I linguaggi mistici

“Non possiamo eliminare ciò che ci è dato, il gratuito, il mistero. L’ansia di felicità è sete di infinito. La tendenza intellettuale verso lo sconosciuto e quella amorosa alla felicità sono i simboli del linguaggio secolare”.….”La pretesa di verità del cristianesimo è un esempio di imperialismo religioso?”

In queste pagine ho messo una serie di pensieri e massime che ho liberamente estratto dal libro di Raimon Panikkar “Mistica pienezza di vita”, dove per mistica si intende l’esperienza personale del mistero che avvolge tutti, credenti e non credenti.*

Raimon Panikkar

Meditando Panikkar -7

Non esiste un linguaggio mistico universale

Non esiste un linguaggio mistico universale, così come non esiste un’esperienza mistica oggettivabile. Esistono linguaggi mistici, per esempio: lo hindu, il buddista, il cristiano e il secolare . Ci sono concetti analoghi ma il linguaggio mistico non è concettuale.

Le esperienze non sono dottrine. Si può penetrare in modo esistenziale e vitale ciò che altre cosmovisioni hanno sperimentato quando si crede che ciò sia compatibile con le proprie intuizioni fondamentali.

Non si confonda relativismo con relatività. Le religioni non sono uguali e non è indifferente appartenere a una religione o a un’altra, ma è possibile trovarsi a casa in più di una dimora.

Con la fede si entra nel territorio del mythos. Si supera la razionalità per mezzo di una coscienza di verità che non può fondarsi razionalmente, a meno che la fede non ricada nella stessa ragione – il che risulterebbe un circolo vizioso.

Un secondo invariante del linguaggio mistico è il suo carattere estatico, vale a dire che oltrepassa il suo supporto linguistico. Si deve saper amare per intenderlo.

Il linguaggio mistico ha una pretesa di verità, anche se può avere momenti che trascendono la coscienza. Non è chiuso a nessuno, ma la profondità del senso mistico richiede sforzo ed educazione per poterlo captare.

Il linguaggio hindu

L’induismo non esiste in quanto tale. E’ semmai un insieme di religioni, o cammini di spiritualità, vie di liberazione. La dialettica qui non è di morte e resurrezione ma di apparenza e realtà. Il centro di gravità del linguaggio hindu è il divino.

  • Samsara: questo mondo fluisce, tutto è in movimento, tutto è passeggero. La vita non muore. Se supero il mio individualismo, la morte non mi incuterà paura. Il fluire dell’acqua è l’atman e io partecipo dell’immortalità se scopro che l’atman è Brahman
  • Moksa: mai potrò incontrare l’essere nel non-essere; devo tagliare tutti i nodi che mi incatenano a questo mondo di apparenze. Ma prima dovrò avere scoperto che quello che abbandono non ha valore.
  • karman=azione. Il cammino verso la salvezza è un cammino, richiede attività, non solo individuale, non necessariamente opere esteriori. L’uomo può influire liberamente e attivamente sul karman di questo mondo.
  • Il karman è il simbolo della solidarietà universale.

Il linguaggio buddista

  • Nell’esperienza della nostra inconsistenza sta la nostra liberazione. Esperienza che non è tanto di sofferenza quanto di insoddisfazione.
    • Il cammino medio elimina ogni insoddisfazione. Senza la meditazione o la contemplazione non si riesce neppure a scorgerlo. Il Budda invita all’esperienza del vuoto totale.
    • Né teologie né filosofie, ma una pratica che sorge spontanea da dentro di me. Questo è l’”ottuplice sentiero” che conduce all’estinzione del dolore.
    • Che nell’ego vi sia qualcosa di “mio” che possa salvarsi è un sotterfugio razionale per paura della morte. Samsara e nirvana.

