Reader’s – 10 gennaio 2023 Rassegna web

Dall’amico Livio Zanotti, che dal Sudamerica nel quale vive anche attualmente dopo essere stato per molti anni corrispondente per il telegiornale RAI, dopo la buona notizia del fallimento di un tentato golpe in uno dei più grandi Stati del mondo ecco oggi una documentata analisi del ruolo svolto dall’informazione in questa “congiuntura esiziale non solo per il Brasile”. Al contrario della scarsa sensibilità dimostrata dal nostro servizio pubblico, giustamente denunciata invece dal sindacato dei giornalisti RAI nell’articolo che segue. E a contrasto con gli Attestati di Gentilezza consegnati alle persone che nel loro lavoro sono cordiali, segnalati dai loro clienti, di cui scrive Marnetto, da Remocontro apprendiamo di “sostegni e problemi, anche italiani” con i nuovi aiuti militari all’Ucraina. Ma, come spiega Piero Orteca sul sito, sempre bene informato, di Ennio Remondino, ” il vero chiodo nella testa degli americani non è Putin, ma Xi Jinping. E il comandante dei Marines in Giappone, in una intervista, spiega la futura guerra con la Cina” (nandocan)

L’ informazione arma anti-golpe in Brasile. Ora tocca alla politica.

di Livio Zanotti

Dal suo costernato ritorno a Brasilia, ieri sera, il presidente Lula da Silva è alle prese con le negligenze e i tradimenti che hanno reso possibile l’assalto dello squadrismo bolzonarista ai palazzi della democrazia. Una vicenda con importanti aspetti da chiarire, per giungere a precisare le responsabilità certamente numerose tra la truppa dei facinorosi, i loro organizzatori e fiancheggiatori visibili e occulti.

Il quotidiano della grande borghesia brasiliana degli affari

Il tentato golpe, sebbene non privo di aspetti sgangherati e talora perfino surreali che ne rilevano la natura disperata (senza che questa circostanza costituisca la benchè minima attenuante), è di una gravità senza precedenti. “Sottovalutarli equivarrebbe a un alto tradimento”, scrive O Estado di San Paolo, il quotidiano storico della grande borghesia brasiliana degli affari (non l’organo del Partido dos Trabahadores fondato oltre 40 anni fa da Lula), invitando il capo dello stato a comminare “castighi esemplari”.

Il ruolo della grande informazione in una congiuntura esiziale non solo per il Brasile (è ben evidente ormai che pulsioni anarco-autoritarie -e se questa congiunzione può suonare contraddittoria è solo perché tale si presenta la realtà, ancorchè momentanea- sono sia pure in diversa misura presenti nell’intero Occidente), è stato da grande protagonista: pronto e fedele guardiano delle libertà democratiche.

La Rede TV Globo

La Rede TV Globo è stata la prima a rendersi conto che quei gruppi di bolzonaristi in movimento fin dalla notte nella periferia di Brasilia, muovevano sebbene in forme erratiche verso la zona monumentale della città: cioè verso il Congresso. Ci sono state consultazioni a livello di direzione e fin dalle prime ore del giorno Globo ha cominciato a trasmettere in diretta, senza pausa, mostrando con varie squadre di cineoperatori e giornalisti le incursioni sempre più intense e devastanti degli estremisti di Bolsonaro. E la passività quando non l’acquiescenza della polizia che avrebbe dovuto arrestarli.

In questo mondo apparentemente alla rovescia, vale la pena ricordare le origini della Rede Globo, poiché rappresenta un aspetto nient’affatto minore della formazione culturale di una certa grande borghesia brasiliana, delle sue ambiguità, opportunismi e cinismi, così come del suo spirito liberale e umanitario. Il suo proprietario storico è stato Roberto Marinho, che dai primi anni Sessanta del secolo scorso, in piena epoca analogica, ne fece la prima, potente televisione commerciale del Sudamerica.

La tv commerciale di Marinho

In gioventù Marinho aveva avuto interessi letterari e simpatie di sinistra (giovane tenente, aveva vissuto la ribellione che attraverso varie peripezie avrebbe dato origine alla storica Columna Prestes). Ma quando nel 1964 i militari di Castelo Branco diedero il golpe che avrebbe cambiato profondamente il Brasile, Marinho si adattò fulmineamente al nuovo potere. Probabilmente neppure lui intese che dalle caserme avrebbe dominato per oltre 20 anni, portando il paese a una guerra civile di bassa intensità e a una corruzione perfino maggiore di quella che dichiarava di voler combattere.

