Putin ha imparato da Bush

La guerra in Ucraina non accenna a finire e sta provocando una regressione della cultura politica all’apologia della guerra e riportando la situazione mondiale alla lotta per il dominio. Così che non è facili trovare un commentatore abbastanza autorevole che sia in grado di offrire gli argomenti giusti per una valutazione realmente autonoma dai due schieramenti. Raniero La Valle, a mio parere, lo è, soprattutto perché capace di aprire lo sguardo al di là della cronaca quotidiana oltre che delle questioni di principio che portano necessariamente a schierarsi con una parte o con l’altra.

“Oggi – scrive sul Fatto Quotidiano – non solo è riproposta la vecchia guerra che la geopolitica racconta come connaturata all’uomo e come strumento per rimodellare l’intero assetto mondiale, ma viene apertamente rivendicata e legittimata una nuova guerra che è la guerra preventiva; ciò fa venir meno perfino i vecchi travestimenti della “guerra giusta”, difensiva o “umanitaria” che fosse, mentre ne viene millantata la legittimità sulla base di asserzioni politiche del tutto opinabili.

Guerre preventive


Sulla Piazza Rossa il 9 maggio Putin per giustificare la sua guerra all’Ucraina ha detto che “la Russia ha reagito preventivamente contro l’aggressione”: si riferiva a un attacco della NATO “per un’invasione delle nostre terre storiche, compresa la Crimea; una minaccia per noi assolutamente inaccettabile, direttamente ai nostri confini… Il pericolo è cresciuto ogni giorno; il nostro – ha aggiunto – è stato un atto preventivo, una decisione necessaria e assolutamente giusta, la decisione di un Paese sovrano, forte, indipendente”, mentre gli Stati Uniti minacciavano esclusione e umiliazione.
Questa “prevenzione” è stata un crimine di diritto internazionale (non solo la guerra ma anche la minaccia dell’uso della forza è proibita dallo Statuto dell’ONU) ed è stata anche un gravissimo errore di Putin perché in tal modo ha adottato e legittimato la dottrina della guerra preventiva enunciata dal suo principale avversario, gli Stati Uniti d’America.

Sono stati infatti gli Stati Uniti di Bush a teorizzarla nella “Strategia della sicurezza nazionale” del settembre 2002, un anno dopo la tragedia delle Torri Gemelle dell’11 settembre. In quel documento si affermava che “la migliore difesa è un buon attacco”. Una volta concepito il mondo come un composto formato da Stati per bene e “Stati canaglia” e minacciato dal terrorismo, la conseguenza era questa: “non possiamo lasciare che i nostri nemici sparino per primi”. Ciò poteva andare bene durante la guerra fredda quando “la deterrenza era una difesa effettiva”, mentre oggi, si affermava, una “deterrenza basata solo sull’attesa di una risposta non funzionerebbe”.

D’altra parte, ricordava il Pentagono, “gli Stati Uniti hanno mantenuto sempre l’opzione dell’azione preventiva per fronteggiare una minaccia effettiva alla sicurezza nazionale. Maggiore è la minaccia… e più impellente la necessità di intraprendere un’azione anticipatoria in difesa di noi stessi, persino nell’incertezza del luogo e dell’ora dell’attacco da parte del nemico”. Né si trattava solo di difesa nazionale: la sicurezza nazionale degli Stati Uniti consisteva essenzialmente nel dominio del mondo per il quale si preconizzava un unico modello di società valido per tutti: “ libertà, democrazia, e libera impresa”. “

Manterremo le forze sufficienti per difendere la libertà” prometteva il documento, e per dissuadere qualunque avversario dalla speranza non solo di superare, ma anche di “eguagliare il potere degli Stati Uniti”. Questa era anche la ragione per disseminare “basi e stazioni all’interno e aldilà dell’Europa dell’Ovest e dell’Asia del Nord”, cioè in tutto il mondo.

Questa proiezione militare mondiale non riguardava peraltro solo gli Stati Uniti, ma era estesa agli “alleati ed amici in Canada e in Europa”; la NATO a sua volta doveva “essere in grado di agire ovunque gli interessi americani (“i nostri interessi”) fossero minacciati, “creando coalizioni sotto il mandato della stessa NATO, così come contribuendo a coalizioni sulla base di singole missioni”.

