Reader’s – 12 dicembre 2022. Rassegna web

Eurotangentopoli e Cosa Nostra.Come capita sempre più spesso, il menu di oggi propone malavita e dintorni, dove per malavita si intende tanto quella mafiosa di cosa nostra quanto quella “al di sopra di ogni sospetto” di chi nasconde in casa propria sacchi di denaro contante, assai probabilmente frutto di corruzione. Se quest’ultima riesce ancora a sorprenderci credo sia perché nonostante l’evidenza sopravvive una doppia morale a seconda dell’ambiente sociale di riferimento. Per convincersene basta dare un’occhiata alle statistiche sulla popolazione carceraria oppure chiedersi perché i sospetti sulla imparzialità dei magistrati nascano solo quando viene indagato un leader politico. (nandocan)

‘Eurotangentopoli’: petro-mazzette all’Europarlamento

La giustizia belga ha convalidato l’arresto e confermato le accuse per i quattro fermati nell’inchiesta sulle tangenti dal Qatar all’Eurocamera. Carcere per la vice presidente del parlamento Eva Kaili, greca, per l’ex eurodeputato italiano Antonio Panzeri, per l’assistente parlamentare Francesco Giorgi (compagno di Eva Kaili) e di Niccolò Figà-Talamanca della ong ‘No peace Without Justice’. Non pace senza giustizia la promessa che tutti auspicano per gli arrestati. Rilasciati sotto condizioni Luca Visentini e il padre di Kaili. L’abitazione a Bruxelles dell’eurodeputato Marc Tarabella è stata perquisita sabato sera. Materiale informatico sequestrato dagli investigatori ma Tarabella non è in stato di fermo.
Inciampo a sinistra, inciampo istituzionale. E non sarà solo una partita Grecia-Italia nel campo verde delle banconote da cento allestito dal Qatar, titolare mondiale incontestato delle mazzette.
Scandalo di proporzioni continentali, e siamo solo agli assaggi
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«Corrotti dal Qatar»

Il terremoto all’Europarlamento colpisce i socialisti. «Trovati sacchi di denaro» a casa della vicepresidente greca Kaili. Nuove perquisizioni negli uffici dell’Eurocamera. Ai domiciliari anche la moglie e la figlia di Panzeri, la sintesi di agenzia di stamane. Prima le dolorose vergogne di casa.

Denaro a sacchi, leadership italiana

«Sacchi di denaro contante custodite in casa, intercettazioni in cui si parla di vacanze da 100mila euro, lo scandalo che si allarga ad altri assistenti parlamentari a Bruxelles dopo che venerdì la polizia belga ha perquisito sedici abitazioni e fermato una delle vice presidenti dell’assemblea parlamentare, la deputata socialista greca Eva Kaili, il suo compagno italiano Francesco Giorgi, collaboratore dell’eurodeputato Pd Andrea Cozzolino, l’ex eurodeputato Antonio Panzeri per il quale in precedenza aveva lavorato Giorgi, Luca Visentini, segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc) e il segretario generale della ong No peace without justice Alessandro Figà Talamanca», denuncia Domenico Cirillo sul Manifesto.

Poi la bergamasca dell ’Italia ladrona’

In Italia, in provincia di Bergamo, sono state ‘ristrette’ ai domiciliari -galera di casa- la moglie e la figlia di Panzieri, in esecuzione di un mandato di arresto europeo. Quindi e comunque galera, anche se di favore. Ambedue sono sospettate, assieme al loro familiare, di far parte della rete di lobby illecita che ha favorito gli interessi del Qatar, quantomeno nel ruolo di sollecite spenditrici dei benefici elargiti dal principato della Corruzione.

Qatar, utile promemoria per tanti/troppi distratti con la testa nel pallone, Paese in coda a tutte le classifiche di rispetto dei diritti umani che tuttavia è riuscito a farsi assegnare i mondiali di calcio che per fortuna stanno per finire.

