Reader’s – 17 gennaio 2023. Rassegna web

L’arresto del boss mafioso significa la liberazione di una terra da un giogo soffocante.

Crescere nella terra di Messina Denaro

Cinzia Sciuto su Micromega.net

Non più tardi di tre anni fa andai a vedere a Castelvetrano uno spettacolo teatrale che si intitolava “Ciao Matteo, dove sei?”. Il “Matteo” del titolo era Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa nostra latitante da trent’anni e arrestato stamane.

Prima dello spettacolo decidemmo di andare a mangiare una pizza in un rinomato ristorante della zona. Avevamo mangiato molto velocemente per cui al momento di pagare il proprietario ci fece una battuta chiedendo cosa ci fosse di così importante da farci ingoiare la pizza e noi gli raccontammo dello spettacolo. Al nome “Matteo Messina Denaro” l’espressione prima simpatica e cordiale si fece immediatamente cupa, e la reazione fu: “La dobbiamo smettere di parlare male di questa terra, ci rovina l’immagine della città”. La nostra risposta: “Magari è la mafia a rovinare questa terra, la nostra terra” non convinse il nostro interlocutore, che chiosò: “Speriamo non ci vada nessuno a questo spettacolo”.

Per il resto d’Italia oggi è un giorno sicuramente importante, ma per chi, come me, è nato e cresciuto in quelle terre è un giorno di autentica liberazione. L’ombra di quest’uomo ha segnato la nostra vita, la nostra infanzia. Ho vissuto fino ai diciannove anni a pochi chilometri da Castelvetrano, luogo di nascita del boss, dove ho frequentato il liceo. Un paese il cui riscatto, come per il resto della Sicilia, è sempre stato impedito proprio dalla presenza soffocante della mafia. Una presenza i cui effetti vanno molto al di là delle azioni dirette dei suoi membri.

Crescere in un paese di mafia significa diventare grandi sapendo che una serie di cose non le potrai fare, o che farle potrebbe essere molto complicato, o ancora che per farle sai già che dovrai scendere a molti compromessi. Attenzione: non è poi detto che sia sempre così, naturalmente. Ma è anche questo il potere della mafia. Come tutti i poteri soffocanti, il suo successo sta nel fatto che plasma le menti anche di chi non ne fa parte, facendo loro introiettare strutture mentali e atteggiamenti.

La risposta alla domanda su come sia stato possibile per Matteo Messina Denaro, il latitante più ricercato d’Italia, vivere indisturbato in Sicilia per trent’anni sta nelle parole di quel ristoratore, che esprimono tutto il potere predatorio della mafia: il controllo del territorio, delle attività economiche, dell’azione politica. E però qualche anno prima forse uno spettacolo come quello a cui assistemmo tre anni fa non sarebbe stato neanche immaginabile perché “il problema di Palermo è il traffico”. E invece quella sera non solo dei ragazzi vennero “in casa” del boss a urlare forte e chiaro il suo nome, ma, a dispetto dell’auspicio del ristoratore, ad assistere allo spettacolo eravamo in tanti.


Come si sa, le lettere aperte difficilmente ottengono risposta, figuriamoci quelle di dimissioni al ministro della giustizia all’indomani dell’arresto del ricercatissimo capo di “Cosa nostra” . Poco importa se non per merito suo. Marnetto ci prova ugualmente. E non senza adeguata motivazione. Dopo aver detto che le intercettazioni “sono elementi fondamentali per la ricerca della prova e sono ancora più fondamentali per comprendere i movimenti delle persone”, ha così proseguito “Ma è chiaro che i mafiosi non parlano per telefono dei loro programmi criminosi, le intercettazioni servono ovviamente per capire con chi parlano, come si muovono e quali siano le loro problematiche. Ad esempio in questo caso si è capito che parlando di una malattia molto grave si poteva risalire ad un luogo di cura e così pare sia stato fatto”.(nandocan)

“Le intercettazioni da lei definite inutili sono essenziali: Ministro Nordio si dimetta”

Carlo Nordio

di Massimo Marnetto

Le intercettazioni telefoniche sono state determinanti per la cattura del capomafia Matteo Messina Denaro. Lei invece la ha sempre considerate inutili, affermando che i mafiosi sanno di essere intercettati e quindi non ”parlano al telefono”. In base a questa sua convinzione, da tempo sta conducendo un’azione politica per vietarne l’uso.

Ministro Nordio,

la clamorosa smentita di tale analisi con l’arresto di Messina Denaro – grazie proprio ai trojan – denota una sua non adeguata conoscenza della materia. La complessa lotta alle mafie non può essere lasciata nelle mani di chi – come lei – ha lacune vistose su una questione così specifica. Pertanto, le chiedo – per il bene del Paese – un gesto di patriottica consapevolezza dei suoi limiti: rassegnare le dimissioni.