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Brasile, Usigrai: «I vertici Rai spieghino il ritardo nel dar conto dell’assalto ai palazzi delle istituzioni»

La denuncia dei rappresentati dei giornalisti del servizio pubblico: «Quanto stava accadendo è andato in onda solo ben dopo che altre reti televisive nazionali avevano iniziato a informare in diretta sul tentativo di golpe inscenato dai sostenitori dell’ex presidente Bolsonaro».

«La Rai spieghi le ragioni del ritardo nel dare conto ieri di quanto stava accadendo in Brasile, sui suoi canali televisivi». Lo chiede, in una nota, l’esecutivo Usigrai. «L’assalto dei manifestanti Bolsonaristi ai palazzi delle istituzioni – incalzano i rappresentanti dei giornalisti del servizio pubblico – è andato in onda sugli schermi della Rai solo ben dopo che altre reti televisive nazionali avevano iniziato a informare in diretta sul tentativo di golpe inscenato dai sostenitori dell’ex presidente del Brasile».

L’Usigrai, «che da tempo chiede anche la riapertura di una sede di corrispondenza Rai dal sud America», invita i vertici aziendali «a chiarire perché con una rete Allnews e tre testate generaliste non si è riusciti ad informare tempestivamente i cittadini su quanto stava accadendo in Brasile. Particolarmente grave – concludono i giornalisti – che Rainews24, contrariamente a quanto accaduto in passato, abbia trasmesso un lungo speciale registrato e mai interrotto, neppure durante l’intervento del presidente Lula».


Salmoni

di Massimo Marnetto

Oggi consegnamo gli Attestati di Gentilezza alle persone che nel loro lavoro sono cordiali, segnalati dai loro clienti. Dopo averli fotografati e inseriti nel calendario ”Gente Gentile 2023”, riceveranno questo riconoscimento come segno di pubblica gratitudine per i loro sorrisi rivoluzionari rivolti a sconosciuti. Una cordialità che oppone resistenza al contesto competitivo e aggressivo che ci circonda. 

Ma questi salmoni nuotano controcorrente e sono a loro modo degli influencer, perché la loro gentilezza è contagiosa. E non si sentono eroi; anzi, quando li premiamo, dicono spesso: ”grazie, ma io non sono gentile, sono normale”.


I nuovi aiuti militari all’Ucraina. Sostegni e problemi, anche italiani

da Remocontro

Nuove armi e veicoli corazzati, missili antiaerei e stanziamenti in denaro presentati come ‘una svolta’ nel supporto bellico fornito fino ad oggi a Kiev. «Al di là delle dichiarazioni e dei numeri, non mancano perplessità e riserve», annota invece Gianandrea Gaiani in Analisi Mondo. E basta guardarsi in casa dove il ministro degli esteri Tajani, esponente di Forza Italia, frena e avvisa che «Il sesto pacchetto di difesa è ancora da perfezionare, e non ci sarà alcun invio prima di un’informazione al Parlamento». In discussione, in particolare, l’invio di sistemi di difesa aerea che si basano su tecnologie congiunte fra Roma e Parigi.

Il Pentagono di corsa prima del Congresso

Il Pentagono ha svelato la composizione del pacchetto di oltre 3,1 miliardi di dollari di ‘capacità militari’ per l’Ucraina. «La guerra in Ucraina è a un punto critico in questo momento, e dobbiamo fare tutto il possibile per aiutare gli ucraini a continuare a resistere all’aggressione russa», ha detto Laura Cooper, vice segretario aggiunto alla difesa per Russia, Ucraina ed Eurasia, sapendo che nel nuovo Congresso non tutti la pensano così. Si tratta di 2,85 miliardi provenienti dal prelievo di attrezzature dalle scorte delle forze armate a cui si aggiungono ulteriori 225 milioni di dollari stanziati nel programma Foreign Military Sales.

Armamenti Usa da 3,75 miliardi di dollari

L’elenco riportato da Analisi Difesa è dettagliato al proiettile, e non sono armamenti di poco conto. L’annuncio principale riguarda i 50 veicoli da combattimento Bradley M2-A2. Non si tratta dei ‘carri armati’ annunciati da molti media occidentali ma è la prima consegna a Kiev di mezzi corazzati da combattimento di produzione occidentale, se si escludono le diverse varianti degli M113 forniti già dall’estate scorsa da molte nazioni NATO. I Bradley sono sufficienti ad equipaggiare un battaglione di fanteria meccanizzata e sono già presenti in Europa, assegnati ai reparti dell’US Army con base nel Vecchio Continente.