Magistrati belgi, poche parole, molti fatti

I magistrati di Bruxelles hanno fornito pochi dettagli dell’inchiesta, senza neanche parlare ufficialmente dello stato del Qatar il cui ruolo plateale è stato denunciato dalla stampa belga. Stampa che ieri ha riferito del ritrovamento di sacchi di banconote nell’abitazione di Bruxelles di Kaili, la deputata greca poi arrestata. Flagranza di reato, prendi il bottino e scappa, a spiegare come mai l’eurodeputata, che gode dell’immunità dagli arresti, sia stata fermata.

Nuova tangentopoli italiana

Ieri la Corte di Appello di Brescia ha convalidato la richiesta di arresto della moglie e della figlia di Panzeri, riservandosi di decidere sulla richiesta di estradizione in Belgio e concedendo i domiciliari. Secondo gli atti, le familiari di Panzeri sarebbero state pienamente consapevoli dell’attività illecita dell’ex eurodeputato. Nelle carte degli inquirenti belgi ci sarebbero intercettazioni in cui la famiglia parla di doni e vacanze per 100mila euro. Nell’udienza a Brescia le due donne hanno detto di essere all’oscuro di tutto.

‘Fight impunity’, prima di tutto la loro

Panzieri è stato il fondatore tre anni fa di una ong con sede a Bruxelles, Fight impunity, attiva nel campo dei diritti umani. L’ex eurodeputato, a Bruxelles per tre legislature, è stato presidente del sotto comitato per i diritti umani. Ieri la polizia è stata anche nell’ufficio di un’altra eurodeputata del gruppo Socialisti e Democratici, la belga Marie Arena, non indagata, che è succeduta a Panzieri alla guida del sotto comitato e in particolare è stato perquisito l’ufficio di una assistente di Arena, anche lei associata a Fight impunity. Ieri i media hanno riferito di dimissioni di massa dal consiglio onorario di questa ong, della quale stando al sito fanno parte Emma Bonino, Federica Mogherini, l’ex commissario europeo all’immigrazione Avramapoulos e l’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve.

600 mila euro in contanti, corruzione pronta cassa

Gli inquirenti, sempre secondo la stampa belga, hanno sequestrato computer e documenti insieme a più di 600mila euro in contanti, convinti di avere le prove di un’attività che è andata ben oltre la consueta lobby e che è sfociata in corruzione e riciclaggio di denaro. Secondo un documento in possesso anche del sito Politico.eu, Panzeri è sospettato di essere intervenuto sul parlamento europeo, dietro pagamento, anche a beneficio del Marocco. Sotto i riflettori un serie di interventi nell’aula dell’Europarlamento del gruppo Socialisti e Democratici scoperti adesso troppo morbidi verso il Qatar sulla questione dei diritti umani.

In particolare Kaili recentemente, dopo un incontro con il ministro del lavoro del Qatar, ha sostenuto che anche se non tutto è risolto, «quel paese è un capofila per i diritti del lavoro». Senza ritegno, senza dignità, senza pudore.

Reazioni a raffica oltre gli interessi di parte

Tantissime le reazioni: la sostituzione di Kaili come vicepresidente dell’aula (i vice di Roberta Metsola sono 14) che nel frattempo è stata espulsa dal partito socialista greco. Così come Panzeri è stato sospeso da Articolo 1, la formazione a cui aveva aderito uscendo dal Pd. Tra le conseguenze anche il blocco del voto sulla facilitazione dei visti per i viaggiatori provenienti dal Qatar e dall’Iraq nei paesi dell’Unione, dossier che proprio domani doveva arrivare alla svolta decisiva. La co presidente del gruppo The Left al parlamento di Bruxelles, la francese Manon Aubry, ha ricordato denunce inascoltate.

«Lanciato l’allarme sull’aggressiva attività di lobbying del Qatar sulla risoluzione che avevo ottenuto per denunciare le sue violazioni dei diritti umani. Durante la negoziazione del testo ho avvertito che alcuni colleghi ripetevano parola per parola la difesa del Qatar».