Con vigilanza democratica,


La ministra ‘pacifista’ della Difesa tedesca cade sul fronte della Nato baltica

da Remocontro

Sgradita a Biden, a Zelensky e alla Nato baltica, la ministra socialdemocratica Christine Lambrecht si dimette. Quattro giorni prima del vertice Nato di Ramstein, base e comando Usa in casa tedesca, e la decisione shok non è solo crisi politica interna tedesca. ‘Troppa attenzione e troppa tensione attorno alla sua persona, dice lei, sapendo tutti che sta parlando di carri armati tedeschi destinati all’Ucraina che, secondo il blocco Nato Baltico più estremo, ‘viaggiano’ troppo lentamente verso Kiev.

Brutta storia di interferenze

Qui sopra l’ormai ex ministra della Difesa tedesca Christine Lambrecht su un carro armato, è la foto sintesi di un brutto passaggio politico non solo tedesco, ma dei rapporti interni all’alleanza Atlantica, su quale linea politico militare prevale al comando della Nato, sul modo di fare pressioni sull’Europa da parte americana. «Il suo passo indietro era scritto da mesi, mancava solo l’annuncio ufficiale, ed è la data scelta – quattro giorni prima del vertice Nato di Ramstein -, che si rivela sintomatica dell’intero caso politico», sottolinea Sebastiano Canetta da Berlino sul Manifesto.
Motivazione ufficiale, anche qui con sottinteso tra le righe, «dimissioni perché l’attenzione dei media da mesi concentrata sulla mia persona difficilmente consente di discutere in modo obiettivo della Bundeswehr e delle decisioni sulla politica di sicurezza nell’interesse dei cittadini».
Bundeswehr e l’interesse dei cittadini tedeschi, o di altri?

Il riarmo tedesco

Già oggi sapremo il nome del successore con il cancelliere Scholz vincolato non solo da forti e sgradite pressioni internazionali, ma anche dal meccanismo della parità di genere oltre che di partito. Indicazione da parte della Spd e una delle otto deputate della commissione Difesa del Bundestag. Comunque, tutto di corsa (un altro pezzettino di verità che esce) «per non lasciare vacante un secondo più del necessario il timone del dicastero più nevralgico del governo, cui sono affidati 100 miliardi di euro destinati al riarmo delle forze armate e l’invio delle armi all’Ucraina, a cominciare dai carri armati Leopard-2».

Il nodo del ‘chi più paga comanda’

Venerdì, summit Nato nella base aerea americana di Ramstein, Olaf Scholz, ospite i terra tedesca, dovrà presentare al segretario della Difesa Usa, Lloyd Austin, la nuova ministra delle Difesa tedesca, certamente più gradita della precedente. «Germania epurata della sua scomoda ministra ‘pacifista’, la più sgradita all’amministrazione Biden, al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e al governo della Lituania di cui la Germania rimane garante militare nell’ambito Nato», scrive ancora Canetta. Oltre la polemica, la sostanza dello sblocco dell’invio dei Leopard necessari –sostengono da Kiev-, per contrattaccare i russi sul fronte del Donbass, e che la ex ministra Lambrecht è stata accusata di boicottare.

Accolte le richieste britanniche e baltiche

Con il cambio al vertice al ministero di Hardthöhe (la difesa ha ancora sede a Bonn), le richieste britanniche e baltiche affinché la Germania consegni carri armati di produzione tedesca all’Ucraina, già forti oggi, si faranno più pressanti. Kiev insiste da tempo affinché Berlino consenta la consegna di carri armati pesanti Leopard 2 in dotazione a molti eserciti euroatlantici su licenza dell’azienda tedesca Krauss-Maffei Wegmann, che ne detiene i diritti di esportazione.

Quei Leopard del contendere

Ma la Germania non potrà inviare i carri armati Leopard 2 richiesti dall’Ucraina prima del 2024, e in larga parte si potrebbe trattare di veicoli di seconda mano passati dall’esercito tedesco a Rheinmetall per essere approntati alla spedizione e venire poi venduti, non di tank sfornati appositamente dalle fabbriche germaniche. Lo ha ammesso alla Bild, Armin Papperger, dal 2013 amministratore delegato del gruppo Rheinmetall, principale fornitore d’armi della Germania con stabilimenti a Düsseldorf, Kassel e Unterlüss.Papperger ha poi ricordato che nei suoi magazzini ha già da lavorare per manutenzione 22 Leopard 2 e 88 vecchi veicoli Leopard 1, questi ultimi ammodernabili e consegnabili in tempi più brevi a Kiev.