La lettura politica

«Queste capacità integreranno e lavoreranno con l’ampliamento dell’addestramento condotto dagli Stati Uniti a partire da questo mese, che rafforzerà la capacità dell’Ucraina di condurre manovre congiunte e operazioni combinate», ha affermato la vice segretario aggiunto alla difesa Laura Cooper. «Faremo in modo che l’Ucraina disponga sia delle attrezzature che delle competenze necessarie per sostenere i suoi sforzi per respingere l’aggressione russa». Sicuramente l’Ucraina nuova superpotenza militare europea.

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L’America con l’incubo Cina mobilita militarmente il Giappone e le Filippine

Piero Orteca su Remocontro

Le scelte strategiche dell’Amministrazione Biden confermano quello che molti analisti, come Niall Ferguson, sostengono da molto tempo: il vero chiodo nella testa degli americani non è Putin, ma Xi Jinping. E il comandante dei Marines in Giappone, in una intervista, spiega la futura guerra con la Cina.

Il comandante dei Marines

Proprio in questi giorni è spuntata un’intervista, rilasciata dal comandante del Corpo dei marines in Giappone, luogotenente generale James Bierman, che spiega dettagliatamente i nuovi protocolli militari di collaborazione con Tokyo e con le Filippine. Il tutto rivisto in funzione di una possibile guerra con la Cina, causata da qualche incidente nello Stretto di Taiwan o, addirittura, da un’invasione diretta dell’isola. Il vento è cambiato e tira una brutta aria. A Tokyo se ne sono resi conto, tanto da decidere una vera e propria rivoluzione del concetto di “difesa”.

Difesa d’attacco

Ora si può andare anche all’attacco. Mercoledì e giovedì si vedranno importanti delegazioni governative nippo-americane, per parlare di sicurezza. Venerdì, invece, a Washington, s’incontreranno Joe Biden e il Primo ministro Fumio Kishida. I giapponesi stanno per aumentare la quota di Pil destinata alla Difesa, mentre, con una rivoluzione copernicana dal punto di vista tattico (ma anche strategico), hanno deciso di armarsi con missili in grado di colpire la Cina.

Il generale parla chiaro

Tornando al generale Bierman, occorre dire, come d’altro canto è tipico per tutti i militari di carriera, che non si nasconde dietro fumose dichiarazioni d’ordinanza o diplomatiche valutazioni. Insomma, non perde tempo con interviste che non chiariscono i termini del problema. No, lui è esplicito: bisogna integrare i comandi con gli alleati asiatici e moltiplicare le esercitazioni sui possibili “battlegrouhds”, per prepararsi a un conflitto con la Cina. In particolare, il capo dei Marines sottolinea la necessità di prendere spunto dall’andamento delle operazioni in Ucraina, per capire come comportarsi in caso di conflitto nel Sud-est asiatico.

Putin si è messo in gabbia da solo

E ora attenzione, perché proprio James Bierman spiega al Financial Times che la guerra in Ucraina non ha colto gli americani di sorpresa, che anzi se l’aspettavano e l’avevano preparata adeguatamente. «Perché abbiamo raggiunto il livello di successo – dice – ottenuto in Ucraina? Gran parte di ciò è dovuto al fatto che dopo l’aggressione russa nel 2014 e nel 2015, ci siamo preparati seriamente per il futuro conflitto: addestramento per gli ucraini, riposizionamento dei rifornimenti, identificazione dei siti da cui avremmo potuto fornire supporto per sostenere le operazioni». Tutto previsto, dunque. Putin si è messo in gabbia da solo e gli americani l’aspettavano al varco.

Trappola Taiwan per chi?

Ora intendono proporre lo stesso scenario nell’Indo-Pacifico, coinvolgendo e ‘convincendo’, a uno a uno, tutti gli alleati della regione. Per fare un esempio, quest’anno le esercitazioni congiunte con gli Usa, nelle Filippine, vedranno una massa di manovra raddoppiata. Ma ciò che colpisce di più è il fatto che anche gli Stati maggiori dei Paesi alleati si muovono in un’ottica «crisi di Taiwan-guerra alla Cina». Una conferma che arriva anche dalle dichiarazioni degli Alti comandi di Manila, che parlano già di “test di battaglia”.