Il linguaggio secolare

  • “Tutti quelli che hanno vissuto secondo il logos sono cristiani, anche se li considero atei” (S.Giustino, II sec.)
    • Il linguaggio secolare si rifiuta di manipolare il saeculum in funzione di un altro mondo ipotetico con trascendenza verticale o orizzontale, di un futuro storico o di un cielo escatologico.
    • Non possiamo eliminare ciò che ci è dato, il gratuito, il mistero. L’ansia di felicità è sete di infinito. La tendenza intellettuale verso lo sconosciuto e quella amorosa alla felicità sono i simboli del linguaggio secolare.
    • Universalità della cultura tecnico-scientifica moderna.

Il linguaggio cristiano

  • Non possiamo dire se la formulazione dell’esperienza cristiana debba essere per forza la stessa. Non si può identificare l’esperienza di fede con la sua interpretazione. ” De internis non iudicat Ecclesia”.
    • Con un solo stesso atto Dio crea il mondo e genera il Verbo. Nell’esperienza della realtà di Gesù Cristo si intuisce che Dio e il cosmo non sono due cose, due esseri…. A distinguerli è l’intelletto, a separarli è il tempo, finché Dio non sia tutto in tutti.
    • Divinizzazione di un uomo e umanizzazione di Dio. Un Dio che non sia Uomo non esiste – e faccio appello ai Concili e non solo ai mistici. Dio non si fa ma è Uomo.
    • La croce non è simbolo di dolore o di morte, ma l’immolazione della Vita per la sua resurrezione, rivelandoci che la “condizione umana” è anche la situazione divina.”Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Muore Gesù e resuscita Gesù Cristo.
    • Se la mia vita è un sacrificio, nel suo senso reale e tradizionale, morendo resuscito e resuscitando recupero la qualità della vita – trasformo la vita biologica in una vita più pienamente umana, cioè divina, senza per questo cessare di essere umana.
    • “E’ resuscitato, non è qui” né in alcun altro luogo. Si è nascosto nel più profondo del mio cuore. Il terzo occhio ci svela la sua presenza. Nessuna esperienza dopo la morte, se il “dopo” è un tempo lineare.
    • Non è un’illusione né una vita successiva, è la pienezza della vita che si vive nella misura in cui si va morendo a questo se stesso che non sono io stesso. Eterno non significa perenne. E’ la tempiternità, non dopo il tempo né fuori dallo spazio.
    • Sperimento la vita divina, ne sono partecipe, ma non cesso di essere l’uomo che sono, con tutti i difetti e le debolezze. La vita del risorto è la vita pienamente umana – in tutta la sua ricchezza e ambivalenza. Qui e ora.
    • Il silenzio è più che assenza di rumore, è assenza di parola, ma anche matrice della parola, che senza silenzio non è parola umana.
    • Il linguaggio mistico è un linguaggio simbolico che ci avvolge nel silenzio della parola, anche se tramite la parola stessa.
    • L’unica cosa che non si può dire è l’unica cosa che vale la pena di balbettare per entrare e uscire dalla terra incognita della dimensione mistica della realtà.
    • Gesù Cristo è il simbolo (concreto) di tutta la realtà, il simbolo dell’esperienza cosmoteandrica. Tutta la realtà è una cristofania. E’ un’esperienza trinitaria e la trinità non ha centro.
    • Solo se siamo (co)resuscitati con lui, possiamo essere partecipi dell’esperienza. Non ci sono tre persone, la Trinità non è numerabile. Chi ha intravisto l’esperienza del Tabor non può confondere la fede con le credenze che la esprimono.
    • Cristo è il nome cristiano, e pertanto particolare, del mistero silente della tempiternità.

Uomo è solo un’astrazione. Non v’è Uomo senza Mondo e senza Dio, né Dio senza Mondo, né Mondo senza Dio e senza Uomo. Pensati separatamente, non sono reali, ma astrazioni.

*Chi legittimamente teme l’arbitrarietà della mia selezione, sia pure priva di aggiunte e commenti, può consultare il testo di Panikkar “Mistica pienezza di vita”, edito da Jaca Book. Una breve presentazione dell’autore è nella pagina “Meditando Panikkar”. Un sito in cinque lingue cliccando qui

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