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Tags: armamenti Germania Nato


Per quello che conta, tutta la mia solidarietà ai colleghi “spariti” dal settimanale (nandocan)

C’era una volta “ L’Espresso”

di Alessandro Gilioli

(disclaimer: post con pesante conflitto di interessi e tristezza, è il giornale a cui ho dato 18 anni di vita professionale, anche con un bel coinvolgimento emotivo; disclaimer bis: gli auguro comunque di andare avanti perché ci lavorano ancora belle persone, a cui voglio bene).

I fatti, ora:

Col numero uscito ieri sono spariti Altan, Biani, Makkox, Serra e Murgia. Alcuni di loro volontà; altri cacciati, come Biani. Non so se me ne dimentico qualcun altro.
Erano già spariti, tra gli altri, il grande Bernardo Valli, gli inchiestisti Emiliano Fittipaldi, Giovanni Tizian e Fabrizio Gatti, il mio amico Luca Bottura che era sempre in ritardo con la rubrica ma era impossibile arrabbiarsi, ovviamente Marco Damilano che lì è stato il mio ultimo direttore e con cui avevo ottimamente lavorato (ah, si parva licet, di lì due anni fa è sparito pure il sottoscritto)

In compenso come opinionisti ieri sono arrivati l’ex piduista Maurizio Costanzo, l’ex dirigente del Fmi Carlo Cottarelli e Virman Cusenza, bravo giornalista di destra e nipote di Dell’Utri.


  • Reader’s – 31 gennaio 2023. Rassegna web
    Se l’incoscienza di qualche potente, magari alimentata anche da una sciagurata corsa agli armamenti, è giunta al punto di prendere in considerazione il rischio di un conflitto mondiale per l’Ucraina, la sola possibilita’ di salvare il pianeta da un disastro definitivo è la stessa deterrenza tra i blocchi che lo ha salvato nei settant’anni trascorsi. E l’equilibrio del terrore richiede che la Cina, pur restandone saggiamente al di fuori pensando ai suoi guai col Covid e alla sua economia, non rinneghi la solidarietà politica con la Russia. Ne scrive oggi Piero Orteca su Remocontro. La rassegna prosegue con alcune considerazioni di Alessandro sulla candidatura di Cuperlo alla segreteria del PD, resa improbabile dal troppo tempo trascorso in una lodevole quanto rassegnata opposizione. Seguono un breve commento di Marnetto sul caso Cospito e un’interessante accostamento di Dio all’inconscio proposto da Giovanni Lamagna. Buona lettura (nandocan)
  • Reader’s – 30 gennaio 2023. Rassegna web
    A chi mi chiede se voterò alle primarie rispondo di sì, anche se non ho più rinnovato la tessera da quando Matteo Renzi decise di mobilitare il partito per quell’obbrobrio di riforma costituzionale che era il progetto Renzi-Boschi. Per Elly Schlein, naturalmente, come l’amico Cipriani, l’unica che mi pare dia qualche garanzia di fare finalmente […]
  • Reader’s 28 gennaio 2023 rassegna web di
    Insomma, solo determinate organizzazioni depositarie del marchio “massoneria” possono fregiarsi di essere massoniche. In Italia non vi è una legge al riguardo e ciò avrebbe favorito la proliferazione di moltissime organizzazioni sedicenti massoniche il cui scopo è l’affarismo e non certo “l’arcana sapienza”.
  • Reader’s – 27 gennaio 2023. Rassegna web di
    è chiaro che a “resistere” sono, di fatto, Nato, USA, UE mentre gli ucraini mettono “solo” decine di migliaia di morti, militari e civili, cinicamente sacrificati alla duplice e speculare follia di risolvere una controversia fra Stati attraverso una violenza che né riesce a respingere l’invasione russa, né consente ai russi di costringere l’Ucraina alla resa
  • Reader’s – 26 gennaio 2023 rassegna web
    Sul Corriere della Sera il dubbio ben rappresentato dalla illustrazione di Doriano Solinas. «C’è il pericolo che il gigantesco sforzo finanziario determini profitti per i produttori di armi più che apprezzabili risultati politici e la pace in Ucraina». Massino Nava sull’Europa e l’Occidente nella corsa al riarmo, dopo che Piero Orteca ci ha detto dell’economia russa che va molto meno peggio di quanto vorrebbero i suoi molti nemici. Mentre la nostra di casa paga di più sia le sanzioni che il gas non più russo. Conti economici da brivido, e molti dubbi.
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