Comando generale Usa alle Hawaii

I due Ministri della Difesa, Lloyd Austin e Josè Faustino Jr., fra qualche giorno, inoltre, s’incontreranno alle Hawaii. Un meeting mai avvenuto e che visto il momento e il posto dove si fa (il Comando generale americano del Pacifico) segna la delicatezza del momento. Il ritorno a una stretta alleanza con le Filippine è una svolta, determinata anche grazie al nuovo Presidente, Ferdinando Marcos junior, figlio di un altro leader, ritenuto autocrate e molto discusso. Ma gli americani, si sa, quando si tratta di principi democratici li applicano a ‘geometria variabile’, secondo i loro interessi in gioco. Tuttavia, il Pentagono insiste: il controllo delle Filippine e il loro sostegno sono indispensabili per la logistica, in caso di guerra con la Cina dopo una possibile invasione di Taiwan.

Mar cinese meridionale

Lo hanno spiegato per bene al Presidente Biden, che ha capito e non fa lo schizzinoso. Secondo gli esperti di strategia, se gli Usa fossero coinvolti in una battaglia aeronavale nel Mar cinese meridionale, dovrebbero per forza di cose fare transitare i loro rifornimenti sfruttando le basi dell’alleato filippino. Le isole, geograficamente, sono poste lungo la direttrice che, dalle Hawaii e da altri importanti porti del Pacifico, si congiunge con lo Stretto di Taiwan. Da questo punto di vista, diventerebbe esiziale il controllo sia del Canale di Bashi a nord che quello del Passaggio di Subutu a sud.

In definitiva, a giudicare da come si muove la diplomazia ‘parallela’, e dal lavoro sottotraccia fatto dagli alti comandi militari, oggi non c’è solo l’Ucraina a togliere il sonno a molti leader politici. Molto del nostro futuro si giocherà anche (e soprattutto) nel Mar cinese meridionale.

Tags: Cina Filippine Giappone Usa


  • Reader’s – 31 gennaio 2023. Rassegna web
    Se l’incoscienza di qualche potente, magari alimentata anche da una sciagurata corsa agli armamenti, è giunta al punto di prendere in considerazione il rischio di un conflitto mondiale per l’Ucraina, la sola possibilita’ di salvare il pianeta da un disastro definitivo è la stessa deterrenza tra i blocchi che lo ha salvato nei settant’anni trascorsi. E l’equilibrio del terrore richiede che la Cina, pur restandone saggiamente al di fuori pensando ai suoi guai col Covid e alla sua economia, non rinneghi la solidarietà politica con la Russia. Ne scrive oggi Piero Orteca su Remocontro. La rassegna prosegue con alcune considerazioni di Alessandro sulla candidatura di Cuperlo alla segreteria del PD, resa improbabile dal troppo tempo trascorso in una lodevole quanto rassegnata opposizione. Seguono un breve commento di Marnetto sul caso Cospito e un’interessante accostamento di Dio all’inconscio proposto da Giovanni Lamagna. Buona lettura (nandocan)
  • Reader’s – 30 gennaio 2023. Rassegna web
    A chi mi chiede se voterò alle primarie rispondo di sì, anche se non ho più rinnovato la tessera da quando Matteo Renzi decise di mobilitare il partito per quell’obbrobrio di riforma costituzionale che era il progetto Renzi-Boschi. Per Elly Schlein, naturalmente, come l’amico Cipriani, l’unica che mi pare dia qualche garanzia di fare finalmente […]
  • Reader’s 28 gennaio 2023 rassegna web di
    Insomma, solo determinate organizzazioni depositarie del marchio “massoneria” possono fregiarsi di essere massoniche. In Italia non vi è una legge al riguardo e ciò avrebbe favorito la proliferazione di moltissime organizzazioni sedicenti massoniche il cui scopo è l’affarismo e non certo “l’arcana sapienza”.
  • Reader’s – 27 gennaio 2023. Rassegna web di
    è chiaro che a “resistere” sono, di fatto, Nato, USA, UE mentre gli ucraini mettono “solo” decine di migliaia di morti, militari e civili, cinicamente sacrificati alla duplice e speculare follia di risolvere una controversia fra Stati attraverso una violenza che né riesce a respingere l’invasione russa, né consente ai russi di costringere l’Ucraina alla resa
  • Reader’s – 26 gennaio 2023 rassegna web
    Sul Corriere della Sera il dubbio ben rappresentato dalla illustrazione di Doriano Solinas. «C’è il pericolo che il gigantesco sforzo finanziario determini profitti per i produttori di armi più che apprezzabili risultati politici e la pace in Ucraina». Massino Nava sull’Europa e l’Occidente nella corsa al riarmo, dopo che Piero Orteca ci ha detto dell’economia russa che va molto meno peggio di quanto vorrebbero i suoi molti nemici. Mentre la nostra di casa paga di più sia le sanzioni che il gas non più russo. Conti economici da brivido, e molti dubbi.
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