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Reader’s 15 novembre 2022. Rassegna web

La tragicommedia dei porti semichiusi

Con un semplice tratto di penna sono stati evocati gli spettri della “selezione” fra “i sommersi ed i salvati”, ed  è stata attuata una prima sperimentazione della cultura dello scarto, trasformando delle persone vive in materiale di scarto (carico residuo appunto) di cui sbarazzarsi, come si fa per i rifiuti tossici. 

di Domenico Gallo

Un provvidenziale certificato medico ha consentito lo sbarco a Catania di tutto il “carico residuo” rimasto a bordo della navi umanitarie  Humaniti 1 e Geo Barents, dopo la prima “selezione” che aveva consentito lo sbarco di donne e minori e soggetti fragili. In questo modo il nuovo esecutivo è stato salvato dall’umiliazione di doversi rimangiare i due fantastici decreti con i quali, dopo due settimane di attesa, aveva concesso alle due navi ONG il permesso di: “sostare nelle acque territoriali italiane..(non) oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali ed in precarie condizioni di salute”, con l’obbligo di allontanarsi dalle acque territoriali con il “carico residuo”.

Con un semplice tratto di penna sono stati evocati gli spettri della “selezione” fra i meritevoli di essere salvati e quelli destinati ad essere rigettati all’inferno, in pratica una nuova versione de “i sommersi ed i salvati”, ed è stata attuata una prima sperimentazione della cultura dello scarto, trasformando delle persone vive in materiale di scarto (carico residuo appunto) di cui sbarazzarsi, come si fa per i rifiuti tossici.

Quello che conta è il linguaggio che, in questo caso, serve a definire un’identità. In un certo senso il nuovo esecutivo, con il decreto Rave e con i decreti sui porti semichiusi, ha indossato la camicia nera, pur essendo consapevole che stava realizzando una sceneggiata. 

L’importante è mandare il messaggio, che “la musica è cambiata”, che questo governo è intransigente nella difesa dei confini, che è capace di imporre a tutti “il rispetto delle regole”, e di tutelare “l’interesse nazionale”. Consacrare una nuova “postura” (di bullismo) nei rapporti interni e nei rapporti internazionali è un’ottima arma di distrazione di massa rispetto ai problemi reali di governo del paese, che non si possono risolvere spezzando le reni a chicchessia. 

Ovviamente una cosa è la narrazione, altra cosa è la realtà. Il Governo italiano non poteva prolungare il braccio di ferro con la Commissione Europea che più volte ha richiamato l’Italia, invitandola a «minimizzare la permanenza delle persone a bordo delle navi» (da ultimo il 10 novembre con una nota ufficiale), come peraltro prescrivono il diritto internazionale del mare e il Regolamento europeo n.656 del 2014. Per questo è stato costretto ad assicurare un porto per lo sbarco. Né poteva impedire lo sbarco di tutti i naufraghi a bordo delle navi che hanno effettuato il salvataggio.

La pretesa di effettuare la “selezione” fra i salvati e i sommersi non avrebbe potuto trovare attuazione pratica perché inevitabilmente sarebbe stata stroncata dalla giurisdizione amministrativa e da quella ordinaria, se non dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. 

Vi è un catalogo di norme e principi di carattere nazionale, costituzionale e sovranazionale che non possono essere stracciati impunemente, neanche da un governo “forte”. A cominciare dallo stesso testo unico sull’immigrazione (art. 10 ter) che prevede che le persone salvate in mare devono essere condotte nei centri di prima accoglienza e devono essere informate del diritto di chiedere la protezione internazionale, essendo il diritto d’asilo un diritto fondamentale garantito dall’art. 10, comma 3 della Costituzione. Per non parlare dell’impossibilità di reinviare in acque internazionali il “carico residuo”, poiché l’espulsione collettiva di stranieri è vietata dall’art. 4 del Protocollo n. 4 della CEDU e dall’art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. 

Insomma il certificato medico è stato una manna dal cielo che ha tolto le castagne dal fuoco al Governo salvandolo da una imbarazzante retromarcia. A questo proposito la reazione stizzita del Presidente del Consiglio non si comprende se sia frutto più di inesperienza o di supponenza.

