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Reader’s – 14 novembre 2022. Rassegna web

Da oggi sulla Gazzetta non Ufficiale è pubblicata la legge di bilancio della campagna Sbilanciamoci!

NB l’immagine di copertina si riferisce alla “legge” del 2018(nandocan)

“In questo modo – ricorda Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci – vogliamo denunciare i ripetuti e persistenti ritardi di questo governo e di quelli precedenti sulla legge di bilancio, che arriva in parlamento con settimane di ritardo. Da anni la discussione sulla legge di bilancio semplicemente non esiste: tutto viene risolto nelle trattative nel governo e tra qualche ministro” .

Ecco perché la legge di bilancio quest’anno l’ha fatta Sbilanciamoci, senza aspettare quella del governo, e l’ha pubblicata sulla sua Gazzetta non Ufficiale. La legge di bilancio alternativa è di 91 misure specifiche con quasi 59miliardi e 370milioni, senza scostamenti di bilancio e senza ricorrere al debito. Gran parte delle entrate sono date da misure di giustizia fiscale, chiedendo ai privilegiati e ai ricchi di contribuire in modo veramente equo ai bisogni del paese: bisogna ridurre le diseguaglianze drammaticamente aumentate in questi anni.

Ambiente, diritti, pace. Una legge di bilancio alternativa per ridurre le disuguaglianze


“Le uscite si orientano – conclude Marcon – verso la costruzione di quel nuovo modello di sviluppo che dalla nascita della campagna auspichiamo: misure per la transizione ecologica, la sanità ed il welfare, l’economia solidale, i diritti. E naturalmente sui temi del momento – la guerra e l’immigrazione – le nostre proposte sono conosciute da tempo: riduzione delle spese militari e investimenti per un’accoglienza senza sé e senza ma dei migranti e una durissima lotta al razzismo”. Sbilanciamoci ha richiesto incontri a tutte le forze politiche per consegnare la Gazzetta non Ufficiale e illustrare la legge di bilancio alternativa della campagna.

Scarica la Gazzetta non Ufficiale della Campagna Sbilanciamoci!: compila il formulario qui sotto.

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Turchia politica. Erdogan, nazionalismo contro disastro economico e la trovata Cipro Nord

di Michele Marsonet su Remocontro

Il presidente turco Erdogan è arrivato a Bali, in Indonesia, per il vertice del G20, il giorno dopo l’attentato nel centro di Istanbul che l’amministrazione turca vuole ricondurre al gruppo armato curdo Pkk.
Successi diplomatici turchi e ora la minaccia terroristica a mettere in ombra la grave crisi economica in vista delle presidenziali 2023, con Erdogan a rischio dopo venti anni di potere.

L’autoritarismo elettorale di Erdogan

Nonostante le tendenze autoritarie di Recep Tayip Erdogan, la Turchia è tuttora un Paese in cui la scelta del premier è decisa con elezioni libere e democratiche. Le prossime si terranno il 18 giugno 2023 e, ovviamente, il Sultano si dice sicuro di vincerle.
La formazione politica di Erdogan “AKP”, “Partito della Giustizia e dello Sviluppo”, di matrice islamica, con 316 eletti, ha il controllo del Parlamento di Ankara. Anche se, com’è noto, l’AKP è molto forte nelle campagne e nelle aree meno sviluppate, mentre gli oppositori laici, kemalisti e curdi, dominano nelle maggiori città come Istanbul, Ankara e Izmir (l’antica Smirne).

Erdogan sì o no

Due sono i fattori da tenere in considerazione per capire se Erdogan sarà davvero in grado di farsi rieleggere l’anno prossimo. Il primo è il nazionalismo sul quale egli ha puntato moltissimo in questi anni, e che viene visto con favore da vasti strati della popolazione (e ora esasperato dal ritorno della minaccia terroristica Ndr)
Inseguendo il suo sogno neo-ottomano, l’attuale leader ha saputo abilmente ritagliarsi uno spazio di mediazione in ambito internazionale. Per esempio nel conflitto tra Federazione Russa e Ucraina, nel Caucaso appoggiando gli azeri contro gli armeni, in Libia e in altre nazioni africane come la Somalia. Agendo tanto sul piano diplomatico quanto su quello militare, la Turchia è dinamicamente presente in tutte le aree di crisi, incluso il Mediterraneo dove la tensione con la Grecia resta altissima.

Diplomazia ‘ottomana’ a tutto campo

Questo grande attivismo, tuttavia, ha costi enormi, e molti cittadini turchi si chiedono fino a che punto sia sostenibile. Il problema, infatti, è che l’economia del Paese versa in condizioni disastrose. L’inflazione galoppa ed è ormai giunta quasi all’84% su base annua. La disoccupazione supera il 10% e la lira turca è ai minimi storici rispetto a dollaro e euro.
Uno scenario da default imminente, insomma, che alimenta le proteste e il malcontento della popolazione. Si dà però il caso che il Sultano, piuttosto che cercare di migliorare le prospettive dell’economia nazionale, preferisca ancora una volta puntare le sue carte sulla politica estera nella quale, gli va riconosciuto, ha riscosso parecchi successi.

‘Repubblica turca di Cipro Nord’

Ora sta lavorando per il riconoscimento internazionale di Cipro Nord, ufficialmente “Repubblica Turca di Cipro del Nord”, vale a dire il mini-Stato collocato nella parte settentrionale dell’isola cipriota, e che attualmente è riconosciuta soltanto da Ankara. Scontata la contrarietà della Repubblica di Cipro, che è membro dell’Unione Europea e si estende su circa due terzi dell’isola.
Erdogan, con una delle sue solite mosse da abile giocatore di poker, è riuscito a far invitare ufficialmente Cipro Nord al summit dei Paesi turcofoni, in programma in Uzbekistan Ha solo un ruolo di “osservatore”, ma lo scopo è evidentemente quello di “sdoganare” Cipro Nord avviandola verso un futuro di Stato indipendente (per quanto satellite di Ankara, com’è già ora).

Distrazioni di massa dai conti disastro

Netta e scontata la contrarietà di Bruxelles, che punta invece alla riunificazione delle due parti di Cipro entro la Ue. Positiva, com’era lecito attendersi, la reazione dei nazionalisti turchi e di importanti nazioni turcofone quali l’Azerbaigian.

Resta però l’incognita della grave situazione economica turca. Ai fini della rielezione di Erdogan l’anno prossimo peserà di più l’orgoglio nazionalista, che nel Paese è sempre stato forte? Oppure conterà maggiormente la preoccupazione per una situazione economica assai precaria? In attesa di sondaggi plausibili, è chiaro che il Sultano non può affatto dormire sonni tranquilli.

Tags: Erdogan presidenziali


Film

di Massimo Marnetto

Serve un naufragio da respingimento per cambiare le regole di accoglienza europea? O la foto straziante di un altro bambino spiaggiato, come il piccolo profugo siriano annegato nel 2015 a Bodrum? In questa fase di stallo e recriminazioni innescate dalla vicenda della Ocean Viking, sembra che solo una forte emozione unita a un senso di colpa collettivo possa sbloccare la revisione del Trattato di Dublino sugli sbarchi dei migranti. 

Vorrei che un regista ne facesse un film. Con una nave di una Ong rifiutata da tutti i porti. I sovranisti che fomentano il respingimento sulle banchine di vari stati europei, la gente urlante con i volti deformati da paura violenta. Le sinistre che tacciono per non sembrare buoniste. E un finale a sorpresa: la nave che risale il Tevere e sbarca in Vaticano.


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