Il Qatar ovviamente innocente

«Lo Stato del Qatar respinge categoricamente qualsiasi tentativo di associarlo ad accuse di cattiva condotta»: è la dichiarazione di un esponente del Paese del Golfo inviata per e-mail a Politico.eu che ha provato a contattare Doha sull’inchiesta di corruzione al Parlamento europeo che sta portando avanti la procura di Bruxelles.

Vergogna a sinistra pulita ma forse distratta

«È una cosa gravissima, se quello che emerge da prime decisioni procura Bruxelles fosse confermato, si tratterebbe di esponenti del Parlamento ed attivisti che avrebbero ricevuto soldi per chiudere un occhio sulle condizioni di lavoro in Qatar. Una vicenda vergognosa e intollerabile. Se si confermerà che qualcuno ha preso soldi per cercare di influenzare l’opinione del Parlamento europeo penso che sarà veramente una delle più drammatiche storie di corruzione di questi anni», ha detto il commissario Ue agli affari economici Paolo Gentiloni ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più.


Rospo

di Massimo Marnetto

La corruzione di Panzeri, Kaili e altri esponenti di sinistra fa male due volte. Primo, perché l’arricchimento personale di chi svolge una funzione nell’interesse generale è una meschinità disgustosa. Secondo, perché tradisce una comunità che vede nella legalità non solo il dovere del rispetto delle regole, ma la sua motivazione più profonda: la difesa dei più deboli. L’unica cosa che minimamente consola in questa squallida vicenda e la mancata attivazione di una difesa corporativa, come avviene invece a destra. 

Nessuno si è azzardato a evocare una ”giustizia a orologeria” riferendosi alle prossime elezioni regionali. E nessuno ha sollevato questioni di forma o di presunta immunità violata, come fa la destra per gli scandali dei suoi spostando l’attenzione dal merito (reato), al metodo (acquisizione delle prove). Anzi, noi elettori di sinistra siamo i primi a chiedere che il partito di appartenenza di questo collezionista di contanti si costituisca parte civile. Poi, buttato giù questo rospo, continueremo a batterci per la legalità con più forza di prima.


Una “ninna nanna” di Cosa Nostra

di Valter Vecellio (da “Articolo 21”)

Questo “Ninna nanna” di Rita Mattei è un libro pericoloso, da maneggiare con prudenza. Lo cominciate a leggere la sera? La vostra sarà una notte insonne. Di giorno? Auguratevi di non aver preso appuntamenti, se sì, prima di cominciare abbiate cura di disdirli. Molto meglio affrontare questo libro una domenica, un giorno di festa, comunque di vostra libertà. Per la buona ragione che dopo averlo aperto, non ve ne staccherete più: dovrete per forza leggere tutte le sue quasi 400 pagine. Con un “supplemento” di cui è bene tener conto: inevitabilmente su alcuni capitoli ci tornerete, per meglio capire, per meglio fare vostra la storia raccontata.


“Ninna nanna” ha poi un altro “difetto”: è scritto in un buon italiano. La sua autrice per anni è stata una spericolata, caparbia, sagace inviata speciale del “Tg2” e del “Tg3”. Gentile, simpatica, disponibile; al tempo stesso determinata, meticolosa, ottime fonti, leale: la notizia “sacra”, ma non al punto di vendere l’anima per averla. Ne sanno qualcosa i tanti colleghi, molti come si dice “d’esperienza”, che da lei non hanno mai avuto sgambetti, ma “buchi” professionali in quantità.

Ora che si può concedere giorni di più meditata riflessione su quello che accade ed è accaduto, ci regala libro: non è un romanzo, neppure un saggio. Come definirlo? Lo si può rubricare in quel particolare tipo di narrativa/verità di cui Leonardo Sciascia è stato un po’ il padre: gli “Atti relativi alla morte di Raymond Roussel”, “La strega e il capitano”, “I pugnalatori”, “La scomparsa di Majorana”.

