La Terra ha bisogno di noi

***di Raniero La Valle, 29 aprile 2021* – Ha detto il papa nel videomessaggio con cui ha salutato la “giornata della Terra” che “ la natura ha bisogno delle nostre vite su questo pianeta”. È una bella rivelazione: la Terra ha bisogno di Dio che l’ha creata, ma ha bisogno di noi, sue creature, per sussistere. Ed ecco che la pandemia ha mostrato che non siamo affatto in  grado di adempiere a questo ruolo. È sotto gli occhi di tutti come essa ci abbia preso di sorpresa e come sulla base delle risorse e delle culture disponibili non siamo minimamente in grado di reggere alle prove più dure a cui la natura ci espone.

  • Basta vedere le immagini della infinita distesa di morti malamente inumati nelle foreste a questo scopo disboscate del Brasile, per capire che senza una rivoluzione del sistema di governo e una conversione della maggioranza dei cuori la vita così com’è non può continuare sulla Terra. La pandemia, concentrando su di sé tutta la cura del mondo, ha distolto l’attenzione da altre urgenze già presenti prima di essa e da questa aggravate.
  • Basta pensare all’innalzamento delle acque a seguito della crisi climatica quando, come dice un documento “People and Oceans” delle Nazioni Unite,  circa 145 milioni di persone vivono entro un metro sopra l’attuale livello del mare e quasi due terzi delle città del mondo, con una popolazione di oltre 5 milioni di abitanti, si trovano in aree soggette al rischio. Mentre quasi il 40% della popolazione mondiale vive entro 100 km da una costa. I movimenti migratori strutturali che ne deriveranno imporranno ben altre priorità alle politiche nazionali.
  • E basta pensare al solo problema dello smaltimento delle acque contaminate dalle centrali nucleari sinistrate, come quella di Fukushima, che diventeranno inoffensive solo fra 24.000 anni, per comprendere la portata delle questioni da affrontare. Per non parlare del nucleare militare!

Anche in piena pandemia tutti contro tutti

Dunque fa bene papa Francesco a richiamarci incessantemente alla nostra responsabilità come custodi dell’opera di Dio e a cogliere tutta la contraddizione (“uno scandalo”, l’ha definito nel messaggio di Pasqua) del fatto che in piena pandemia abbiamo continuato a disseminare violenza e  guerre e a trafficare armi nel confermato esercizio della lotta di tutti contro tutti.

Ma non meno scandaloso è che mentre la ragione avrebbe suggerito l’immediata mondializzazione dei vaccini, enormi profitti derivanti dai loro brevetti e dall’esplodere delle tecnologie informatiche abbiano scavato nuovi abissi tra un pugno di ricchi e moltitudini di poveri, sottraendo immense risorse a bisogni vitali, nell’indiscussa obbedienza alla sovranità dei mercati.

Una risposta a queste sfide è la lotta per giungere all’adozione di una “Costituzione della Terra”. Dall’8 maggio se ne troverà il progetto sul sito www.costituenteterra.it, e tutti sono invitati a discuterne. Si tratta di un testo aperto, in cui dovranno congiungersi il talento dei costituzionalisti, la logica dei filosofi del diritto e la poesia di uomini e donne che vogliano farsi costituenti di un ordine di giustizia e pace sulla Terra.

Non si tratta solo di ecologia ma di nuovi ordinamenti

Non si tratta solo di proclamare diritti e di porre vincoli e limiti ai poteri come fanno le Costituzioni degli Stati nazionali, si tratta anche di istituire nuovi ordinamenti che, nel pluralismo delle differenze, ne realizzino l’effettività e ne garantiscano il godimento.

Si tratterà di una Costituzione ben altra rispetto a quelle vigenti, perché si tratta di dare risposte a “problemi sconosciuti ad altre età”, per riprendere le parole con cui sognavano la nuova società gli spiriti grandi che già ne avevano concepito l’idea all’indomani della tragedia della seconda guerra mondiale. Dopo i primi bagliori dell’arma nucleare e i sofferti genocidi, quando i popoli si riunirono a san Francisco e gettarono le basi del mondo nuovo di cui le Nazioni Unite furono l’embrione.

Ben al di là di quanto si fece allora si deve ora istituire un demanio planetario, fare un inventario non solo di diritti universali ma di beni comuni, inappropriabili da parte di alcuno, a cominciare dalle acque, dalle foreste, dalle rotte marine e spaziali, dalle medicine di base, stabilire un elenco di beni illeciti, fuori mercato.

A cominciare dalle armi di offesa, abolire gli eserciti nazionali e stabilire la sola legittimità di una forza di polizia internazionale per la sicurezza e la pace. Introdurre una fiscalità mondiale, debellare  la fame omicida, tutelare lo storico patrimonio dei saperi e delle arti prodotto nei secoli.

Non si tratta solo di ecologia, si tratta di far continuare la storia. Occorre non violentare la Terra, spremendone e dilapidandone le ricchezze, ma riconoscendola come un pianeta vivente, una perla dell’universo, casa comune degli esseri umani, delle piante e di una grande quantità di animali, sede di storia e di lavoro, del diritto e della scienza, di amori e di illimitate speranze, come dice l’ “incipit” di questa nuova Costituzione da adottare. Gli Stati saranno in grado di farlo?

*da chiesadituttichiesadeipoveri.it

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