Infatti la NATO, agendo come un potere sovrano, aveva pochi anni prima fatto una guerra preventiva contro la Jugoslavia per la separazione del Kosovo. E se tutto ciò era stabilito quando, venuta meno l’Unione Sovietica gli Stati Uniti erano passati “da una situazione di contrapposizione a un regime di cooperazione con la Russia” tanto più deve valere oggi quando la Russia è tornata ad essere percepita come nemico e insieme alla Cina viene annoverata tra le “potenze revisioniste” volte a mutare a loro favore gli equilibri internazionali; la strategia della sicurezza nazionale pubblicata nel 2018, sotto l’amministrazione Trump, contemplava pertanto “forze armate più letali” e dichiarava che gli Stati Uniti avrebbero fronteggiato le sfide alla propria sicurezza “al fianco, con e per mezzo dei propri alleati e dell’Unione Europea”.


È in questo quadro che si pone l’estensione della NATO ad est, e l’annunciata acquisizione ad essa dell’Ucraina prima, della Finlandia e della Svezia ora. Secondo la previsione di “Limes”, “

Il futuro che ci viene prospettato

Questo è il futuro che ci viene prospettato,

  • Ma noi possiamo accettare questo? Possiamo accettare che la guerra accada non per un artificio della nostra cultura ancora così primitiva, ma per una necessità di natura?
  • Possiamo rinunciare al ripudio della guerra? Possiamo adattarci a un mondo dove, come dicono i cinesi, l’Europa (e potrebbero dire l’America) obbedisce alla pulsione che la spinge a volere un solo vincitore definitivo e despota del mondo intero, mentre proprio l’Europa “in questo esatto momento” dovrebbe assumersi la responsabilità storica della pace nel mondo”?
  • Possiamo desiderare un mondo senza la Russia e in lotta contro la Cina? Se non lo vogliamo dobbiamo immaginare e lottare per un progetto alternativo.
  • (da “Il fatto quotidiano” del 24 maggio)
  • Reader’s 29 settembre 2022. Rassegna web
    Ma non ha vinto il fascismo. Ha vinto il sistema che con tanto trasporto e accanimento e falso messianismo, abbiamo creato. Il sistema che si fonda e si conserva costruendo il nemico: sul piano internazionale e sul piano interno, perché non ci può essere su un piano se non c’è anche sull’altro.I social sono null’altro che delle “piazze”, che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: piazze virtuali, che si sono aggiunte da qualche anno a quelle reali, da tempo immemorabile luogo abituale di incontro e frequentazione tra persone di vario tipo e livello. Dire “io non frequento i social” o, addirittura, “io schifo i social” equivale a dire “io non scendo mai per strada e non vado mai in piazza, perché schifo le persone che le frequentano”. Come se tutte le persone che frequentano strade e piazze fossero lo stesso tipo di persone; mentre non è così./
  • Reader’s – 28 settembre 2022. Rassegna web
    Probabile sabotaggio del gasdotto Nord Stream. Guerra di chi per arrivare a cosa? di Ennio Remondino Nord Stream, l’ipotesi di un attacco ai gasdotti. Secondo fonti del governo tedesco, «un incidente è altamente improbabile»: per Berlino entrambe le linee sarebbero state «attaccate». Da chi e per ottenere cosa? «All’origine dell’agguato potrebbe esserci l’Ucraina o un suo alleato. Oppure […]
  • Reader’s – 27 settembre 2022. Rassegna web
    La vittoria di Meloni vista dagli Usa: «L’Italia verso il governo più a destra dai tempi di Mussolini» (da Remocontro) Copertura da ‘prima fascia’ al voto italiano sulla stampa americana. Ora si aspetta la reazione della Casa Bianca che alla vigilia di un risultato comunque annunciato aveva scelto la prudenza. «Non crediamo che, a prescindere […]
  • Reader’s – 24/25 settembre 2022. Rassegna web
    Per la prima volta nella mia lunga vita e per motivi indipendenti dalla mia volontà (barriere architettoniche, complicazioni burocratiche per chi si trova provvisoriamente nell’impossibilità di muoversi con le proprie gambe fino alla cabina elettorale) non andrò a votare alle elezioni politiche. Anche se mai come questa volta avrei sentito la necessità di non far […]
  • Reader’s – 23 settembre 2022. Rassegna web
    Il salto di scala militare è immediatamente salto di scala politico e geopolitico. E si spera che il terrore per il famigerato bottone nucleare faccia finalmente il miracolo di mettere in testa a una classe priva di senso della storia che la guerra in Ucraina non è una guerra regionale in cui basta schierarsi dalla parte dei valori democratici perché il cattivo perda e tutto torni al posto suo: è una guerra destituente e costituente dell’ordine mondiale, dopo la quale, e comunque vada a finire, al posto suo non tornerà niente. Questione epocale, sulla quale non una sola parola è stato possibile ascoltare nella ridondanza mediatica e comunicativa della campagna elettorale italiana. Dove la guerra ha giocato un ruolo sorprendentemente bifronte.

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