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Sette ‘Grandi’ per soldi e armi a ripetersi in ottobre senza convincere. Altre armi e solo la politica dei generali. Ora al G20 dove l’Occidente deve confrontarsi col resto del mondo che cresce e non riconosce primati assoluti. Putin assente questione Russia e guerra in Ucraina separate e distinte. Fine della guerra ma anche del potere sanzionatorio americano-occidentale sul mondo. …

Al G20, Putin assente, è subito Biden-Xi. Ucraina, Taiwan, e meno Occidente a decidere il mondo

I presidenti americano e cinese, Joe Biden e Xi Jinping, si sono incontrati a Bali, salutandosi con una calorosa stretta di mano nel loro primo summit in persona dal 2017, allora con Biden Vice di Obama. Intanto arriva la rivelazione da un alto funzionario cinese al Financial Times, secondo cui, sull’invasione russa in Ucraina, «Vladimir Putin non disse la verità al leader di Pechino».
«Se ce lo avesse detto non ci saremmo trovati in una situazione così difficile. C’erano oltre 6 mila cittadini cinesi in Ucraina ed alcuni di loro morirono durante l’evacuazione, anche se non possiamo dirlo pubblicamente».
Lo stesso Putin aveva affermato il mese scorso di non aver detto al “caro amico” Xi dell’imminente attacco.

Russia-Cina, conti separati col mondo

«Come leader delle principali economie del mondo, dobbiamo gestire la competizione dei due nostri Paesi», ha detto il presidente Usa Joe Biden al suo omologo cinese Xi Jinping, riferisce l’agenzia Ansa. Convenevoli nelle battute iniziali del loro bilaterale a Bali. Dire e non dire, sapendo entrambi che in palio c’è il primato sull’economia del pianeta, che l’America incerta ma super armata non vuole perdere, a qualsiasi costo.

Educazione e buoni propositi, a parole

«È un piacere rivederti dall’ultima volta avvenuta nel 2017» dice Biden. Piacere mio, piacere tuo, speranze del mondo. «Dobbiamo trovare il giusto corso delle relazioni attraverso scambi schietti», ha aggiunto Xi. Dopo i saluti e i sorrisi per le telecamere, i due si sono avviati insieme verso la sala dove le due delegazioni stanno discutendo le rispettive ‘linee rosse’, la linee non superabili in una difficile trattativa che spazia da Taiwan alla guerra della Russia a danno dell’Ucraina, per arrivare allo scambio corretto di tecnologie avanzate su cui è scattato l’embargo Usa. «La salvaguardia della sovranità, della sicurezza e degli interessi di sviluppo della Cina», l’ha chiamata la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning.

Tre ore di colloquio, prime cronache

Biden e Xi Jinping, 3 ore di incontro: «Taiwan una linea rossa da non superare, ma non ci sarà una nuova guerra fredda», titola il Corriere della Sera.
Xi a Biden: “Pace e indipendenza di Taiwan non sono conciliabili”. Dai due leader il “no” all’uso dell’arma nucleare. Il presidente Usa: “Non ci sarà guerra fredda con Pechino“, per Repubblica.
Resoconti simili, senza dettagli ma con alcune affermazioni politiche significative.Biden ha detto che «non ci sarà, tra le due superpotenze, una nuova guerra fredda», e Xi ha assicurato che Pechino «non ha alcuna intenzione di sfidare gli Stati Uniti, perché il mondo è abbastanza grande perché i due paesi possano svilupparsi e prosperare assieme».

«Telefono rosso» tra Usa e Cina

Nella sua nota, la Casa Bianca ha scritto che Biden ha detto al presidente cinese che «gli Stati Uniti continueranno la propria vigorosa concorrenza alla Cina», ma che questa dovrà però rimanere «responsabile e non sfociare in conflitto». Per questo è essenziale che vengano mantenute sempre linee di comunicazione tra le due superpotenze: i due leader hanno deciso di affidare questo compito ai livelli più alti delle rispettive amministrazioni.
Anche Xi ha parlato della competizione: che, secondo Pechino, deve «riguardare la capacità di imparare, l’uno dall’altro, a migliorarsi e a fare progressi insieme, e non certo ad abbattersi vicendevolmente in un gioco a somma zero».

