua ammirazione per Renzi e poi persino la sua riabilitazione di B, che dichiarò preferibile ai 5 Stelle. Dopo queste sue prese di posizione, mi divenne estraneo.

Ora, sento di doverlo comunque ringraziare

per l’enorme contributo di pensiero resistente che ha donato all’Italia nella prima metà della sua vita, ma non voglio offenderlo con l’ipocrisia di riconoscimenti smussati dalla sua scomparsa. L’omaggio della sincerità si addice solo alle esequie di grandi uomini. Gli altri da morti diventano tutti ”uomini retti e padri esemplari”. Una banalità che Scalfari non merita.


Gli epigoni del Gladiatore carezzano il grano dalla Jeep

di Antonio Cipriani

Alcuni paesaggi sono talmente belli che ti incanti ogni volta nel guardarli. In ogni stagione, cambiando i colori della natura, lungo le linee di orizzonte, al tramonto, all’alba. Sono mondi perfetti racchiusi in un frammento di orizzonte. Opera del creatore o del lavoro dell’uomo, che poi è la stessa cosa, se ci pensiamo bene. Quando l’uomo agisce in sintonia con la natura, la dipinge o la sogna, la rispetta e la cura, tutto appare dolce. In quella misura la bellezza è divina e l’uomo appartiene a quella bellezza e a quella divinità.

Non tutti gli uomini. Altrimenti il mondo sarebbe meno brutto e invivibile di quello che è. E anche in posti magici come la Val d’Orcia, dove il lavoro dell’uomo, la semplicità delle risorse e la sapienza rurale hanno costruito cattedrali di bellezza, dove alcuni paesaggi sono ormai iconici e sembra di vivere in un’opera d’arte, appaiono i bruttoni incivili. Ignoranti, privi di cultura del rispetto e della convivenza civile. Gli egoisti scintillanti e convinti del terzo millennio.

Quanta amarezza in queste parole, mi spinge a riflettere il barbiere anarchico alchimista rurale. Già, rispondo. E lui replica: avrai avuto un buon motivo per scatenare questo Polemos così teso. Sì, rispondo. Ora lo spiego.

Guardando su Instagram, per esempio, mi è apparso un bellimbusto in moto, tutto bardato con tanto di casco, in autoscatto ai Cipressini. Non bastando quelli che arrivano in macchina a frotte, parcheggiano lungo la strada dove non si potrebbe, creano ingorghi pericolosi di automobili in seconda fila e sciamano come fotografi della domenica in libero attraversamento e si riversano in massa verso l’icona turistica, rovinando con la loro presenza all’interno dello spazio delicato la foto di tutti gli altri. Che a loro volta fotografano i turisti col cappello di paglia e il vestitino svolazzante e poi si riversano nel campo in salita per prendere parte del paesaggio. No, non bastano questi personaggi. Ci vogliono anche quelli che forzano il blocco con le moto e con le auto. E che fai? Non ti fai un bel ritratto stile selfie instagrammabile nel paesaggio incontaminato con il tuo bestione metallico?

Poi ho capito che di persone simili è pieno il territorio, e quel che è peggio, la narrazione del territorio. Appaiono sempre più selfie in cui la protagonista è la macchina parcheggiata tra i filari dei cipressi, a ricordare una presenza armata nella bellezza. Non ne capisco il senso: arrivi in Val d’Orcia, è bellissimo, puoi camminare sui sentieri, nei boschi, lungo percorsi artistici e lo fai con la macchina? Scrivi sui social che hai bisogno di decomprimerti dal lavoro, quindi ammetti di fare una vita del piffero, e per decomprimerti vai con l’automobilina e la metti in posa nella bellezza rurale come se fosse una conquista militare?

Il sogno del “compresso dal lavoro che si decomprime in auto” immagino sia fotografarsi con la macchinina a Vitaleta, al solstizio d’estate in piazza a Pienza, davanti alle colonne intrecciate della Collegiata e, soprattutto, percorrere i passi del Gladiatore a Terrapille lentamente e carezzare le spighe di grano dal finestrino della Jeep.

La pandemia ci ha reso migliori, dice il barbiere. Pausa. Finalino: …infatti.


L’incredibile crisi di governo in Italia sulla stampa internazionale tra timori e ironie

***da Remocontro

La stampa internazionale segue con preoccupazione la crisi di governo in Italia mentre quel tanto di prestigio e credibilità politica internazionale che avevamo guadagnato come Paese con fatica e sacrifici, si sgretola sotto i colpi di una crisi che neppure i protagonisti 5 Stelle che ancora sopravvivono, riescono forse a capire.

Tra analisi politica e caricatura

Economist: «Mario Draghi prova a dimettersi, ma non ci riesce».