Una storia di mafia e un “romanzo” visti e descritti con lo sguardo di una donna

E’ comunque una vera storia di mafia e mafiosi; storia dura, spietata, disperante. Una saga che racconta dei corleonesi: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella; presentati come protagonisti di un “romanzo” che ha insanguinato per anni Palermo, la Sicilia, il Paese; anche se molti di questi protagonisti sono morti, non per questo può dirsi conclusa, finita. Una storia e un “romanzo” visti e descritti con lo sguardo di una donna.


Non è una donna qualunque: è Vincenzina Marchese, che parla. E’ la figlia, la moglie, di mafiosi; pienamente immersa nel mondo mafioso, cosciente, consapevole; magari non sa, ma molto capisce e intuisce; sa collegare i fatti, ragiona sulle “coincidenze”, sa ricavarne le giuste conclusioni. Non si rende colpevole di nessun crimine, ma li condivide tutti, vive nella “bolla” mafiosa sapendo di farlo. Una storia tremenda, quella di questa ragazza, lungo e complesso sarebbe scendere qui nel dettaglio.

Basti dire che Vincenzina si innamora perdutamente, ricambiata, di Leoluca Bagarella, fratello di Antonietta, la fedelissima moglie di Riina; Vincenzina lo sa di essere la compagna di quel “don Luchino” responsabile di centinaia di omicidi dagli anni ’70 ai ’90, compreso il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un collaboratore di giustizia. Il ragazzino per mesi viene tenuto segregato in una buca, poi strangolato, infine il corpo sciolto nell’acido.

Parla Vincenzina Marchese, figlia e moglie di mafiosi

Vincenzina viene dalla cosca di Corso dei Mille a Palermo: killer e trafficanti tra le più antiche e spietate. Il capofamiglia, Filippo Marchese detto Milinciana, è suo zio. Uccide con le sue mani nella camera della morte di Sant’Erasmo, sul lungomare palermitano. Per Vincenzina, la madre, le altre donne del clan, la mafia è una pelle, una mostruosa cosa “normale”. La vivono e respirano con sconcertante naturalezza. A fronte di tanto orrore, sconcerta la tenerezza, il riguardo, il rispetto, l’amore di cui Vincenzina e il marito sono capaci; fino all’estremo, definitivo sacrificio. La conferma che nell’animo umano c’è posto per tutto e il suo opposto.

Non siamo, con “Ninna nanna” ai livelli de “Il padrino” di Mario Puzo. In quel romanzo il boss mafioso quasi ti ispira simpatia, complice la straordinaria interpretazione di Marlon Brando, alla fine di Vito Corleone avresti perfino la tentazione di essere amico, tanto emana fascino e intriga il suo sapiente dosaggio tra spietatezza, “offerte che non si possono rifiutare” e “fa la cosa giusta”.

Qui, per fortuna no. Rita Mattei è abile nello schivare questo possibile rischio. La Cosa Nostra che descrive è quel mondo di infami farabutti che sappiamo (lo sappiamo, vero?); la tentazione semmai è opposta: punirli assai più duramente di quanto la legge consenta.

Molte vicende vissute in prima persona

Per le mani vi troverete un “condensato” di molte vicende che l’autrice ha vissuto in prima persona: dalla strage a Capaci a quella di via D’Amelio a quella ai Georgofili a Firenze; c’è la conoscenza e le mille conversazioni con magistrati e investigatori, per fortuna non tutti finiti morti ammazzati; c’è il paziente spulciare migliaia di pagine di verbali e deposizioni di imputati; gli incontri e i colloqui con collaboratori di giustizia che con lei si “aprono”, le udienze dei processi seguite, comprese le apparentemente inutili. Questo libro è “figlio” di vicende seguite e vissute con scrupolo e vera passione civile e umana.