La guerra in Ucraina

Tema delicatissimo, la guerra della Russia in Ucraina, vista «l’amicizia senza confini» proclamata all’inizio di febbraio tra Putin e Xi, e l’assenza di una esplicita condanna dell’invasione da parte di Pechino. E per la prima volta assieme, Cina e Usa si sono detti contrari alla minaccia di utilizzo di armi nucleari nel conflitto in corso, e hanno concordato sul fatto che «non ci si dovrà mai trovare a combattere una guerra nucleare». Pechino si è detta «profondamente preoccupata» sulla attuale situazione in Ucraina.

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Il criterio della vittoria

di Massimo Marnetto

Sono stato favorevole all’invio di armi agli ucraini per resistere all’invasione russa. Con questo aiuto, la loro Resistenza ha riconquistato molto territorio e questo dato le consente di considerare possibile una trattativa di pace. Bene, ma non basta. Per evitare guerre future, occorre rimuovere tare antropologiche e rimodulare profondamente il concetto di vittoria e di onore. 

La vittoria non può più essere misurata con il criterio quantitativo di ettari conquistati, ma con quello qualitativo di massima capacità di risoluzione del conflitto. L’onore non può più essere stimato dal numero di nemici uccisi, ma anche dalle vite risparmiate. Se si affermassero questi nuovi concetti, non avremmo più monumenti di condottieri che impugnano l’arma che ha conquistato, ma di grandi persone che alzano la penna con cui hanno firmato un trattato.


Contante, POS, quaderno

Angelo Figorilli su Facebook

Sul circolo “il mare”. Ce ne sarebbero tante da dire in verità, su questo circolo che sembra una casa del popolo nella terra (Capalbio) che il luogo comune vorrebbe ritrovo dei radical chic. Ma oggi il resoconto vuole che vi dica dell’accordo trovato con la titolare del circolo a proposito della scottante questione del contante e del pos.

Allora, da giorni mi capita di fare colazione da loro, cappuccino e cornetto, due euro e dieci, prezzo ormai introvabile o quasi ma non è questa la storia. Mi presento la prima volta a pagare con la carta temendo la solita discussione. Invece senza fare una piega la signora tira fuori il suo pos dal cassetto e comincia a digitare. Immaginatevi attorno due tavoli di rumorosi giocatori di scopa che quasi si fermano per vedere come va a finire.

Va bene così

La vedo indugiare ma poi prosegue spedita e via, fuori lo scontrino. Lo prendo e mi accorgo che era di due euro, mancavano i centesimi. Leggo la cifra, glielo faccio notare e lei mi dice “va bene così” poi, al mio grazie spiazzato, aggiunge “é che non mi vengono scritti i centesimi”. Già la storia per oggi potrebbe finire qua e invece no perché il giorno dopo arrivano i rinforzi (il marito) che le spiega come fare e quindi stamane era pronta a battere la cifra giusta però non era contenta uguale. Le chiedo perché, lei mi risponde “è che mi costa un poco farlo”.

Ecco ci siamo, ho pensato, siamo al punto, arriva la discussione sulle commissioni eccetera ma lei aggiunge “fare così tutti i giorni è un po’ un impiccio”. Già, dico io, i centesimi e il resto, indeciso se era la solita scusa oppure no. A quel punto lei taglia corto e dice “ma se lei viene spesso segnamo”.

Le prendevo e lui segnava

E allora, scemo che sono, ho capito, mi sono ricordato tutto, l’alimentari sotto casa per esempio, Angelo si chiamava, quando ero bambino che andavo a fare la spesa con le cose scritte da mia madre, le prendevo e lui segnava. Poi passava lei a pagare. Lo si faceva per comodità ma non solo. Lo si faceva soprattutto perché ci si conosceva ed era un patto, sia pure scritto solo su un foglietto.

Allora ho detto va bene e lei, rapida come un fulmine, finalmente a fare le cose che ha sempre fatto, prende il quaderno e la penna e mi chiede “come scrivo?” e io rispondo “Angelo, mi chiamo Angelo, (stavo per dire mi chiamo Angelo pure io come l’alimentari) “ok segno due e dieci” poi mi guarda e mi fa “alla fine quando vuole facciamo una volta sola, il pos”.

“Si, perfetto” rispondo sorridendo dentro come non facevo da tempo. Così sono adesso anch’io sul quaderno, come immagino tutti gli altri, che ora hanno ripreso a giocare a carte. Evviva il circolo Il mare.


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