Gli sconvolgimenti politici potrebbero mettere a repentaglio la quota gigante di oltre 200 miliardi di euro) del fondo dell’Unione europea per la ripresa post-pandemia. La decisione di Mattarella è comprensibile: il voto al senato ha dimostrato che il governo ha la maggioranza anche senza i cinquestelle. Ma se un governo nuovo o frutto di rimpasto è una prospettiva poco attraente per Draghi, nessuna delle alternative sembra particolarmente promettente per l’Italia o l’Europa. 

Wall Street Journal, con Draghi accanto a Macron e Johnson (e presto Biden)

Il WSJ allarga il ragionamento ad altri Paesi europei, e osserva che la crisi italiana “mostra come la combinazione della guerra russa contro l’Ucraina e il balzo dei prezzi dell’energia e del costo della vita stiano indebolendo la coesione politica in alcune parti d’Europa”. Esempi, il presidente francese Macron che ha perso la maggioranza parlamentare in un’elezione dominata dalle preoccupazioni inflazionistiche, e il premier britannico Boris Johnson che si è dimesso sulla scia di una serie di scandali ma coi problemi di un catastrofica inflazione.

Agenzia finanziaria Bloomberg, «l’Italia sull’orlo del caos»

Una settimana per raggiungere alcuni difficili compromessi con gli elementi populisti del suo governo che lo hanno appoggiato con riluttanza negli ultimi 18 mesi, facendo precipitare la terza economia più grande della zona euro in una crisi politica paralizzante che potrebbe concludersi con elezioni anticipate proprio mentre il paese è alle prese con una crisi energetica, l’aumento del costo del denaro e un’escalation del conflitto in Ucraina. 

Le Monde, colpa 5 Stelle turbolenze dei mercati a danno di tutti

Le Monde punta il dito sui 5 Stelle, sottotitolando come il Movimento “abbia boicottato il voto, mettendo in crisi la sua coalizione”. L’incertezza sul futuro del governo Draghi non ha mancato di provocare turbolenze sui mercati a Danno di tutti: il 14 luglio la borsa di Milano ha perso oltre il 3 per cento e il costo del debito dell’Italia è ripartito alla grande.

Le Figaro, “l’Italia ripiomba nella crisi politica”

Quello di M5S è “il tentativo disperato di un movimento, passato dal 34% dei voti espressi nel 2018 all’11% delle intenzioni di voto alle prossime elezioni legislative, di recuperare alcuni dei suoi elettori”. Il giornale sottolinea che la crisi si è aperta nel momento in cui il Paese deve gestire diverse emergenze, tra le quali quella energetica e l’inflazione “che sta impoverendo la popolazione, e deve realizzare un piano di investimenti da 200 miliardi di euro con i provvidenziali aiuti dell’Europa”.

Die Presse, Austria, paura contagio dall’instabilità italiana

Questa crisi minaccia di essere dolorosa, e non solo per l’Italia. Grazie a Draghi, Roma ha recentemente giocato di nuovo nella serie A europea, tenendo insieme la fragile struttura dell’Ue insieme a Parigi e Berlino. Ciò che ha colpito il resto d’Europa è stato il modo in cui Draghi ha tenuto sotto controllo i suoi ministri nella coalizione fino alla fine. Questa forma di governo, con Draghi come ‘padre’, ha garantito una relativa stabilità ed efficienza in Italia e rassicurato i suoi partner. 

La Vanguardia, Spagna, l’ultima cosa che doveva succedere

L’ultima cosa che dovrebbe succedere in un paese del G7, nel mezzo di una guerra in Ucraina, con un’inflazione record, i prezzi della benzina alle stelle, il rischio che Mosca tagli il gas e una siccità storica, è una crisi di governo”, osserva il quotidiano catalano. “L’Italia ha sorpreso l’Europa con un temporale estivo. La scissione causata dall’uscita di Luigi Di Maio dall’M5s ha fatto precipitare l’ultima crisi”.

El País: Politica e banche, di volta in volta gli spazi comuni

Draghi, il leggendario salvatore della moneta unica, non ha potuto o non ha voluto disattivare gli impulsi autodistruttivi dei partiti italiani. La colpa diretta della rottura, se avverrà, sarà del Movimento 5 stelle e del suo leader, Giuseppe Conte. Il 30 giugno Draghi aveva avvertito: ‘Non sono disposto a guidare un governo con un’altra maggioranza parlamentare’. È stata una decisione politica e forse anche qualcosa di personale”.

Dall’Europa orientale

Ucraina, “Questa non è una buona notizia per il nostro paese”.

L’opinione espressa da Evropeiska Pravda è abbastanza diffusa sulla stampa di Kiev. Il portale spiega che “Draghi è diventato il principale sostenitore dell’Ucraina nel governo e in Italia in generale. Ha svolto un ruolo chiave nel concedere la candidatura del paese all’Unione europea e ha continuato a sostenere Kiev nonostante la lobby russa e gli attacchi informatici”.

Ria Novosti, e Nezavisimaja Gazeta, Russia: ‘troppo Ucraina’

Secondo gli analisti militari russi la crisi del governo di Mario Draghi sarebbe dovuta al recente viaggio a Kiev del presidente del consiglio, scrive l’agenzia di stato russa “A causa dell’Ucraina e dei problemi sociali, l’Italia è minacciata dalle elezioni anticipate”, titola Nezavisimaja Gazeta, quotidiano di Mosca.