Prima di chiudere, nella tragedia un richiamo a un’analoga tragedia, quella di Rita Atria, anche lei figlia di mafiosi. Si affida, nella sua dissociazione dalla “famiglia”, a Paolo Borsellino, per lei diventa come un padre. Quando apprende che il magistrato è stato ucciso, a sua volta si uccide. La madre di Rita, per spregio, ne devasta la tomba. C’è un particolare, otto parole appena, che ignoravo, a pag. 109: “il prete aveva negato il funerale alla suicida”. Per un’associazione stramba il pensiero è andato al cardinale vicario di Roma Camillo Ruini, che nega i funerali religiosi a Piergiorgio Welby. Spero che Ruini e quel sacerdote (non ci giurerei), provino infinito rimorso per quel loro divieto. Questo solo per dire delle tante suggestioni che provoca “Ninna nanna”.

“Ninna nanna”
di Rita Mattei, All Around edizioni
Prefazione di Francesco La Licata, postfazione di Girolamo Lo Verso
Pagg.411, euro 18


  • Reader’s – 31 gennaio 2023. Rassegna web
    Se l’incoscienza di qualche potente, magari alimentata anche da una sciagurata corsa agli armamenti, è giunta al punto di prendere in considerazione il rischio di un conflitto mondiale per l’Ucraina, la sola possibilita’ di salvare il pianeta da un disastro definitivo è la stessa deterrenza tra i blocchi che lo ha salvato nei settant’anni trascorsi. E l’equilibrio del terrore richiede che la Cina, pur restandone saggiamente al di fuori pensando ai suoi guai col Covid e alla sua economia, non rinneghi la solidarietà politica con la Russia. Ne scrive oggi Piero Orteca su Remocontro. La rassegna prosegue con alcune considerazioni di Alessandro sulla candidatura di Cuperlo alla segreteria del PD, resa improbabile dal troppo tempo trascorso in una lodevole quanto rassegnata opposizione. Seguono un breve commento di Marnetto sul caso Cospito e un’interessante accostamento di Dio all’inconscio proposto da Giovanni Lamagna. Buona lettura (nandocan)
  • Reader’s – 30 gennaio 2023. Rassegna web
    A chi mi chiede se voterò alle primarie rispondo di sì, anche se non ho più rinnovato la tessera da quando Matteo Renzi decise di mobilitare il partito per quell’obbrobrio di riforma costituzionale che era il progetto Renzi-Boschi. Per Elly Schlein, naturalmente, come l’amico Cipriani, l’unica che mi pare dia qualche garanzia di fare finalmente […]
  • Reader’s 28 gennaio 2023 rassegna web di
    Insomma, solo determinate organizzazioni depositarie del marchio “massoneria” possono fregiarsi di essere massoniche. In Italia non vi è una legge al riguardo e ciò avrebbe favorito la proliferazione di moltissime organizzazioni sedicenti massoniche il cui scopo è l’affarismo e non certo “l’arcana sapienza”.
  • Reader’s – 27 gennaio 2023. Rassegna web di
    è chiaro che a “resistere” sono, di fatto, Nato, USA, UE mentre gli ucraini mettono “solo” decine di migliaia di morti, militari e civili, cinicamente sacrificati alla duplice e speculare follia di risolvere una controversia fra Stati attraverso una violenza che né riesce a respingere l’invasione russa, né consente ai russi di costringere l’Ucraina alla resa
  • Reader’s – 26 gennaio 2023 rassegna web
    Sul Corriere della Sera il dubbio ben rappresentato dalla illustrazione di Doriano Solinas. «C’è il pericolo che il gigantesco sforzo finanziario determini profitti per i produttori di armi più che apprezzabili risultati politici e la pace in Ucraina». Massino Nava sull’Europa e l’Occidente nella corsa al riarmo, dopo che Piero Orteca ci ha detto dell’economia russa che va molto meno peggio di quanto vorrebbero i suoi molti nemici. Mentre la nostra di casa paga di più sia le sanzioni che il gas non più russo. Conti economici da brivido, e molti dubbi.
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