Voennoe Obozrenie, Estonia, crisi Roma, Londra e Tallin

“Sia il britannico Boris Johnson sia la estone Kaja Kallas sia Draghi hanno visitato l’Ucraina e hanno promesso al regime di Kiev ‘sostegno a tutto tondo”, quasi ci fosse un rapporto di causa effetto tra i viaggi nel paese invaso dalla Russia e le rispettive crisi.

I titoli più efficaci e/o velenosi in Italia

Il Fatto Quotidiano l’ultima difesa M5S possibile
«C’è vita oltre Draghi», a firma di Marco Travaglio,

Manifesto, il più breve e il più efficace
«Le stelle e le strisce». I 5S sempre più divisi tra governisti e antigovernativi. Su Draghi cresce il pressing internazionale, manda messaggi anche il presidente Usa.

Corsera, formale ma severo
«Conte, parabola di un leader. La sfida: mettersi alla testa di un’Armata Brancaleone». La metamorfosi: da statista che liquida il Salvini del Papeete al ritorno di una copia sbiadita dei tempi del «vaffa»

Repubblica, nel giorno dell’addio a Scalfari
«Conte paga il prezzo dello strappo: il 74% dei post su di lui sono negativi. Critiche anche a Di Maio»

La Stampa e il gioco di parole
«Il CamaleConte, antisistema andata e ritorno, l’ex premier rappresenta l’indecisionismo 5S imperante»


  • Reader’s 1-2 ottobre 2022. Rassegna web
    Ma davvero qualcuno pensa, non solo negli Stati uniti, ma soprattutto in Europa dove più si pagano le conseguenze di questa guerra per procura, che dopo un relativo successo della controffensiva ucraina il governo russo avrebbe detto: “ci ritiriamo, scusate il disturbo, non avevamo previsto che l’invio delle armi occidentali avrebbe fatto la differenza”? Come riferisce oggi Ennio Remondino sul suo Remocontro: “Kiev rispetti la volontà popolare, cessi il fuoco e torni al tavolo del negoziato, noi siamo pronti ” ha invece dichiarato Putin al termine della cerimonia di annessione. Ma “con Putin Presidente negoziato impossibile”, ha risposto 18 ore fa Zelensky.
  • Reader’s 30 settembre 2022. Rassegna web
    L’atlantismo acritico del segretario del PD, tanto “fervente” da considerare incompatibile perfino un’accordo elettorale con i Cinquestelle, è risultato determinante per la vittoria del centro destra. Che ci sia stato non un semplice sbaglio ma un errore calcolato è la tesi sostenuta da Marco Montelisciani nell’articolo che vi propongo dall’ ultimo numero della rivista del Centro per la Riforma dello Stato. Dove si prova a spiegare anche come e perché il voto popolare per Conte “ha sconfitto la strategia del voto utile e la finzione del bipolarismo”. Per cui oggi “la sinistra è davanti all’ennesimo bivio”. 
  • Reader’s 29 settembre 2022. Rassegna web
    Ma non ha vinto il fascismo. Ha vinto il sistema che con tanto trasporto e accanimento e falso messianismo, abbiamo creato. Il sistema che si fonda e si conserva costruendo il nemico: sul piano internazionale e sul piano interno, perché non ci può essere su un piano se non c’è anche sull’altro.I social sono null’altro che delle “piazze”, che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: piazze virtuali, che si sono aggiunte da qualche anno a quelle reali, da tempo immemorabile luogo abituale di incontro e frequentazione tra persone di vario tipo e livello. Dire “io non frequento i social” o, addirittura, “io schifo i social” equivale a dire “io non scendo mai per strada e non vado mai in piazza, perché schifo le persone che le frequentano”. Come se tutte le persone che frequentano strade e piazze fossero lo stesso tipo di persone; mentre non è così./
  • Reader’s – 28 settembre 2022. Rassegna web
    Probabile sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Guerra di chi per arrivare a cosa? di Ennio Remondino Nord Stream, l’ipotesi di un attacco ai gasdotti. Secondo fonti del governo tedesco, «un incidente è altamente improbabile»: per Berlino entrambe le linee sarebbero state «attaccate». Da chi e per ottenere cosa? «All’origine dell’agguato potrebbe esserci l’Ucraina o un suo alleato. Oppure […]
  • Reader’s – 27 settembre 2022. Rassegna web
    La vittoria di Meloni vista dagli Usa: «L’Italia verso il governo più a destra dai tempi di Mussolini» (da Remocontro) Copertura da ‘prima fascia’ al voto italiano sulla stampa americana. Ora si aspetta la reazione della Casa Bianca che alla vigilia di un risultato comunque annunciato aveva scelto la prudenza. «Non crediamo che, a prescindere […]
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